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Balada triste de trompeta, recensione del film di Alex de la Iglesia

Siamo ai tempi della Guerra Civile Spagnola: un clown viene reclutato a forza dalla Resistenza e poi fatto prigioniero dalle truppe del Caudillo. Suo figlio Javier, che già aveva perso la madre, si ritrova solo, spronato dal padre a farsi beffe del suo triste destino attraverso la vendetta.


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Balada triste de trompeta, recensione del film di Alex de la Iglesia


Siamo ai tempi della Guerra Civile Spagnola: un clown viene reclutato a forza dalla Resistenza e poi fatto prigioniero dalle truppe del Caudillo. Suo figlio Javier, che già aveva perso la madre, si ritrova solo, spronato dal padre a farsi beffe del suo triste destino attraverso la vendetta. Quel bambino lo ritroviamo, adulto, negli anni Settanta immediatamente precedenti la morte di Franco. Lo ritroviamo intento ad intraprendere per la prima volta la carriera che fu del padre e del nonno in un circo scalcinatissimo, dominato da Sergio, il pagliaccio cui dovrà fare da spalla, in realtà uomo violentissimo e prevaricatore. I problemi nasceranno quando Javier s’innamorerà della bellissima Natalia, la trapezista che è anche la donna di Sergio e che, a modo suo, lo sedurrà: questo triangolo amoroso tra due pagliacci e un’acrobata avrà conseguenze drammaticissime.

Imprevedibile, ipergrottesco, violentissimo nei confronti dei corpi e delle menti dei suoi protagonisti, Balada triste de trompeta è una favola nerissima, cupa e dal nichilismo annichilente che è metafora dei danni sulla psiche collettiva e individuali fatti da decenni di dittatura di Francisco Franco. Tutti i personaggi del film, senza alcuna esclusione (seppur in misura diversa), sono vittime di qualche tara, sono scentrati, sbilenchi, feriti, rabbiosi, rassegnati.

Quello messo in scena da Alex de la Iglesia è un mondo dove gli uomini sono costretti a fare i pagliacci perché “altrimenti sarebbero diventati degli assassini”; dove l’unica reazione possibile ad una dittatura che trasforma letteralmente in cani, in bestie, è quella della follia violenta; dove perfino gli stessi pagliacci, per conquistare la donna incerta, sensuale, divisa e masochista ma bisognosa di protezione e sicurezza che è la Spagna, non esitano ad abbracciare totalmente il loro lato oscuro e a diventare veri e propri mostri

Con un crescendo drammatico, orrorifico e onirico fatto di svolte impreviste e fantasiose, Javier e Sergio, il Pagliaccio Triste e il Pagliaccio Comico, diverranno due creature orribili ed abiette, iconograficamente simili al Pinguino e al Joker di Batman, la cui lotta – nonostante una (ri)conversione finale di Javier, uomo che non è mai stato bambino, che non ha mai conosciuto la felicità, e per colpa di Franco – non può che avere un esito distruttivo nei confronti del loro stesso oggetto di desiderio e di loro stessi.

Imperfetto, eccessivo, strabordante di temi, dettagli e rimandi pop spesso oltre la misura, Balada triste de trompeta è però un film in grado di colpire forte, per il coraggio narrativo e l’inventiva che dimostra, e duro, per la spietata violenza del suo messaggio nichilista. Perché, pare indicare de la Iglesia, la fonte dell’orrore e la responsabilità della sua diffusione virale sono di certo nella crudeltà della dittatura: ma sono anche radicate nell’animo umano ben più di quel che amiamo immaginare.


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