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Gemini Man e i 60 fotogrammi al secondo: breve storia dell'High Frame Rate

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Il film di Ang Lee con Will Smith è l'ennesimo tentativo di spezzare una consuetudine di 90 anni, quella dei 24fps.

Gemini Man e i 60 fotogrammi al secondo: breve storia dell'High Frame Rate

Se avete intenzione di vedere Gemini Man in sala questo weekend, puntate su una copia proiettata in una sala che promette "HFR 60fps 3D". Se il 3D non ha bisogno di spiegazioni, l'High Frame Rate a 60 fotogrammi al secondo merita uno sguardo più approfondito, specialmente se gli aspetti più tecnici del cinema vi interessano.

La velocità standard di ripresa e proiezione di un prodotto cinematografico è di 24 fotogrammi al secondo. La precisa cifra fu scelta con l'avvento del sonoro, nella seconda metà degli anni Venti: era la minima frequenza di scatti al secondo consentita per ottenere una sincronizzazione accettabile con l'audio: la pellicola costava (e costa, anche se ormai si usa sempre più di rado nel cinema attuale, passato al digitale). Questa velocità non è mai stata ottimale per ogni condizione di ripresa: generalmente parlando, i 24 fps impongono una velocità di otturatore intorno all' 1/48 di secondo per riprodurre un movimento naturale. Per chi non ha dimestichezza con la terminologia, l'otturatore è la "tenda" che si apre e si chiude velocemente per far passare la luce e impressionare la pellicola. Quanto più l'otturatore è rapido, tanto più l'immagine colta nel singolo fotogramma è nitida. In caso di soggetti in movimento o veloci movimenti di macchina, i 24fps perdono drasticamente in nitidezza, e si ottiene quello che in altri casi si chiama l'effetto blur.

Ora, chi scrive ama questi ragionamenti ma li ritiene anche piuttosto delicati: dopo 90 anni, siamo abituati a identificare come "cinema" ciò che si muove a 24fps, senza nemmeno rifletterci. Persino quei "difetti" di cui sopra sono accettati come caratteristiche intrinseche di un'esperienza. Naturalmente, non tutti sono sempre stati d'accordo, com'è giusto che sia. Ci concentriamo qui sugli esperimenti eseguiti con film per le sale, lasciando perdere le acrobazie dei parchi a tema / IMAX.
Sembra incredibile che qualcuno abbia rischiato di consumare più pellicola per abbattere la tradizione, eppure la Todd-AO presentò a metà degli anni Cinquanta un suo procedimento per girare e proiettare a 30fps: dati i costi, fu applicato a due blockbuster come Oklahoma! e Il giro del mondo in 80 giorni. Proprio la vicenda produttiva di questi due film ci fa riflettere su un problema che si ripropone ancora oggi: quando ci si oppone a uno standard, come si può essere sicuri della successiva distribuzione del prodotto? All'epoca era necessario un proiettore in grado di riprodurre quelle due opere a 30fps: ne furono realizzati alcuni, ma la produzione preferì per sicurezza girare ogni scena due volte, una a 30 e l'altra ai normali 24, per essere certi che tutti avrebbero potuto godere del lavoro. Meno male, altrimenti nei decenni pochissimi avrebbero ricordato il simpatico Willie Fogg-David Niven!



La retrocompatibilità rimane una sfida per queste proposte, persino nell'epoca della ripresa digitale, quando non c'è più un problema di costi per la quantità di pellicola usata. Alla fine del 2012 il primo capitolo della trilogia dello Hobbit di Peter Jackson, Un viaggio inaspettato, si presentò in sale selezionate a 48fps. Perché 48, quando teoricamente ci si poteva spingere oltre? Non avendo giustamente alcuna intenzione di girare ogni scena due volte, generando due film di fatto diversi, i 48fps possono essere ridotti allo standard di 24 semplicemente eliminando un fotogramma ogni due. Nell'era del digitale, il pubblico si divise: c'era chi vedeva nell'HFR il cinema del futuro, o di un presente troppo a lungo rimandato, ma c'era anche chi criticava un'immagine troppo nitida e fluida, accusando l'effetto "soap opera". In effetti i nostri occhi sono già abituati a un "high frame rate" da sempre! La tv PAL per esempio va a 25fps interlacciati a 50hz (li si avverte come 50fps), i videogiochi ormai viaggiano tra i 30fps (nei casi peggiori) a 100 e più, e persino YouTube ospita video a 60/50fps puri. Per non parlare di i televisori avanzati che usano la tecnica dell'interpolazione, la creazione automatica di fotogrammi intermedi, per trasformare in HFR anche i film classici a 24fps. Ciò che al cinema avvertiamo come nuovo sarebbe di fatto solo un "adeguamento".

Sempre in materia di retrocompatibilità, arriviamo a Gemini Man, che in realtà non è nemmeno girato a 60fps, bensì addirittura a 120, come il precedente Billy Lynn - Un giorno da eroe, dello stesso Ang Lee. Il problema dello Hobbit fu la difficoltà nel garantire una fruizione casalinga a 48fps: la fluidità sui monitor si ottiene quando i fotogrammi al secondo della sorgente corrispondono agli Hz di aggiornamento dello schermo. La stragrande maggioranza delle tv e dei monitor meno sofisticati sono omologati oggi per 50/60hz e 24Hz (per i Blu-ray), mentre i lettori Blu-ray o Ultra HD 4K viaggiano sui classici 24/25/50/60 fps. Girare a 48fps come Jackson non aiuta, ma i 120 risolvono la questione rapidamente: senza complicati adeguamenti, riducendo i fotogrammi di 1/5 si ottiene una versione del film a 24, dimezzandoli si ottiene la versione a 60. Gemini Man prende vita così in tutte le sale e in tutti gli impianti casalinghi, evitando conversioni complesse e imprecise. Rimane la curiosità di vedere un film così nei nativi 120fps, per i quali sono attrezzate al momento meno di dieci sale in tutto il mondo, però nell'attesa i 60 sono già un passo significativo.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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