La ragazza nella nebbia Recensione

Titolo originale: La ragazza nella nebbia

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La ragazza nella nebbia: recensione del noir con Toni Servillo diretto da Donato Carrisi

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La ragazza nella nebbia: recensione del noir con Toni Servillo diretto da Donato Carrisi

"Ricordate" - dice il professore di italiano Loris Martini a una classe di liceali che aspettano il suono della campanella - "è il cattivo che fa la storia”. E ancora: "Non sono gli eroi che determinano il successo di un’opera, è il male il vero motore di ogni racconto". Queste "parole sante" riassumono la poetica di autore di romanzi noir di Donato Carrisi, che non abita nell’immaginario paesino di montagna di Avechot ma arriva dall’assolata Martina Franca e che soprattutto il male lo sa rappresentare per davvero, perché solo chi ha paura può parlare con cognizione di causa della paura e di ciò che la scatena, e l’inventore de "Il Suggeritore", lo sappiamo, ha sempre amato definirsi un inguaribile "fifone".

Ora, il fifone in questione sa che nell’ambito di una certa letteratura e di un certo cinema le brave persone non esercitano alcun fascino e che il male di cui sopra può avere innumerevoli facce. Ne La ragazza nella nebbia, per esempio, si avverte ma non si vede, e questo perché trascende gli eventi e si confonde con uno stato d’animo che si identifica sia con un istinto animale che con una reazione alla noia. Il male può anche essere banale, in quanto scatenato dal bisogno di denaro, oppure sottile e luciferino, come quando coincide con il nefasto operato dei media, che spettacolarizzano il crimine innescando un circolo vizioso in cui sono coinvolti tanto la giustizia quanto la gente comune. Ecco, è questo lo spunto più interessante del film: l'implacabile strumentalizzazione di una tragedia personale da parte di chi investiga e di chi dovrebbe fare cronaca. Il romanzo insiste sul concetto, la sua trasposizione un po' meno. Peccato, ma il messaggio arriva ed è potente.

Sempre Loris Martini, in un altro punto del libro, spiega agli studenti: "La prima regola di un grande romanziere è copiare". E’ ancora Donato che parla attraverso il dimesso insegnate dalla barba incolta. Per la sceneggiatura de La ragazza nella nebbia lui ha imitato se stesso, stando attentissimo a non trascurare gli snodi narrativi fondamentali, ma parlando un linguaggio molto più cinematografico di quello che caratterizza i suoi romanzi. Però, chi ha letto il libro ha l’impressione di trovarsi di fronte una sua versione più stringata - una specie di Bignami - e che quindi Carrisi non sia riuscito veramente, come invece sostiene, a "uccidere lo scrittore", a eliminarlo con un colpo di pistola subito dopo aver deciso di cambiare forma di espressione. Perché diciamocelo: nella maggior parte dei casi, la maniera migliore per adattare un’opera letteraria è tradirla. Il nostro uomo forse non ne ha avuto il coraggio. Del resto, come si fa ad allontanarsi troppo da personaggi succosi come Vogel, Martini e Flores? Chi mai avrebbe voglia di torcere loro un capello? Solo un estraneo potrebbe "malmenarli" un po’, o lasciare indietro Martini a favore di Vogel, Agente Speciale dai metodi poco ortodossi così meschino eppure così affascinante nel suo disprezzo per il cattivo gusto di un branco di paesani rozzi e ottusi. Come pubblico cinematografico, e non più come lettori, avremmo voluto seguire quasi sempre lui, perché in un film è difficile identificarsi in un protagonista e poi ricominciare da capo con un altro, anche se Alessio Boni fa egregiamente il suo lavoro e anche se, nella scena iniziale, il "Dio Servillo" sembra soffrire il carisma di Jean Reno e sfiorare l’affettazione, salvo poi rubare la scena ai suoi colleghi italiani fino alla fine de La ragazza nella nebbia.

Torniamo all’atto del copiare, che è lecito anche quando si dirige un film, soprattutto un primo film. Donato Carrisi lo fa con grande umiltà e si diverte, si diverte a dare un tocco vintage all’ambiente in cui si muovono i suoi personaggi, omaggiando per esempio le divise dei poliziotti di Fargo, l’Overlook Hotel di Shining e gli interni della prima stagione di Twin Peaks, consapevole anche di quanto siano inquietanti le location montuose sul grande schermo. Il gioco gli riesce, e la sua storia beneficia di un’atemporalità che le conferisce universalità.

Universale La ragazza nella nebbia lo è anche perché non si muove mai oltre i confini del genere, il che assicura al film una giusta stringatezza. Seguendo regole narrative che ben conosce, Carrisi non è mai pretenzioso, non sbrodola mai nell’apologo morale né si affida al gioco di attori consumati per riempire eventuali buchi di sceneggiatura. Come un’indagine, la sua storia va dal punto A al punto B, prendendosi qualche bella licenza poetica e facendo sperare bene per un’opera seconda, in cui vorremmo trovare più disordine, coraggio, qualche lentezza o non necessaria digressione e magari un po’ di sana incoscienza.  

La ragazza nella nebbia
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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