The Crown 6, recensione: La stagione finale è un omaggio commosso a Elisabetta II e a una nazione intera

15 dicembre 2023
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Si conclude, dopo sei stagioni, la serie più premiata e raffinata di Netflix: un epilogo che rispecchia in toto lo stile e le intenzioni dell'ideatore Peter Morgan e spegne, o almeno dovrebbe, ogni sterile polemica. La nostra recensione (con SPOILER).

The Crown 6, recensione: La stagione finale è un omaggio commosso a Elisabetta II e a una nazione intera

C'è un dialogo tra il Principe Filippo e la regina Elisabetta II, nell'episodio finale di The Crown, che riassume tutto il senso della serie. Interpretato da un tanto austero quanto vulnerabile Jonathan Pryce, il compagno di vita della Regina le ricorda quanto lei sia unica e destinata a rimanere sul trono fino al resto dei suoi giorni. "Tu sei sempre stata pronta, tu sei nata pronta", le dice mentre i due si scambiano qualche battuta sui rispettivi funerali. Così la regina si convince di non abdicare e di dover tenere fede al giuramento fatto ai suoi sudditi tanti anni prima: "Giuro davanti ai presenti che tutta la mia vita, sia essa breve o lunga, sarà votata al vostro servizio". Questa scena, commovente, tenera e divertente, è l'essenza di The Crown. Perché ci ricorda quanto tutto, in questa serie, sia costruito attorno alla scrittura: le interpretazioni straordinarie degli attori, la cura dei dettagli, la perfezione di costumi, trucco e parrucco. Tutto è in equilibrio in The Crown, ma è la sceneggiatura di Peter Morgan la pietra angolare. L'elemento chiave che ci ricorda che questa è una serie drammatica e non un documentario. La visione del suo creatore, l'interpretazione e la ricostruzione dei fatti - elementi spesso criticati - sono proprio il motivo per cui The Crown ci ha fatto emozionare in queste sei stagioni.

Recensione della sesta stagione di The Crown: Due blocchi, due registri diversi

Dopo aver visto tutti i 10 episodi della sesta stagione di The Crown, sembra molto giusta l'idea di dividerla in due parti: la prima dedicata alle ultime settimane di vita di Diana (e quella di Elizabeth Debicki è davvero la migliore Diana che abbiamo mai visto sullo schermo), la seconda al futuro della monarchia inglese e allo scontro di generazioni. Scontro che si manifesta, negli episodi finali, non solo nei dubbi della Regina sull'abdicazione a favore di Carlo (Dominic West), ma anche nella differenza di temperamento tra Carlo e i suoi figli e poi tra l'erede al trono William e "il minore" Harry. Nei due blocchi di stagione cambiano i toni, le luci, i protagonisti. L'ultima estate di Diana, a bordo dello yacht degli Al-Fayed, è soleggiata e luminosa. I giorni di lutto della Regina, soprattutto quando nello stesso anno deve affrontare sia la morte della principessa Margaret che della Regina madre, sono cupi. Andando verso il finale, Elisabetta II è sempre più sola e deve fare i conti con se stessa. Letteralmente.

The Crown

Il ritorno di Claire Foy e Olivia Colman: Un dialogo interiore

Se nella prima parte di stagione Peter Morgan aveva utilizzato l'espediente del "fantasma" di Diana come manifestazione dei tormenti interiori della Regina e del Principe di Galles, nella seconda parte richiama all'appello Claire Foy e Olivia Colman, le attrici che prima di Imelda Staunton hanno prestato il volto a Elisabetta II nella serie Netflix. Oltre a essere un bel modo per celebrare le interpreti, è un escamotage che gli autori usano proprio per dare ancora una volta risalto alla scrittura. In questo modo entriamo nella testa di Elisabetta II, sentiamo noi stessi il peso della corona mentre le tradizioni scricchiolano e i dubbi attanagliano la sovrana. Più volte, nel corso della serie, abbiamo visto la Regina davanti a un bivio, alle prese con decisioni difficili mentre il mondo sembrava crollare sotto i suoi piedi. Alla soglia degli ottant'anni, però, deve fare i conti con lo spettro della morte che, nella realtà, è arrivata proprio mentre erano in corso le riprese degli ultimi episodi.

The Crown

L'elogio funebre di Elisabetta II, 17 anni prima

Per questo, pur ambientando il suo ultimo episodio nel 2005 e decidendo di chiudere la serie con un matrimonio reale, Peter Morgan rende omaggio a Elisabetta II e alla sua eredità con un finale che affronta direttamente la scomparsa della sovrana. Negli ultimi secondi, con la Regina che immagina la sua stessa bara sovrastata dalla corona, Imelda Staunton riesce a trasmettere tutto il rispetto che lo showrunner di The Crown nutre verso questa figura. Guida di una nazione per oltre 70 anni, donna che ha sotterrato una parte di sé per farsi valere in un mondo governato da uomini. E a Elisabetta che si chiede che fine abbia fatto quella donna che esisteva prima di salire sul trono, l'Elisabetta di Claire Foy risponde: "Ma che domanda è questa? Sono anni che esiste solo un'Elisabetta ed è la Regina. Se andassi a cercare Elisabetta Windsor, non la troveresti. Se ne è andata, da molto. L'hai seppellita tempo fa". E questo ha cercato di fare The Crown negli anni: provare a mostrarci Elisabetta Windsor prima ancora che la Regina d'Inghilterra, nella stagione finale chiamando persino una quarta attrice (Viola Prettejohn) per interpretarla negli anni '40. Ci piace pensare che dietro il portamento regale di Claire Foy, lo sguardo sicuro di Olivia Colman e il rassicurante sorriso di Imelda Staunton ogni tanto siamo riusciti a vedere ciò che spesso è sembrato imperscrutabile: l'essenza di Elisabetta. Ed è questo il regalo che Peter Morgan, oltre ogni sterile polemica su veridicità storica e dei fatti, ha fatto al Regno Unito e al mondo intero.



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  • Appassionata di Serie TV e telespettatrice critica e curiosa
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