Guardiani della galassia - la nostra recensione del film di James Gunn

15 ottobre 2014
3.5 di 5
87

I Marvel Studios adattano un fumetto minore e inaugurano una nuova saga

Guardiani della galassia - la nostra recensione del film di James Gunn

Rapito sulla Terra nel 1988 da pirati spaziali, Peter "Star Lord" Quill, ormai adulto, tira a campare nello spazio con lavoretti poco puliti, finché le circostanze non lo mettono di fronte a una minaccia che rischia di compromettere le sorti della galassia intera. Eroe riluttante, incontrerà sulla sua strada complici ancora più riluttanti: l'aliena Gamora, il vendicativo Drax il Distruttore, il procione mutato Rocket e l'albero umanoide Groot.

Guardiani della galassia è l'adattamento del fumetto omonimo Marvel, risalente al 2008, firmato da Dan Abnett e Andy Lannind, reboot di una serie nata nel 1969 sulle pagine della rivista "Marvel Super Heroes". Grandissimo successo negli States, il film arriva ora in Italia con una fama positiva, corroborata da un'acclamazione considerevole sui social. Pare di capire che sia piaciuto perché irriverente, diverso, scanzonato.
Probabilmente però un approccio di questo tipo potrebbe portare lo spettatore a rimanere piuttosto deluso: Guardiani della galassia è di sicuro irrivererente, diverso e scanzonato, ma solo poco di più della produzione Marvel media, in particolare di quella disneyana. Perché per ritenerlo sufficientemente diverso dovremmo ignorare il sarcasmo battutaro e sdrammatizzante di Tony Stark, oppure il caos cartoon di The Avengers, oppure ancora l'autoironia spiritosa alla quale attinge in abbondanza il finale di Thor: The Dark World. Forse il film di James Gunn si spinge leggermente oltre, ma non fino al punto da piegare le aspettative del pubblico di riferimento a una parodia autodistruttiva. Sotto la superficie, eroismo, scene madri, seduzioni, sarcasmi e scontri nodali sono in fondo sempre gli stessi.

Più interessante è piuttosto il modo in cui Guardiani della galassia concilia due target diversi: gli ultratrentenni e gli adolescenti. I primi, non attirati da grandi nomi come Spider-Man, Hulk o Iron Man, sono blanditi con un ammiccamento ai magici anni Settanta e Ottanta che automaticamente trasforma figure stereotipate in tipi accattivanti. Peter, che ascolta nostalgiche musicassette, comincia omaggiando l'Indiana Jones nel prologo dei Predatori e prosegue guidando il suo simil-Millennium Falcon come un novello Solo, con alle spalle un Groot verbalmente poco comunicativo come un Chewbacca. C'è molto del primo ruspante Guerre Stellari in I guardiani della galassia.
Catturata l'attenzione dei più attempati, la macchina del blockbuster si avvolge nel gusto odierno dei ragazzi: gli effetti visivi enfatizzati, il procione Rocket in CGI, la regia barocca e sovraccarica, la sexy Gamora combattente e avatarizzata, provvedono a coinvolgere chi gli inchini al passato giustamente nemmeno li nota.

Ci si diverte, ma più che per il sopravvalutato contenuto, per il modo in cui l'intero film ufficializza, senza l'interferenza di personaggi arcinoti e iconici, una realtà incontrovertibile: il cinecomic è diventato a Hollywood la rilettura contemporanea delle saghe d'evasione di venti-trent'anni fa.





  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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