Schede di riferimento
Interviste Cinema

La California: intervista esclusiva a Lodo Guenzi, protagonista maschile del film

13

In occasione dell'arrivo oggi al cinema con Officine UBU del film di Cinzia Bomoll La California, presentato in anteprima nella sezione Freestyle della Festa del Cinema di Roma, abbiamo intervistato uno dei suoi protagonisti, il già cantante de Lo Stato Sociale Lodo Guenzi.

La California: intervista esclusiva a Lodo Guenzi, protagonista maschile del film

Esce oggi nei cinema di tutta Italia, distribuito da Officine UBU, un film indipendente e coraggioso, che getta le sue radici nella terra fertile e ricca di sostanze creative della pianura emiliana e che da lì cresce per raccontare una storia che, se quelle radici non le recide né le rinnega mai, tende verso un territorio cinematografico più universale, cosmopolita e complesso. Il film si intitola La California, e a testimonianza di questa sua natura complessa c'è un cast che unisce nomi celebri del panorama musicale italiano come Angela Baraldi e Andrea Mingardi, vecchie glorie come Andrea Roncato e Piera degli Esposti (qui alla sua ultima interpretazione, tutta vocale), e star internazionali come l'Alfredo Castro reso celebre dal cinema di Pablo Larraìn.
La California - che è una storia di sorellanza, un racconto di formazione, un thriller e perfino una commedia stralunata, e di cui qui potete leggere la recensione scritta dalla Festa del Cinema di Roma, dove il film è stato presentato in anteprima - è stato scritto e diretto e fortemente voluto da Cinzia Bomoll, che ha anche avuto il coraggio e l'intuizione di scegliere come vere protagoniste della storia le sorelle Silvia e Giulia Provvedi, meglio note come Le Donatella, qui in un esordio che dimostra non solo una spiccata fotogenia, ma il germe di un talento che si dovrebbe continuare ad annaffiare, e di affidare il ruolo di loro madre e loro padre, rispettivamente, a Eleonora Giovanardi e Lodo Guenzi, un altro che ha un piede nella musica e l'altro nella recitazione.
Bolognese, classe 1986, esuberante e irrequieto, Guenzi è noto principalmente come frontman della band Lo Stato Sociale, con cui ha conquistato il pubblico e scalato le classifiche, ed è approdato a Sanremo, per poi diventare ospite fisso di Quelli che il calcio e giudice di X Factor. Ma Guenzi è anche attore, anche bravo. Ha girato a lungo i teatri di tutta Italia con uno spettacolo diretto da Nicola Borghesi che si intitola "Uno spettacolo divertentissimo che non finisce assolutamente con un suicidio", e sempre con Borghesi ha portato in scena “Il giardino dei ciliegi” e lo spettacolo originale “Capitalismo magico”.
La California è il secondo film di Guenzi dopo Est - Dittatura Last Minute, diretto da Antonio Pisu nel 2020; e di La California, dell'Emilia e della sfida dei numeri e di quella del tempo ho parlato con lui in questa intervista esclusiva, che ho realizzato al telefono: io a Roma, seduto nel mio studio mentre le mie figlie guardavano Enola Holmes 2 nel corso di un fredda domenica di novembre, e lui, Lodo Guenzi, camminava per le vie di Trieste, dove stava per portare in scena lo spettacolo "Trappola per topi", scritto da Agatha Christie e in questo caso tradotto da Edoardo Erba e diretto da Giorgio Gallione.
Questa è la trascrizione fedele della nostra conversazione.

f.g.: Come sei rimasto coinvolto nel progetto di La California?
l.g.: Mi è arrivata la sceneggiatura direttamente da Cinzia. Abbiamo traccheggiato un po’, poi Eleonora Giovanardi, che nella vita è una mia amica e che interpreta mia moglie nel film , mi ha detto che aveva voglia di fare questa cosa. Noi siamo amici da sedici anni, ma non avevamo mai recitato assieme, e un po’ questa cosa mi ha convinto, devo dirti la verità.

f.g.: C’era qualche elemento in particolare nel copione che ti aveva incuriosito?
l.g.: Sì, ma sono gli stessi elementi poi che ti responsabilizzano e ti spaventano: cioè farti la cresta punk, fondamentalmente [ride, n.d.r.]. A parte gli scherzi: è chiaro che un personaggio così stravagante e così estremo, nel momento in cui ti viene proposto da una realtà indipendente, piccola e che non conosci beh, ci pensi un po’. Questa è la verità. Mi sono messo per bene a leggere la sceneggiatura e a un certo punto mi sembrava -  sono andato un po’ d’istinto - mi sembrava una cazzata da fare. Alla fine nella vita quando hai il dubbio se fare una cazzata oppure no, è meglio che ci pensi; ma quando sei sicuro che stai facendo una cazzata allora devi farla a tutti i costi. E infatti ho fatto bene, perché poi ho scoperto - in realtà più in là, sul set - che in quella storia lì c’era un incrocio importante da raccontare: c’era l’Emilia, c’era la fine del comunismo, c’era l’inizio della società del consumo così come noi la stiamo vivendo, cioè di un capitalismo senza alternativa, quello di Margaret Thatcher verrebbe da dire. E poi c’era questo tema, che è il tema di uno spettacolo di Tiago Rodriguez che gira il mondo in questo momento [lo spettacolo è "Catarina e a beleza de matar fascistas", n.d.r.]. Cioè è un film che indaga il motivo per cui è giusto ammazzare i fascisti.



f.g.:  Il film racconta delle realtà padane che penso tu conosca molto bene, essendo di Bologna, e Modena è lì a pochissimi chilometri. Mi chiedevo: cosa c’è, secondo te, in questi territori - Bologna, l’Emilia, la pianura - che ha fatto emergere così tanta creatività nella musica, nella letteratura, nel cinema e nel teatro nel corso degli ultimi decenni? Che ha messo insieme, come nel film, il punk e il maiale?
l.g.: Sono d’accordo su questa immagine del punk e del maiale. Secondo me i discorsi sono due. Bologna è una realtà molto particolare, è la più grande piccola città del mondo e viceversa. Per ragioni tra l’altro totalmente artificiali - cioè la capacità di creare un grande centro pur non sorgendo attorno a un corso d’acqua, e quindi inventandosi una rete di canali da due fiumi lontani - Bologna è la città che diventa un luogo molto molto ricco del medioevo, e quindi fonda la prima università d’Europa, e quindi diventa un luogo d’incontro con milioni di culture. Un luogo in cui c’è tutta la musica, c’è tutta la controcultura, c’è tutto il fumetto, c’è tutta la politica. Dove c'è qualsiasi cosa che tu trovi a Roma o a Milano, ma nel contesto di un paese: c’è questo incontro del grande col piccolo che rende tutto possibile, in qualche maniera. Tutto questo, a sua volta, si affaccia su qualcosa che non è Bologna ma è l’Emilia, che è il posto in cui si vive meglio nell’universo. Nel senso che è un posto nel quale, in qualche maniera, il confronto tra gli esseri umani, mi verrebbe da dire, è più puro. Si sta a tavola assieme, si parla all’infinito, ci si confronta, ed è tutto mischiato: il sesso, la politica, l’amore, lo sport, qualsiasi cosa. C’è una voglia di stare assieme agli altri che è impareggiata. Ed è in questa lunga landa desolata, piana, con un clima invivibile e con poche cose memorabili, che si estende dall’inizio della provincia di Bologna fino alla provincia di Piacenza, che si vive in maniera speciale. E quindi c’è un incrocio tra una capitale culturale anomala e un posto in cui, in maniera molto anomala,  si sa vivere.

f.g.: Un’altra cosa che volevo sapere è che cosa hai trovato, o cosa hai messo tu che non c’era da prima, di tuo, nel personaggio di Yuri.
l.g.: Partiamo dal presupposto che i personaggi sono cose che si costruiscono, e che non esistono a priori. Quindi io non saprei esattamente dirti chi è Yuri come personaggio. Ma neanche te lo saprei dire di Macbeth, eh? La drammaturgia ti fornisce alcuni elementi e il resto è fatto dal famoso fattore umano. Quindi per forza ci devi mettere qualcosa di te, anche qualcosa di te di molto antico, o di molto remossoRemosso: di molto remoto e di molto rimosso: interessante lapsus, il mio. Io credo che lì dentro ci sia la storia di una persona che ha la straordinaria forza di non avere ambizioni. E questo è veramente il contrario di quello che sono io. La straordinaria forza e, insieme, la straordinaria rabbia, perché anche non avere ambizioni, nel sistema dato, ti fa pagare un conto. Provo a dirtela in maniera molto semplice: per quanto io in qualche maniera voglia pensare che il sistema debba essere diverso, tutto quello che vogliamo... siamo sempre alla rincorsa di un risultato, financo di mercato, per mettere in campo una mia idea che può essere diversa da quella dominante. Invece quella della California è la storia - come quella di un mio caro amico che si chiama Fio’ e fa il tassista - di qualcuno che pensa che se il mondo funzionasse come funziona lui, saremmo già arrivati; ed è intollerabile per lui il fatto che debba pagare un prezzo al mondo, quando in realtà è anarchico, e sta fuori da tutti i sistemi, alleva i maiali e comunque si ricorda delle cose importanti della vita: cioè voler bene agli esseri viventi. Anche quelli che macella.

f.g.: Con la popolarità che avevi ottenuto tu grazie alla musica avresti potuto, probabilmente, suppongo, fare anche scelte differenti per quanto riguarda il tuo percorso come attore, e invece stai seguendo una strada molto chiara e molto personale, che va dal teatro con Nicola Borghesi a film come questo. Volevo capire perché e dove vorresti arrivare.
l.g.: L’ambizione è quella provare a fare qualcosa che lasci un segno. La gara dei numeri, la gara delle cose grandi, in qualche maniera è stata fatta. Per molti anni. Ed è stata anche vinta, per quello che poteva essere vinta da parte nostra. Adesso la cosa interessante è la gara sul tempo. Se tra le scelte fatte in questo periodo ci fossero una, due, tre cose che non hanno l’ambizione di essere la cosa vista da tutti in questo momento, ma di essere una cosa vista anche solo da tre generazioni, ecco: questo sarebbe il vero risultato. Cerco di muovermi in quella direzione lì. La speranza è che Est sopravviva, che La California possa avere una sua storia, che alcuni spettacoli segnino in qualche maniera una generazione e che siano tramandati alla successiva. Se tu ci pensi noi, degli anni Settanta, salvo rari casi, i famosi cantautori degli anni Settanta, ci ricordiamo di persone che non erano mai nei primi cento in classifica. Rarissimamente. Sicuramente mai nei primi venti. Ma comunque hanno valicato le generazioni. Questa per me è la sfida interessante, e quindi cerco nel mio piccolo, con tutta la fallibilità del caso, di battezzare delle storie che possano avere questa speranza. Poi sai, tra la speranza, e il fatto di raccontarle bene, e il fatto che questa cosa addirittura succeda, ci sono molti livelli in mezzo.

La California: il trailer del film, al cinema dal 24 novembre

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
Schede di riferimento
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo