La dolce vita

La dolce vita

( La dolce vita )
Voto del pubblico
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Valutazione
4.3 di 5 su 41 voti
Genere: Drammatico
Anno: 1960
Paese: Italia, Francia
Durata: 180 min
Distribuzione: Cineriz
La dolce vita è un film di genere drammatico del 1960, diretto da Federico Fellini, con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg. Durata 180 minuti. Distribuito da Cineriz.
Genere: Drammatico
Anno: 1960
Paese: Italia, Francia
Durata: 180 min
Formato: TOTALSCOPE
Distribuzione: Cineriz
Montaggio: Leo Catozzo
Musiche: Nino Rota
Produzione: Riama Film

TRAMA LA DOLCE VITA

La dolce vita, film drammatico diretto da Federico Fellini, racconta le vicende di Marcello Rubini (Marcello Mastroianni), un giornalista di scoop scandalistici che vorrebbe in realtà scrivere romanzi. La pellicola, ambientata nella Roma mondana degli anni ’60, svela, attraverso diversi episodi, luci e ombre della società capitolina dell’epoca. Come l’arrivo su un elicottero di una statua del Cristo diretta al Vaticano, che suscita stupore e curiosità nei passanti, o l’incontro di Marcello con Maddalena (Anouk Aimée), affascinante donna con cui passa una notte di forte passione. Ma il reporter non è solo: ha una fidanzata, Emma (Yvonne Furneaux) che, scoperto il tradimento, tenta di togliersi la vita ingerendo delle pasticche, senza però riuscirci.
Dopo la scampata tragedia, Marcello si butta a capofitto nel lavoro, accettando di seguire per il suo giornale Sylvia (Anita Ekberg), famosa stella del cinema hollywoodiano. Bionda, bellissima e un po’ folle, l’attrice decide di ballare immersa nell’acqua di Fontana di Trevi, coinvolgendo anche il giornalista che perde la testa per lei. Ad aspettarli sotto l’albergo di Sylvia, però, c’è il suo fidanzato che, pieno di rabbia, prende a pugni Marcello, sotto lo sguardo attento dei paparazzi. Il protagonista riprende la sua vita, tra servizi fotografici e misteriose apparizioni spirituali da schiaffare in prima pagina. Tra un lavoro e l’altro, frequenta l’alta società romana, di cui fa parte anche il suo amico intellettuale Enrico Steiner (Alain Cuny), partecipando a strane feste dove si fanno sedute spiritiche e particolari giochi di seduzione. Marcello, però, è stanco e insoddisfatto di inseguire una vita che non gli appartiene…

CRITICA DI LA DOLCE VITA

"Il film - uno dei film più terribili, più alti, e a modo suo più tragici che ci sia accaduto di vedere su uno schermo - è la sagra di tutte le falsità, le mistificazioni, le corruzioni della nostra epoca, e il ritratto funebre di una società in apparenza ancora giovane e sana che, come nei dipinti medioevali, balla con la Morte e non la vede, è la "commedia umana" di una crisi che, come nei disegni di Goya o nei racconti di Kafka, sta mutando gli uomini in "mostri" senza che gli uomini facciano in tempo ad accorgersene." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 5 febbraio 1960)." Come cinegiornale, il film è splendido: divertente e tragico, mosso e svariante. E' nella sua estrema libertà di composizione, ricchissimo: senza principio né fine, così stratificato, è lungo tre ore e potrebbe durarne due o sei. Immagine del caos, sembra caotico ed è calcolatissimo; e il suo linguaggio è tenero e aggressivo, smagliante e profondo. Infallibile, viene la tentazione di dire: quasi che il dinamico e pittoresco barocchismo di Fellini avesse raggiunto-non sembri una contraddizione-un classico rigore." (Morando Morandini, "La Notte", 6 febbraio 1960)."C'è una certa monotonia, sia pure assai colorita, di tipi, di scorci, di accenti. Se codesta monotonia fosse stata soltanto apparente, e allora calibrata in un suo ritmo rigoroso, dalla sordina sempre più ossessiva, tutto ciò avrebbe potuto avere un'altra sua non meno straordinaria efficacia. Così, invece, i tipi si stingono talvolta l'uno sull'altro, o si ricalcano. Dovrebbe giustificarli un loro minimo comun denominatore; ma questo è così esplicito che, lungo il cammino, per forza di cose si attenua, e si fa risaputo." (Mario Gromo, "La Stampa", 6 febbraio 1960)."Pur tenendosi costantemente a un alto livello espressivo, Fellini pare cambiar maniera secondo gli argomenti degli episodi, in una gamma di rappresentazione che va dalla caricatura espressionista fino al più asciutto neorealismo. In generale si nota un'inclinazione alla deformazione caricaturale dovunque il giudizio morale si fa più crudele e più sprezzante, non senza una punta, del resto, di compiacimento e di complicità, come nella scena assai estrosa dell'orgia finale o in quella della festa dei nobili, ammirevole quest'ultima per sagacia descrittiva e ritmo narrativo." (Alberto Moravia, L'Espresso", 14 febbraio 1960)."E sbigottiamo anche noi. Due volte. La prima perché non è possibile affacciarsi senza un brivido su questa babilonia disperata che Fellini ha dipinto senza abbandonarsi a sciocchi anatemi, senza volerle infliggere altra punizione che quella di vedersi allo specchio in tutti i più minuti particolari. La seconda perché siamo di fronte a un cinema altissimo per originalità di linguaggio, aggressività di stacchi e cadenze, incisiva compiutezza di immagini; un cinema che, superando i confini riconosciuti, ci mostra risultati la cui vastità era nota finora solo alla grande letteratura e alla grande musica (a proposito: magnifico per incalzante funzionalità il commento musicale di Nino Rota). (Guglielmo Biraghi, "Il Messaggero", febbraio 1960)."Il film è troppo importante perchè se ne possa parlare come di solito si fa di un film. Benchè non grande come Chaplin, Eisenstein o Mizoguchi, Fellini è senza dubbio un 'autore', non 'regista'. Perciò il film è unicamente suo: non vi esistono né attori né tecnici: niente è casuale (...)." (Pier Paolo Pasolini, 'Filmcritica', 94, febbraio 1960)"Visto a distanza, col senno del poi, 'La dolce vita' fa figura di spartiacque nel panorama del cinema italiano del dopoguerra. In un certo senso, anzi ne segna la fine, e l'inizio di una nuova epoca. La sua importanza e il suo significato possono essere riassunti in questi punti: 1) rappresentò, nella carriera del suo autore, l'approdo alla maturità espressiva; 2) contribuì a quel rinnovamento dei modi narrativi che fu il fenomeno più vistoso nel cinema degli anni sessanta; 3) ripropose, come già avevano fatto Rossellini prima

CURIOSITÀ SU LA DOLCE VITA

Il film ha ricevuto una Palma d’Oro al Festival di Cannes e un David di Donatello come Miglior regia (1960). L’anno seguente si è aggiudicato tre Nastri d’Argento e nel 1962 il Premio Oscar per i Migliori costumi.

Intorno alla metà degli anni ’90 la pellicola è stata restaurata per Mediaset-Cinema Forever con la supervisione di Vincenzo Verzini; mentre nel 2010 un nuovo restauro è stato eseguito con la collaborazione di Ennio Guarneri.

Dopo quindici giorni di proiezione, La dolce vita aveva già coperto i costi di produzione. La pellicola occupa il sesto posto nella classifica dei film italiani più visti di sempre con quasi 14 milioni di spettatori paganti (dati 2016). Dino De Laurentiis avrebbe preferito come protagonista Paul Newman o Gérard Philipe, per assicurarsi il favore del mercato internazionale.

INTERPRETI E PERSONAGGI DI LA DOLCE VITA

Attore Ruolo
Marcello Mastroianni
Marcello Rubini
Anita Ekberg
Sylvie
Anouk Aimée
Maddalena
Yvonne Furneaux
Emma
Magali Noël
Fanny
Alain Cuny
Steiner
Annibale Ninchi
Padre di Marcello
Walter Santesso
Paparazzo
Valeria Ciangottini
Paola
Mino Doro
Amante di Nadia
Audrey McDonald
Jane
Jacques Sernas
Il divo
Polidor
Il Clown
Lex Barker
Robert
Laura Betti
Laura
Enzo Cerusico
Fotografo
Adriano Celentano
Cantante Rock
Riccardo Garrone
Riccardo
Nadia Gray
Nadia
Renée Longarini
Signora Steiner
Gianfranco Mingozzi
Il pretino in casa Steiner
Enzo Doria
Fotografo
Giulio Paradisi
Fotografo
Carlo Di Maggio
Totò Scalise, produttore
Alain Dijon
Frankie Stout
Giulio Citti
Uomo al Night
Lilly Granado
Lucy
Maurizio Guelfi
Giornalista
April Hennessy
Donna in Via Veneto
Gloria Henry
Donna in Via Veneto
Angela Wilson
Donna in Via Veneto
Noel Sheldon
Uomo In Via Veneto
Angela Giavalisco
Donna all'aeroporto
Mara Mazzanti
Donna all'aeroporto
Maria Teresa Vianello
Donna all'aeroporto
Teresa Tsao
Donna al night
Gianni Querrel
Uomo al night
Thomas Torres
Giannelli, giornalista in ospedale
Giulio Girola
Dr. Lucenti
Romolo Giordani
Uomo al castello
Nina Hohenlohe
Donna Al Castello
Gloria Jones
Gloria
Harriet Medin
Edna, segretaria di Sylvie
Adriana Moneta
Prostituta
Anna Maria Salerno
Amica della prostituta
Cesarino Miceli Picardi
Signore al dancing
Francesco Lori
Uomo nella sequenza del miracolo
Ada Passeri
Donna nella sequenza del miracolo
Desmond O'Grady
Ospite di Steiner
Fabrizio Capucci
Fotografo alla conferenza stampa
Alessandro von Norman
Interprete conf. stampa
Leonida Repaci
Invitato in casa Steiner
Anna Salvatore
Invitata in casa Steiner
Doris Pignatelli
Signora con il mantello bianco
Eugenio Ruspoli di Poggio Suasa
Don Eugenio Mascalchi
Franco Rossellini
Il bel cavallerizzo
Cristina Paolozzi
Ragazza che ride
Elisabetta Cini
Duchessa dormiente
Giuliana Lojodice
Cameriera in casa Steiner
Renato Mambor
Giovanotto alto
Lucia Vasilicò
Ragazzina che si confessa
Oliviero Prunas
Figlio del principe
Giò Staiano
Pierone
Vadim Wolkowsky
Principe Mascalchi
Italo Zingarelli
Don Giulio

PREMI E RICONOSCIMENTI PER LA DOLCE VITA

Oscar - 1962

  • Premio migliori costumi per un film in bianco e nero
  • Candidatura miglior regista a Federico Fellini
  • Candidatura migliore sceneggiatura originale a Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano, Brunello Rondi
  • Candidatura migliore scenografia per un film in bianco e nero

Festival di Cannes - 1960

  • Premio Palma d'Oro

David di Donatello - 1960

  • Premio miglior regista a Federico Fellini
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