Piccoli brividi Recensione

Titolo originale: Goosebumps

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Piccoli brividi: la recensione della commedia scatenata con Jack Black

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Piccoli brividi: la recensione della commedia scatenata con Jack Black

L'adolescente Zach (Dylan Minnette) si trasferisce con sua madre a Madison, nel Delaware. Non è molto contento: rispetto a New York, qui sarà una vera noia, come sembrano confermare i cachinni dell'imbranato compagno di scuola Champ (Ryan Lee). E' un errore di valutazione, perché la coetanea figlia del vicino di casa, Hannah ( Odeya Rush) è molto carina e amichevole, e perché il suo papà è R. L. Stine ( Jack Black), l'autore della collana di romanzi horror per ragazzi “Piccoli brividi”. E' tanto bravo che i mostri saltano letteralmente fuori dai suoi dattiloscritti, e terrorizzato deve tenere questi ultimi sotto chiave. Qualcuno dei libri verrà malauguratamente aperto...

La collana “Piccoli brividi”, partita negli anni Novanta, ha un pubblico di riferimento ultraspecifico: i preadolescenti, cioè chi appartiene alla fascia d'età 9-12. Affinché la si possa apprezzare al meglio, è necessario rientrare millimetricamente nel target. Se si hanno meno di nove anni, ci si può spaventare troppo, se al contrario se ne hanno più di 12, il materiale appare bambinesco. Il film su Piccoli brividi è però digeribile anche per qualche adulto più tollerante, grazie all'approccio scelto dalla ditta Rob Letterman (regia) – Jack Black (interpretazione), già dietro al meno riuscito I fantastici viaggi di Gulliver. Più che adattare un romanzo del ciclo, si sceglie qui infatti di omaggiare la collana intera, frullando i mostri più rinomati (il pupazzo Slappy in primis) in una commedia d'azione chiassosa. Immediato pensare al prototipo Jumanji, col relativo epigono di Una notte al museo.

Il taglio non evita completamente un pathos fittizio per ogni over 12, compreso un climax drammatico riguardante un personaggio, proprio forzato. Lo compensa ampiamente però con un ritmo martellante, scandito dall'esagitata colonna sonora di Danny Elfman e da una regia che evita i tempi morti come i nostri eroi reagiscono ai mostri: a rotta di collo. Quando ogni remora di rigore narrativo vien meno, saltan fuori le cose più apprezzabili, come le idiozie spiazzanti del nerd imbranato Champ o le improvvise apparizioni del professore che vuole rimorchiare la mamma di Zach. Scemenze, è vero, ma contagiose nella loro gratuità, al punto che persino la CGI scopertamente finta dei mostri (anima la Sony Pictures Animation) non è di disturbo. Anzi, è forse funzionale a quel sapore di trash da b-movie anni Cinquanta, una delle anime dei romanzi di Stine.

Non arriveremmo a consigliare di vederlo senza la compagnia e il sostegno di un piccolo spettatore nel target, però l'assenza di pretese di Piccoli brividi suscita comunque simpatia.

Piccoli brividi
Il trailer italiano del film
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Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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