Loving Vincent, la recensione del film dipinto a mano dedicato a Van Gogh

13 ottobre 2017
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Una coproduzione anglopolacca muove i quadri dell'artista e ne racconta come un giallo le ultime sofferte settimane di vita.

Loving Vincent, la recensione del film dipinto a mano dedicato a Van Gogh

Quando Vincent Van Gogh muore per un apparente suicidio, il postino Roulin incita suo figlio Armand Roulin (Douglas Booth), senz'arte nè parte, a cercare il fratello Theo Van Gogh per recapitargli un'ultima lettera di Vincent. Armand accetta, riluttante, ma quando scopre che Theo è morto a sei mesi di distanza dal fratello, la consegna si tramuta in una vera indagine sulle ultime settimane di vita del celebre pittore.

Loving Vincent è il risultato di uno sforzo produttivo e creativo davvero raro: nato come cortometraggio finanziato su Kickstarter, ideato per ragioni personali e di studio dalla regista Dorota Kobiela, si è tramutato in un lungometraggio da lei codiretto col producer Hugh Welchman, in una coproduzione anglopolacca. Basandosi su 94 opere di Vincent Van Gogh, gli autori hanno chiesto a un esercito di talentuosi pittori di ricalcare fotogramma per fotogramma riprese dal vero di attori in un teatro di posa, oppure di ambienti e movimenti di macchina in una CGI spartana, ricoperta poi dai dipinti. Un lavoro immane a passo due (una dozzina di fotogrammi al secondo) per un effetto che ricorda due passate sperimentazioni nel mondo dell'animazione: i dipinti su vetro vincitori dell'Oscar di Aleksandr Petrov e, per l'utilizzo in rotoscoping di attori anche riconoscibili, A Scanner Darkly di Richard Liklater, che era tuttavia più automatizzato nel processo. Per approfondire visivamente questo metodo di lavoro, vi rimandiamo a un making of di Loving Vincent.

L'opera di Kobiela e Welchman è resa tuttavia preziosa anche dallo scopo didattico non pedante che regge la narrazione. Nonostante qualche didascalismo sul quale ci sentiamo in dovere morale di soprassedere, la vicenda è strutturata come un giallo d'inchiesta, dove al termine, più che un colpevole umano, avremo una risoluzione emotiva. Avremo in mano la colpevolezza di un male di vivere che nel caso di Van Gogh fu canalizzato e solo in parte esorcizzato nelle intuizioni artistiche. Le ultime settimane di vita del pittore sono costruite a ritroso, con testimonianze di chi aveva avuto a che fare con lui in quel periodo, con una mitologia vissuta per interposta persona in stile Quarto Potere, ma con una presenza fisica ancora più in sordina del soggetto dell'indagine. Questo perché gli autori saggiamente hanno già immerso il film intero nell'anima dell'artista, grazie alla tecnica utilizzata, e lasciano che siano le sue pennellate a mettere in scena la sua aura, al di là della sua persona, così come l'uomo Vincent sembrava in effetti preferire.

Al termine della visione si è imparato qualcosa non solo su Van Gogh, ma anche su un mondo lontano rappresentato con suggestione ma senza risparmiare una certa durezza. Artistico ma non criptico, informativo ma non freddo, Loving Vincent si mantiene interessante e umile, prezioso non solo per chi aprezzi il cinema sperimentale.

Loving Vincent
Il trailer italiano del film - HD


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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