Interviste Cinema

Kina & Yuk, Benedetta Rossi: "Bisogna capire cosa succede alla natura da un occhio diverso dal nostro", la nostra intervista

Benedetta Rossi, voce narrante italiana per Kina & Yuk alla scoperta del mondo, in questa video intervista ci racconta la sua umile entrata nel doppiaggio, ci parla dei temi ambientali del film e del suo rapporto con la natura.

Kina & Yuk, Benedetta Rossi: "Bisogna capire cosa succede alla natura da un occhio diverso dal nostro", la nostra intervista

Kina & Yuk alla scoperta del mondo è un'avventura dal vero con animali, dove seguiamo una coppia di volpi artiche separata da un anticipato scioglimento di una lastra di ghiaccio: il regista di Ailo, Guillaume Maidatchevsky, costruisce un'altra favola con spirito documentaristico e rispettoso, nella versione italiana accompagnata dalla voce narrante di Benedetta Rossi, che si cimenta per la prima volta col doppiaggio. Abbiamo discusso con una delle personalità più amate e seguite del web e della tv, chiacchierando del suo rapporto con la natura, dei temi del film e naturalmente di questa sua nuova esperienza.

Kina & Yuk alla scoperta del mondo, una sfida anche per la troupe

Kina & Yuk alla scoperta del mondo arriva dopo Ailo - Un'avventura tra i ghiacci, Vita da gatto e altri lungometraggi, dove il regista Guillaume Maidatchevsky ha fuso documentario e fiction per creare storie dedicate alla natura e agli altri animali. Ma com'è nato Kina & Yuk? "Circa cinque anni fa mentre mi trovavo in Canada, sono rimasto colpito dall’articolo di un giornale che mostrava la foto di una piccola volpe artica arenata su un pezzo di iceberg alla deriva. Alcuni pescatori raccontavano di aver trovato e recuperato l’animale tremante. Per riscaldarla l’avevano sistemata in una cassa prima di liberarla. Leggendo quel resoconto, mi sono chiesto da dove venisse quella volpe, quale fosse il suo percorso e cosa sarebbe stato di lei. Sono partito da quel fatto di cronaca per scrivere la mia storia. [...] È soprattutto l’aspetto fantastico che mi interessa, perché adoro raccontare delle storie, è quello che mi motiva maggiormente. E il fatto di lavorare con animali abituati alle macchine da presa mi permette di approfondire la riflessione attraverso la struttura drammatica pur preservando, ed è un aspetto fondamentale, la credibilità della storia. Il limite che mi impongo è di non scivolare mai nell’antropomorfismo. Grazie al mio passato di biologo, conosco il comportamento delle specie animali e quando scrivo la descrizione dei personaggi mi avvalgo sempre della collaborazione di scienziati e specialisti. Se ho la sensazione di spingermi troppo oltre, chiedo loro consigli."
Guillaume prosegue: "Sul set, la troupe di cameramen forma attorno agli animali un 'cerchio di fiducia', come se si creasse una sorta di balletto tra noi e gli animali. In funzione del loro atteggiamento noi possiamo entrare o uscire dal cerchio in varia misura. Se un animale è un po’ stressato, ci allontaniamo; se è tranquillo, ci avviciniamo di più. [...] L’empatia per me è primordiale, dobbiamo essere in grado di entrare nella testa dell’animale. [...] Perché bisogna rispettare i tempi dell’animale in quanto individuo."


Impegnative anche le condizioni di ripresa: "Nella regione del Canada settentrionale le temperature scendono fino a meno 40 gradi centigradi duranti sei mesi all’anno. È un clima estremante rigido che non fa sconti a nessuno e per certi aspetti esige una sorta di verità. Laggiù non si può mentire, nel senso che bisogna togliersi la propria corazza e tutto il proprio 'maquillage': nessun artificio è consentito, la vita lì è durissima, brutale."
Le tematiche sono evidenti: "L’anno scorso la calotta artica si è sciolta molto prima del solito e abbiamo avuto numerosi problemi a filmare su di essa perché era molto fragile. [...] A causa del surriscaldamento, nel film vediamo una volpe rossa, che abitualmente vive in altri territori, prendere il cibo della volpe artica. La prima è più versatile, mangia di tutto. Mentre la volpe artica è molto specifica nella sua alimentazione. Quindi, se vuole salvare la pelle, deve cambiare, evolvere e migrare. Per lei si tratta di una perdita di territorio, di un vero e proprio esilio, è costretta a partire per trovare una nuova terra che l’accolga. Questa realtà si verifica in molte altre regioni del mondo. Ma io non voglio fare il moralizzatore, quello che mi interessa è realizzare un film che susciti delle emozioni mostrando quello che queste volpi vivono. E a quel punto potremo iniziare a proteggerle perché a un tratto il pubblico proverà una profonda empatia e un affetto per questi animali. In questo senso, si tratta di uno slancio positivo verso la tutela della natura."

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