Millennium - Quello che non uccide Recensione

Titolo originale: The Girl in the Spider's Web

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Millennium: Quello che non uccide - la recensione del nuovo film con Lisbeth Salander

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Millennium: Quello che non uccide - la recensione del nuovo film con Lisbeth Salander

Lisbeth Salander è cambiata.
Non è solo che non ha più il volto di Rooney Mara (e perdonate se Noomi Rapace nemmeno la prendo in considerazione, tanto ho la scusa: qui si parla di Hollywood), e ha preso invece quello della Regina Elisabetta II della tv, Claire Foy.  È proprio che qui sembra un altro personaggio: rispetto a quella di Uomini che odiano le donne, la Lisbeth di Quello che non uccide, oltre ad essere stata de-sensualizzata, de-erotizzata, ha cambiato la natura e l’espressione della sua rabbia, e soprattutto quella della sua fragilità.
Ce lo dice chiaramente l’incipit del film, che vede una Salander ragazzina giocare a scacchi con una sorellina bionda, e poi fuggire per sempre da un padre perverso e psicopatico, mentre la sorella non ha il coraggio di seguirla, e rimane in balia del genitore, per poi di sbucare dal passato a sedici anni di distanza: qui Lisbeth Salander è in qualche modo costretta a tornare bambina, e questo - piaccia o meno a Fede Alvarez e agli sceneggiatori - nega buona parte di quello che è il fascino del personaggio.

La successiva incursione punitiva della protagonista ai danni di un riccone che picchia le donne, che ha modalità e conseguenze ben più edulcorate di quelle della Salander di Fincher e Mara, è una ulteriore conferma di questa teoria: che potrebbe arrivare a spingersi fino a sostenere che questo è un film volutamente meno adulto di Uomini che odiano le donne, ma lasciamo stare.
Resta il fatto che laddove Fincher, sotto la superficie elegante e levigate delle immagini, scartavetrava sguardo e sensibilità dello spettatore, Alvarez piazza invece qualcosa di molto più vellutato e meno disturbante, soprattutto dal punto di vista psicologico.

Tirata in mezzo a un intrigo internazionale che vede al centro di tutto un software capace di accedere ai controlli dei missili nucleari di tutto il mondo, con alcune sfumature che rimandano direttamente al Wargame di John Badham, questa nuova Lisbeth se la deve vedere con la polizia, un misterioso gruppo criminale chiamato “I Ragni” e gli americani della NSA, spalleggiata solo da un amico hacker e dal solito Mickael Blomquist: che ha il volto pulito e anonimo di Sverrir Gudnason; che nel film è poco più di un comprimario; e che si capisce essere innamorato di Lisbeth, e forse lei di lui, anche se qualcosa, anni prima, tra loro si è rotta.
Ma soprattutto, questa Lisbeth post-bondiana e post-bambina che deve salvare - guarda un po’ - un bambino, dovrà fare i conti col passato. Con quel passato che, dice, “è come un buco nero: se ti avvicini troppo ti risucchia e scompari.”

Buchi ci sono anche nella trama, alternati a un po’ di ovvietà e un paio di trovate interessanti: non sono neri, nel senso che non risucchiano via e fanno sparire tutto il film, perché alla fine quello di Alvarez è un film di superfici, fotografia ed episodi, più che di trama.
Un film dove si hackera un po’ di tutto, dalla NSA all’aeroporto di Stoccolma, passando pure per i controlli elettronici di un’elegante berlina, e dove quel nero che è il colore simbolo della sua protagonista è più spesso opaco (come quello della Ducati e della Lamborghini che Lisbeth guida) che lucido. Anche metaforicamente.
L’opaco che va tanto di moda, e che non riflette molto, contro il lucido del latex della perversione, che qui viene forato e rimosso da Lisbeth con relativa facilità, come la placenta del passato (anche fincheriano) che viene lacerata e rimossa per far spazio a un’eroina nuova e più adatta alla Hollywood dei nostri giorni di quella di Rooney Mara.
Che lei e Fincher siano stati rimpiazzati, non è quindi un caso.

Millennium - Quello che non uccide
Il Nuovo Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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