Lightyear - La vera storia di Buzz, la recensione dell'esperimento Pixar

14 giugno 2022
3.5 di 5
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Lightyear - La vera storia di Buzz è un film che, a ben guardare, rispetta in pieno la sperimentazione Pixar, ma non a occhio nudo. Quanto funziona, al di là della sfida creativa che lo regge? Proviamo a capirlo nella nostra recensione del film.

Lightyear - La vera storia di Buzz, la recensione dell'esperimento Pixar

Avete presente Andy, il bambino coprotagonista della saga di Toy Story? Avete presente il giocattolo di Buzz Lightyear? Ecco, Lightyear - La vera storia di Buzz, ultimo lungometraggio Pixar, si presenta dal cartello iniziale come il film che Andy ha visto al cinema, il blockbuster di fantascienza che ha ispirato quella linea di giocattoli. In quanto tale, non racconta la storia del "nostro" Buzz, non è una sua "origin story": il protagonista è il "vero" Buzz Lightyear, uno space ranger che passa decenni della sua vita a cercare di rimediare a un fatale errore, mentre il mondo attorno a lui cambia e si rilassa. Con l'unica compagnia di un gatto / A.I. di nome Sox, Buzz deve proprio capire quali siano le sue priorità... prima di finire vittima del temibile Zurg.

Lightyear, le radici nel Buzz di Toy Story

Lightyear - La vera storia di Buzz di Angus MacLane, al suo debutto alla regia in solitaria di un lungometraggio, ma alla Pixar da un quarto di secolo come animatore e autore di corti, è un curioso esperimento. Nasce dalla volontà di divertirsi con un genere amato dagli stessi autori nerd della casa di Emeryville (genere peraltro già trattato egregiamente in Wall-E), e di rileggere un mondo che è alla base della stessa identità della Pixar: quello di Toy Story, ormai esplorato nella sua forma classica da ogni possibile angolo.
L'elemento stupefacente della sceneggiatura dello stesso MacLane e di Jason Headley (Onward) non è tanto nel modo in cui allestisce questa acrobazia: c'era già in fondo il precedente della serie Disney Buzz Lightyear da Comando Stellare (2000-2001, di tono diverso) e l'ambientazione ideale del mondo specifico di Buzz era in fondo suggerita dal giocattolo stesso, bisognava solo liberare la fantasia, abbracciando echi di 2001, Alien, Star Wars e via discorrendo. No, desta davvero ammirazione come la costruzione della storia riecheggi una versione più matura dei temi affrontati dal "vecchio" Buzz, senza che il personaggio sia però lo stesso! In Toy Story il Buzz originale intraprendeva un percorso in cui doveva ridefinire la propria identità, un percorso di realismo ed umiltà incarnato dal pragmatismo di Woody, che lo traumatizzava ma che al termine della vicenda lo metteva di fronte a una riscrittura di sé stesso, un miglioramento: Buzz moriva come space ranger solitario autoreferenziale, rinasceva come giocattolo, in un'affettuosa comunità di amici. Non si illudeva più di poter volare, ma capiva il valore del "cadere con stile".
Si potrebbe dire perciò che i personaggi, pur diversi, siano "poeticamente uguali".

L'evoluzione di Toy Story in Lightyear

In Lightyear, il Buzz umano, il suo alter ego, affronta un percorso analogo ma in modo più sottile, una sottigliezza che rischia di passare inosservata allo spettatore per la finezza di questi rimandi: anche questo Buzz Lightyear ha una visione di sé sorda al mondo che lo circonda, ai consigli pratici della sua collega Aisha. Con l'aggravante qui di un senso di colpa per un errore commesso, quando nella sua idea di perfezione non riesce a concedersene nemmeno uno. Come è facile che accada nella vita di tutti noi, rimane schiavo dell'inseguimento di un ideale astratto, si identifica col proprio ruolo dimenticando che nella capacità di adattamento si nasconde la felicità. Se si distoglie per un attimo l'attenzione dalla famiglia nata da una relazione omosessuale di Aisha (una scelta di rappresentazione, ininfluente sul significato universale del ragionamento), Aisha è per questo Buzz quello che Woody era per il Buzz giocattolo. Bisogna saper cogliere i doni della vita anche al di fuori di una pianificazione, ricostruirsi dopo un crollo: ci riusciva senza sforzi la giovane Riley di Inside Out, ci riusciva con più sforzo persino l'anziano Carl in Up, dopo aver toccato con mano la deriva di un'ossessione, le conseguenze di una chiusura al mondo. Il tutto vive poi nell'ennesima toccante riflessione sul tempo che passa, un luogo mentale che la Pixar rivisita sempre, qui usando le capacità metaforiche della fantascienza e i suoi paradossi, per lasciarci un chiarissimo monito sul valore della nostra esistenza.
Come bonus, l'ambiguità di Sox, artificiale ma in grado di un sincero sostegno psicologico al suo padrone, è una metafora perfetta della tecnologia così com'è sempre stata vista dalla Pixar: usata bene, è una bussola per la felicità.

Lightyear, la coerenza senza genio

Lightyear intreccia tutti questi spunti pixariani e li mantiene come fondamenta, anche mentre la facciata in apparenza cambia del tutto: questa rocciosità autoriale, questo rimanere legati ai propri temi cercando un modo sempre diverso di declinarli, va notata. E ammirata, ricordando che un film di animazione è il prodotto del lavoro di centinaia di persone, praticamente l'antitesi di quello che superficialmente si considera autoriale, collegandolo di solito all'illusoria autosufficienza di singole persone.
Ciò non significa che, guardando Lightyear - La vera storia di Buzz, ci siamo sentiti emozionati come altre volte. Senza voler nulla togliere ai contenuti appena esposti, il film sfoggia grande professionalità ma ci è sembrato mancare lo spiazzamento che il genio è in grado di garantire. Un po' come è accaduto con Raya e l'Ultimo Drago dei "separati in casa" Walt Disney Animation Studios, tutte le intenzioni, le citazioni, i messaggi, le gag dei comprimari sono al loro posto, con un controllo perfetto ma senza picchi. Ammettiamo che, pur trovando più che condivisibili le intenzioni, non ci siamo emozionati o divertiti più del sindacale con la loro esecuzione, non aiutati in questo da un allestimento scenico che predilige un realismo un po' freddo degli ambienti e una grafica dei personaggi non particolarmente distintiva nel panorama della CGI contemporanea.
Ma chi piange per la crisi (se non addirittura per la fine imminente) della Pixar dovrebbe pur ammettere che la visione di Lightyear - La vera storia di Buzz non è tempo perso, almeno per chi apprezzi un'opera artistica che, come sempre, non rinuncia a voler toccare le nostre vite con qualche riflessione. È la responsabilità degli artisti.    



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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