Red Sparrow: la nostra recensione dello spy thriller con Jennifer Lawrence

27 febbraio 2018
2.5 di 5
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Francis Lawrence confeziona un film di spionaggio da Guerra Fredda, dai forti contenuti erotici.

Red Sparrow: la nostra recensione dello spy thriller con Jennifer Lawrence

Dominika Egorova (Jennifer Lawrence) è una ballerina del Bolshoi, la cui carriera viene bruscamente interrotta da un incidente. Suo zio Vanya Egorov (Matthias Schoenarts) lavora ai servizi segreti e le offre una nuova vita come spia: passando attraverso lo spietato apprendistato degli "Sparrow", agenti che usano la seduzione come arma, Dominika affina la propria durezza. L'incontro con il suo primo obiettivo, l'agente americano Nate Nash (Joel Edgerton), le aprirà forse nuove prospettive.

C'è la tentazione di una doppia lettura, sociale e politica, di questo Red Sparrow diretto da Francis Lawrence, che torna a lavorare con Jennifer Lawrence dopo gli ultimi Hunger Games. Tratta dal romanzo di Jason Matthews, la sceneggiatura di Justin Haythe cerca una forte connotazione erotica del personaggio di Dominika e delle sue imprese. Durante la sezione dell'addestramento alla Scuola delle Sparrow può venire addirittura alla mente il cinema d'exploitation stile filone Women In Prison anni Settanta: non ci muoviamo certamente su un livello pornografico, tuttavia l'erotismo di Red Sparrow sembra essere indissolubilmente legato al male e alla coercizione tout court. Quando l'unico rapporto sessuale affettuoso del film viene invece reso in modo forzatamente casto, la visione del sesso appare così malinconicamente moralista.

Con un Matthias Schoenarts pettinato e presentato con un simil-Putin, il messaggio politico del film è chiaro e confermato da una battuta, dove si definisce la Guerra Fredda come mai finita, solo "parcellizzata". La stessa interpretazione del genere spionistico di Red Sparrow sembra originarsi in un cinema di qualche decennio fa, con una contrapposizione Usa / URSS (pardon, Russia) viva e sempiterna. C'è del vero, come ci confermano le cronache giorno dopo giorno, però ci lascia perplessi il modo così antico di mettere in scena il conflitto, che oggi sta assumendo aspetti differenti e modernizzati: si pensi ai cyberattacchi. In Red Sparrow invece la tecnologia è relegata ai margini, in favore di un'iconografia tipica, scevra da ogni autoironia: si comincia dopotutto col Bolshoi.

Provando a relegare nelle sensazioni soggettive di chi scrive la torva rappresentazione del sesso e l'approccio retrò alla Guerra Fredda, le due ore e venti di Red Sparrow risultano comunque in salita. La durezza e la distanza di Dominika sono così esasperate da minare l'empatia per le sue tristi avventure, specie quando il plot si lancia negli immancabili colpi di scena e le cose si fanno più complesse da seguire. La ricerca della verosimiglianza traballa quando tra le fila della madre Russia troviamo star troppo identificabili come Jeremy Irons e Charlotte Rampling. La regia di Francis Lawrence si mette alla prova con tese esplosioni di violenza, apprezzabilmente messe in scena, ma lascia in secondo piano la coesione emotiva dell'insieme.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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