La bambina che non voleva cantare: recensione del film sull'infanzia della cantante Nada

10 marzo 2021
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Un film per Rai 1 che racconta l'infanzia in provincia e il tribolato rapporto con la madre della cantante Nada, La bambina che non voleva cantare è una delicata storia sulla formazione di un'artista di talento che non vedeva l'ora di vivere l'amore. La recensione di Mauro Donzelli.

La bambina che non voleva cantare: recensione del film sull'infanzia della cantante Nada

Tutto è iniziato con la storia di una famiglia, raccontata dal punto di vista di una bambina con molto talento che voleva restare in provincia, e quel talento usarlo solo nel paese e per la madre, che sembrava rinascere dalla sua depressione quando l'ascoltava cantare. Tutto è cominciato con Il libro di memorie Il mio cuore umano, la storia dell'infanzia di Nada, prima di diventare un'icona ragazzina della musica italiana alla fine degli anni '60, e poi un'artista personale e anticonformista. Proprio questa personalità, chiara fin da bambina, viene ora raccontata in un film di Costanza Quatriglio, che di quella storia si è innamorata da tempo, avendogli già dedicato qualche anno fa un documentario.

La famiglia, si diceva, ma è tutto il contesto sociale di un paese toscano piccolo e in mezzo alla campagna, negli anni Sessanta, a rappresentare il cuore e il terreno fertile in cui il talento della giovanissima Nada è stato prima notato e poi è sbocciato: “un dono divino, una margherita fra le gramigne”. Suo malgrado. Da qui il titolo, La bambina che non voleva cantare.

L'universo della piccola Nada è costituito dalla nonna, dalla sorella, avviata al matrimonio e a una vita lontano dal paese, dal padre Gino (Sergio Albelli), pacifico e silenzioso, dal talento per il clarinetto sempre relegato a passatempo casalingo, quasi segreto, e la madre Viviana (Carolina Crescentini), colpita da frequenti depressioni che la isolano e rischiano di portarla via, a un certo punto anche letteralmente, dalla figlia e dalla famiglia. Nada viene casualmente fatta cantare da bambina nel coro della chiesa, e da quel momento tutti scoprono la sua voce prodigiosa. Un talento che per la bambina è una cura miracolosa per lenire il male oscuro della madre, diventa una sorta di superpotere da dosare come una medicina, per far tornare il sorriso in casa, senza abusarne.

È così che cresce, Nada, alimentando lo studio della musica, guidata da uno strepitoso Paolo Calabresi nei panni di un maestro di musica "troppo sensibile". Quel canto che è fonte di piacere più per la mamma che per lei, che esercita per tenerla vicina, con la paura che possa portarla via dal mondo a lei caro, quello del paese in cui è cresciuta.

La bambina che non voleva cantare è la storia di formazione di una ragazza che scopre un talento e studia canzoni ispirate da un amore tormentato che non vede l'ora diventi vissuto in prima persona, con all'orizzonte un'altra ragione per cantare che non sia far star meglio la madre. L'obiettivo è scoprire come "si possa anche essere felice facendo questo mestiere", superando i tormenti irrazionali dell'infanzia, raccontando qualcosa di personale e non vissuto da altri, superando le paure di farlo davanti a tanta gente, su un palco, fino al battesimo di fuoco: la serata del festival di Sanremo del 1969 in cui la sua esibizione di Ma che freddo fa le cambiò la vita, lanciandola come fenomeno di popolarità, non solo in Italia.

Un storia semplice, raccontata con sfumature fra il candore e l'ingenuità, come la realtà di provincia italiana di quegli anni, eppure piena di speranza genuina per il futuro. La Quatriglio conferma un'abilità rara nel tratteggiare con grande sensibilità le delicate tempeste emotive dell'animo umano, rendendo esemplari e universali percorsi di vita singolari. Le viene in aiuto la scoperta del talento cristallino, molto personale, non solo musicale ma anche recitativo, della giovane Tecla Insolia, che interpreta la protagonista. Questa volta, per l'autrice palermitana, è la musica la chiave per entrare sottovoce nell'universo in frenetico movimento di un carattere placido, in apparenza, come quello della giovane Nada. È attraverso il suo talento, scoperto così precocemente, che chi le vive intorno trova la forza per compiere un cambiamento, per piccolo che sia.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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