Interviste Cinema

Go Home - A casa loro: presentato ad Alice nella città lo zombie movie con immigrati

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Paure, razzismo e fascismo a Roma nel bel mezzo dell'apocalisse nella seconda regia di Luna Gualano, in un no budget cofinanziato col crowdfunding.

Go Home - A casa loro: presentato ad Alice nella città lo zombie movie con immigrati

Apre le conferenze stampa di Alice nella città 2018 Go Home – A casa loro, un singolare zombi movie, opera seconda (anche se la prima è uscita direttamente in video), della regista romana Luna Gualano, nato nel laboratorio di recitazione e videomaking “Il ponte sullo schermo”, rivolto a migranti presenti sul territorio romano e realizzato all’interno del centro sociale Strike Spa. Poi, gli aiuti di amici e artisti romani, il manifesto firmato da Zerocalcare, un crowdfunding, e il film è nato e aspetta una distribuzione cinematografica (probabilmente nel 2019). La storia parte dall’attacco degli zombi fuori di un centro di prima accoglienza per migranti, dove manifesta un gruppo di fascisti. Alla carneficina sopravvive solo Enrico, che trova rifugio proprio dove non avrebbe voluto trovarsi. Il film è girato interamente negli spazi dello Strike e del CS Intifada.

“Abbiamo fatto questa scelta - dice Gualano - per il mio rapporto coi centri sociali e per dare un tocco di verosimiglianza e staccarci un po' dal reale, visto che in genere i centri di accoglienza sono luoghi squallidi, mentre il centro sociale è più vissuto artisticamente e sapevo che avrebbe potuto dare un di più dal punto di vista artistico e visivo”. Quanto agli attori: “Nel momento stesso in cui abbiamo avuto l'idea del film ho capito che dovevano essere coinvolte anche delle persone che hanno vissuto queste esperienze, alcuni di loro avevano recitato, ma abbiamo lavorato 3 o 4 mesi prima di girare, nel laboratorio, con tutti che a rotazione interpretavano tutti i ruoli, dandomi quindi la possibilità di scegliere quelli più giusti per ognuno. Per quelli di cui avevo bisogno di una fisicità che non avevo tra i partecipanti, ho scelto Sidy Diop, già apparso nella serie Gomorra e la mamma di Alì, Awa Koundoul, aveva già avuto esperienza come cantante in un film. Il bambino, Pape, è una seconda generazione, è italianissimo e parla romano ma non gli viene ancora riconosciuta la cittadinanza”.

Perché un film di zombi “politico”, cosa è cambiato da La notte dei morti viventi a oggi? Risponde lo sceneggiatore Emiliano Rubbi, che nella vita però fa il produttore musicale e ha contribuito alle musiche del film, portando anche nel progetto musicisti come Daniele Coccia de Il muro del canto e Piotta. “L'ispirazione di Romero c'è, l'abbiamo detto da subito, è stato lui il capostipite dell’horror politico con gli zombi, che sono una metafora perfetta perché lo zombi non rappresenta la cattiveria, ha fame ed è spinto da un istinto primitivo, non è mosso da odio. Ma si presta a rappresentarlo perché è un istinto cieco, non motivato, che preme fuori dal centro di accoglienza. Quando l'odio entra a far parte di una comunità, come un virus infetta tutti”. “Lo zombie – gli fa eco Luna Gualano - lo abbiamo utilizzato anche per un'ulteriore metafora rispetto all'orda zombie e al viaggio che questi ragazzi compiono dall'Africa all'Italia nella traversata, perché per tanti di questi ragazzi il viaggio non finisce quando arrivano da noi, aspettano a lungo nei centri, non sanno cosa sarà di loro, se verrà accettata o meno la richiesta di asilo. È di ieri il caso di un ragazzo che si è tolto la vita perché ha saputo che non l’avrebbe avuto. Quando mettono la testa fuori da questi centri gli viene tagliata. Io spero che un ragazzino si trovi a guardare Go Home perché è un film di zombi e finisca per parteggiare per il liberiano, il nigeriano, il palestinese. Gli zombi sono un mezzo più che un obiettivo”.

Antonio Bannò, che interpreta il giovane fascista, commenta la scena finale -no spoiler - confessando in fondo di comprendere il suo Enrico, nonostante sia anni luce lontano da lui per idee e comportamenti. "il personaggio di Enrico - inteviene Gualano - cammina molto sul filo del rasoio, non doveva essere un cattivo, un eroe, non antipatico né troppo simpatico, in questo Antonio è stato bravissimo a scongiurare il rischio dell'immedesimazione”. Girato nell’estate 2017, di agosto, col trucco degli zombi che si squagliava e la troupe che moriva di caldo, il film ha potuto contare su diverse case di produzione “che si sono messe insieme per costruire qualcosa di grande e su una serie di professionisti che hanno deciso di dedicarci la loro estate. Avevamo anche uno chef e una cucina a disposizione, l'avvocato per i contratti, la consulente del lavoro, un vero e proprio collettivo che ha fatto nascere qualcosa, senza un apporto più grosso”.

Dei ragazzi del laboratorio Cyril Dorand, Victor nel film, racconta di aver visto la locandina quando si trovava all’Infernetto in un centro di accoglienza e di essersi subito interessato perché, dice “nel 2016 ero un uomo invisibile e lo sono ancora, perché oggi in Italia la legge mi impedisce di sognare. Come ha detto un soldato americano, "quando l'ingiustizia è legge la resistenza diventa un dovere”. Voi mi cercate sempre nell'oscurità e non mi vedete perché sono nero, ma mi sentite col cuore e vi renderete conto della mia presenza, questo mi ha dato la spinta per scendere in campo e provare a dare un messaggio. Per questo ho sposato il progetto di Luna Gualano, ero soprattutto un rap, ma ho imparato a recitare, a fare il regista, e coi provini a turno alla fine sono riuscito a vincere il ruolo di Victor e da lì ho sentito l'importanza di questo progetto. È un onore per me africano emigrato a Roma poter fare una conferenza stampa”. Per la cronaca, Cyrill ha appena pubblicato in Francia un libro, che uscirà anche in Italia a metà novembre. Se anche un piccolo film di zombi contribuisce a rendere note storie come queste, dunque, ben venga.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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