Diavoli, Recensione della nuova serie Sky con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey

15 aprile 2020
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Appuntamento su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV dal 17 aprile. Nel frattempo, ecco la nostra recensione.

Diavoli, Recensione della nuova serie Sky con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey

Nel corso degli anni e soprattutto nell'ultimo periodo Sky ci ha abituato con le sue serie originali a uno standard narrativo che solo in sparute occasioni si era mostrato altrettanto encomiabile in Italia. Storie interessantissime, interpretate con grandi capacità, messe in scena in maniera superlativa. I vari attestati di stima per produzioni come Chernobyl o The New Pope o ZeroZeroZero, senza andare troppo lontano, sono la dimostrazione di quanto quella intrapresa dal colosso televisivo europeo sia la strada giusta, la migliore auspicabile. Eppure, alcuni di questi elementi sembrano un po' mancare a Diavoli, sebbene le vada riconosciuto il merito di addentrarsi in un territorio difficile, tanto da raccontare quanto da comprendere. In onda su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV dal 17 aprile, ogni venerdì con un doppio episodio per cinque settimane, Diavoli ha senz'altro un cast notevole, di quelli che qualsiasi produzione vorrebbe per sé e solo poche possono permettersi. Le capacità di attori come Alessandro Borghi, Patrick Dempsey, Kasia Smutniak e Malachi Kirby sono universalmente riconosciute e qui si rivedono in larga parte. Anche la realizzazione è di grande impatto. Sky e Lux Vide non hanno badato a spese e sono riusciti molto bene a portare sullo schermo un racconto dal respiro internazionale, ambizioso e a tratti spettacolare. La storia, avendo le spalle coperte da Guido Maria Brera, che prima di essere uno scrittore è un importante operatore e conoscitore della finanza internazionale, è ricca, fondata e strutturata, ma risulta poco masticatile, generando talvolta un certo smarrimento. A salvarla sono i protagonisti, belli da guardare mentre strisciano nei panni di personaggi che di bello non hanno niente. Sono questi e il loro dualismo estremo la parte più interessante e l'anima della serie, ma è un argomento che riprenderemo più avanti nella recensione. Per ora concentriamoci sulla storia.

Diavoli: Una storia di finanza, misteri e cospirazioni

È bastato sintonizzarsi su un telegiornale qualunque, negli ultimi anni e di nuovo in questo momento difficile, per capire quanto la finanza e l'economia siano le nuove padrone del mondo. Quante vite ci sono costate il fallimento della Lehman Brothers o l'andamento degli spread? Quanto contano le esigenze di una popolazione spogliata quasi di tutto rispetto agli interessi dei pochi che gestiscono gran parte della ricchezza mondiale? Partendo dal libro omonimo di Brera, Diavoli ci riporta in un tesissimo 2011 per esplorare da una prospettiva privilegiata i profili sfumati di due squali della finanza mondiale, nonché il legame profondo che li unisce. Borghi è l'italiano Massimo Ruggero, un uomo che, partendo dal basso, è diventato grazie alle proprie capacità e al suo intuito formidabile uno degli Head of Trading della New York - London Investment Bank, tra le più importanti banche di investimento del mondo. Geniale, spregiudicato, maledettamente affascinante, Massimo ha dovuto sacrificare tutto per avvicinarsi alla vetta, inclusa l'ex moglie Carrie, ed è per questo che vive un forte conflitto interiore.

Dominic Morgan, il personaggio interpretato da Dempsey, è invece l'amministrato delegato della NYL, un americano di buona famiglia e un maniaco del controllo che per primo ha visto in Massimo un talento, diventandone il mentore e in un certo senso una figura paterna. Sposato con Nina (Smutniak), un'aristocratica sofisticata e di mondo alla quale deve parte del merito della sua affermazione, Dominic non ha con lei né con se stesso quella serenità che ci si potrebbe aspettare da chi gode di certe posizioni. La morte del figlio ha allungato un'ombra buia su entrambi, in realtà solo una scheggia del dramma che sta per coinvolgerli con Massimo. Proprio quando quest'ultimo sta per mettere a segno una nuova promozione, l'apparente suicidio di un collega e uno scandalo che coinvolge la sua ex moglie rimettono in gioco ogni cosa. Determinato a scoprire la verità, Massimo si rende conto velocemente di essere al centro di una guerra finanziaria che si spinge ben oltre la City. Trovatosi a fronteggiare i Diavoli che governano nell'ombra i destini del mondo, deve decidere se combatterli o unirsi a loro.

Alessandro Borghi, orgoglio italiano

Diavoli è per Alessandro Borghi un traguardo importante, indubbiamente meritato, e allo stesso tempo una vetrina gigantesca. Già presentato al pubblico televisivo internazionale da Suburra: La serie, qui la sua è una prova attoriale completa, matura. Di Diavoli ne è di fatto il protagonista assoluto, rispetto a una minore presenza del gigante Dempsey, che amatissimo in Italia per i suoi trascorsi in Grey's Anatomy non arriva quasi mai a rubargli la scena. E sicuramente non lo fa qualcun altro. Tuttavia, soprattutto in una fase iniziale in cui la storia manca di punti fermi, la ricerca di un filo narrativo, anche oltre certe ovvietà, impatta in modo pesante sulla curva dell'attenzione, salvo risollevarla i personaggi, ancora più intriganti nei loro drammi personali.

Diavoli

Apprezzabile lo sforzo di contestualizzare le vicende immaginate da Brera, anche se il materiale di repertorio si limita a darle un necessario tono di gravità. Apprezzabile è anche la volontà di affrontare la questione sempre più attuale della controinformazione, sebbene non in modo graffiante, trattandosi di una trama secondaria. Mentre sono rare le volte in cui il piccolo schermo si è affacciato al mondo della finanza, forse meno quelle in cui lo ha fatto il cinema (tra le ragioni, la difficoltà di avvicinare temi così complessi e mondi così elitari al pubblico generalista), Diavoli non fa nulla per risultare "piacevole" ad orecchie poco allenate. Insomma, non è una serie per tutti. Anzi, richiede una grande concentrazione per la sua narrativa sofisticata, fatta di salti temporali, tecnicismi e una regia moderna. Il fatto che la storia allunghi le mani verso temi più familiari al genere crime thriller ne facilita in parte la commestibilità. Nonostante questo, però, il rischio confusione, soprattutto per i più disattenti, è costantemente dietro l'angolo.

Foto: Antonello&Montesi



  • Redattore specializzato in Serie TV
  • Appassionato di animazione, videogame e fumetti
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