La Mummia: recensione del reboot con Tom Cruise, Sofia Boutella e Russell Crowe

08 giugno 2017
2.5 di 5
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I ruoli si invertono, la minaccia è donna, comincia il Dark Universe, ma l'insieme scricchiola.

La Mummia: recensione del reboot con Tom Cruise, Sofia Boutella e Russell Crowe

Predatore d'antichità insieme a un commilitone, il cinico e strafottente Nick (Tom Cruise) accompagna la ricercatrice Jenny (Annabelle Wallis) in una misteriosa tomba egizia, collocata però in quella che fu la Mesopotamia. Lontano. L'indizio doveva metterli in guardia: la sepolta viva era la principessa Ahmanet (Sofia Boutella), interrotta migliaia di anni prima mentre stava per trasferire il dio della morte Seth nel corpo di un malcapitato maschio. Si può ricominciare con Nick...

La mummia, opera seconda di Alex Kurtzman, sceneggiatore per i nuovi Into Darkness - Star Trek, alcuni Transformers e Cowboys & Aliens, è il secondo reboot dedicato a uno dei più celebri mostri della scuderia storica Universal: già nel 1999 infatti spettò a Stephen Sommers con la sua Mummia rileggere in chiave goliardica il mito interpretato nel 1932 da Boris Karloff e da Christopher Lee nel 1959. L'excursus storico ci serve a inquadrare uno dei principali difetti di questa nuova versione: la difficoltà nel mantenere un registro omogeneo. Se il capostipite era un horror espressionista e la versione con Brendan Fraser e Rachel Weisz un consapevole giro al luna park, il nuovo La mummia si ferma nel mezzo, confuso. A parte qualche sporadico zombie in brevissime inquadrature, non è classificabile nemmeno lontamente come horror. A parte forzate battute sarcastiche e sporadiche spiritosaggini fini a se stesse, non si può considerare nemmeno una commedia movimentata. La presenza di Tom Cruise non aiuta: abbiamo il massimo rispetto per l'attore, che negli ultimi anni ha deciso di sopravvivere alla Hollywood che ti volta le spalle con un'immolazione fisica e dinamica che ha pochi uguali, alimentata qui da Kurtzman senza una particolare inventiva visiva. La tendenza però sta anche rendendo Cruise meno duttile, tanto che è difficile ricordare, durante le sequenze d'azione, che non si sta guardando un Mission Impossible, e la star suona fuori parte. Tra gli sceneggiatori c'è il sodale di Tom, Christopher McQuarrie, che divide il copione con David Koepp e Dylan Kussman, senza che nessuno però riesca a mettere a fuoco la tensione erotica e sentimentale con Ahmanet e Jenny, che pure sembrerebbe avere un'importanza cardine nella costruzione del plot.

Le scene con il dottor Jekyll (Russell Crowe, il più divertito) servono a costruire le fondamenta del Dark Universe, una sequenza di lungometraggi uniti tematicamente, con la quale la Universal vuole sfidare Disney, Warner Bros e altre major sul terreno delle saghe. Sicuramente per questa ragione La mummia abbraccia lo dinamiche e i piani a lungo termine dei cinecomic attuali, compresa la tentazione dell'origin story, ma ciò che ne risulta sembra più posticcio, forse perché il materiale ha radici differenti e il piegarsi a quelle regole ne snatura il fascino. L'idea a grandi linee era buona, ed era intrigante rispondere alle strategie commerciali della concorrenza con un richiamo alla propria tradizione puramente cinematografica, ma questo e l'inversione di ruoli tra uomo e donna non garantiscono in automatico un'identità solida, come la falsa partenza di La mummia conferma: humor, azione, spaventi e dramma non riescono mai a fondersi, chiedendoci di saltare da uno all'altro senza un'agognata soluzione di continuità.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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