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Furiosa, Mad Max da Mel Gibson ad Anya Taylor-Joy, nel segno di George Miller

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Furiosa: A Mad Max Saga, al cinema con Warner Bros. Pictures, ci fa tornare nel mondo postapocalittico che George Miller ideò e mise sulle spalle di Mel Gibson alla fine degli anni Settanta. Al comando è sempre rimasto Miller, davanti alla macchina da presa ci sono stati anche Charlize Theron, Tom Hardy, Chris Hemsworth e Anya Taylor-Joy.

Furiosa, Mad Max da Mel Gibson ad Anya Taylor-Joy, nel segno di George Miller

È notevole non tanto che la saga di Mad Max prosegua, a 45 anni di distanza dal suo esordio, quanto che al suo timone sia rimasto lo stesso regista, George Miller, ora quasi ottantenne ma ancora in grado di ridefinire i canoni del cinema d'azione: lo dimostra un'altra volta Furiosa: A Mad Max Saga con Anya Taylor-Joy e Chris Hemsworth, al cinema dal 23 maggio per la Warner Bros. Pictures, prequel del notevole Mad Max: Fury Road del 2015. Le radici della serie di film sono però ancora più lontane, risalgono al 1979 e le sue follie si riflettevano sul volto di un giovanissimo e sconosciuto Mel Gibson. Come ritroviamo la saga oggi? Com'è cominciata e proseguita nei decenni?

Furiosa: A Max Max Saga, una donna contro Dementus alias Chris Hemsworth

Furiosa: A Mad Max Saga rappresenta il prequel di Mad Max: Fury Road, dove il personaggio che fu di Charlize Theron è interpretato da Anya-Taylor Joy da ragazza e da Alyla Browne da bambina. Parte di una comunità che vive nella pace e nella relativa prosperità, immersa in un'oasi verde, Furiosa viene rapita da una delle bande che depredano un post-apocalittico deserto australiano. A nulla valgono i tentativi di sua madre di salvarla, così Furiosa cresce in un mondo violento, sempre però decisa a vendicarsi del crudele e completamente folle Dementus (Chris Hemwsorth). La strada per la vendetta sarà lunga e sofferta, perché Furiosa dovrà giostrarsi tra la fazione di Dementus e quella del signore della guerra Immortan Joe. Passato fuori concorso al Festival di Cannes, questo prequel è scritto da George Miller e Nico Lathouris, che era già apparso come attore nel film capostipite della saga del 1979, cioè...



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Interceptor, l'inizio della saga e l'inizio di Mel Gibson

Il primo Mad Max, nella sua versione italiana noto come Interceptor, arrivò nelle sale australiane nel 1979, incontrando subito un colossale successo. Protagonista era un allora sconosciuto Mel Gibson (scelto dopo un provino alla National Institute of Dramatic Art), nei panni di un poliziotto della Main Force PatrolMax Rockatansky. Il suo è un lavoro molto pericoloso, perché la società è al collasso per carenza di combustibili e crisi ambientale, l'apocalisse è alle porte, e Max ha difficoltà nel proteggere la sua famiglia da una gang di motociclisti che vuole vendicarsi di lui. Non finirà bene né per loro né in fondo per Max. Costato nemmeno 400.000 dollari australiani, girato nel corso del 1978 in modo epico e un po' piratesco, senza permessi per transennare le strade, Interceptor entrò nel Guinness dei Primati come film dal più alto profitto mai realizzato, nel rapporto budget-incassi: in tutto il mondo infatti registrò 100 milioni di dollari, battuto solo vent'anni dopo da The Blair Witch Project. La distribuzione negli USA, dal risultato pur eccezionale al boxoffice, non fu nemmeno indolore, perché si decise di ridoppiare il film a causa dello slang australiano poco comprensibile! Il soggetto era di Miller e del suo socio Byron Kennedy, la sceneggiatura di Miller con James McCausland.
Tra violenza e azione brutale su due o quattro ruote, era nato un mito.


Interceptor - Il guerriero della strada

Mad Max 2 (1981), noto negli USA come The Roadwarrior per decisione della Warner, in Italia fu distribuito come Interceptor - Il guerriero della strada, generando un po' di confusione. Miller qui cominciava a cesellare con più attenzione il suo mondo visionario, lavorando sul copione con Terry Hayes e Brian Hannant: mentre il primo capitolo era a metà strada tra decadenza urbana e apocalisse, qui ci si spostava più nel deserto, i costumi e le situazioni cominciavano a essere nettamente più stilizzati e carichi. Max, che Mel Gibson interpretava con una crescente sicurezza "da divo", aiutava gli abitanti di una fortezza improvvisata, dove la Tribù del Nord proteggeva una pompa di carburante da allucinati predoni. Anche in virtù delle sequenze d'inseguimento e azione, che Miller riuscì a rendere assai più virtuosistiche grazie a un budget più massiccio e a una lavorazione più regolare, Mad Max 2 confermò la tenuta del franchise al botteghino internazionale. Mel, australiano nato in America, stava per rimettere piede negli USA via Hollywood, anche se aveva recitato nel contemporaneo Gli anni spezzati di Peter Weir, che riuscì nello stesso anno a soffiare a Miller il primato di film australiano di più grande successo.


Mad Max: Oltre la sfera del tuono, il mito di Tina Turner

Se associate gli anni Ottanta alla canzone "We Don't Need Another Hero" di Tina Turner, ricordate che fu composta per Mad Max: Oltre la sfera del tuono (1985), ultimo capitolo della serie interpretato da Mel Gibson, poco prima di americanizzarsi del tutto con Arma letale (1987). Il terzo atto non nacque con le migliori premesse: Byron Kennedy, il producer socio di George Miller coideatore del personaggio e del suo mondo, era morto all'improvviso in un incidente di elicottero nel 1983, e Miller raccontò di aver realizzato il lungometraggio nel dolore e un po' controvoglia, chiedendo al collega George Ogilvie di affiancarlo alla regia. La sceneggiatura, scritta da Miller con Terry Hayes, vedeva Max prima collidere con la regina di Barbertown, Aunty Entity (Turner), poi aiutare un gruppo di bambini sperduti (qualcuno vi lesse echi di Peter Pan). Costato molto di più dei precedenti, incassò però meno, suggerendo che forse la saga si sarebbe esaurita negli anni Ottanta. Ancora non sapevamo di sbagliarci, ma nel frattempo avevamo ricavato "We Don't Need Another Hero" nei titoli di coda e "One of the Living" in quelli di testa.


Mad Max: Fury Road, un grande ritorno e una grande lezione

Pochi si aspettavano che George Miller, dopo trent'anni e quasi settantenne, fosse in grado di riprendere in mano la sua saga, di esserne all'altezza e di riuscire a dire qualcosa di nuovo sul cinema d'azione e sulla sua coreografia, nel 2015. Soprattutto, non dopo aver diretto i due ben diversi Happy Feet, musical animati sui pinguini (o Babe va in città)! Mai sottovalutare la vera professionalità: Miller aveva detto più volte che avrebbe voluto rivisitare quel mondo apocalittico... e lo fece sul serio, nel modo più radicale, a partire da una sceneggiatura scritta da lui stesso con Brendan McCarthy e Nico Lathouris. Tornava un personaggio maschile di nome Max dal passato tormentato, interpretato da Tom Hardy, ma condivideva lo schermo ex-aequo con una volitiva protagonista femminile, la Furiosa di Charlize Theron, decisa a ritrovare la terra promessa della sua infanzia, salvando le donne dello squallido gineceo del mostruoso Immortan Joe. Grottesco, spettacolare all'inverosimile, montato superando la barriera del suono, con durissime musiche di Junkie XL, Fury Road arrivava da un altro mondo eppure parlava alla contemporaneità (dal femminismo all'inclusività delle disabilità): costato sui 180 milioni di dollari, non andò oltre i 380 al boxoffice, recuperando comunque il budget e diventando meritatamente un cult. Portò a casa ben sei Oscar: costumi, montaggio, trucco & acconciature, scenografie, montaggio del suono e mix del suono. 

     

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