Edge of Tomorrow - la recensione del film di fantascienza con Tom Cruise

28 maggio 2014
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Doug Liman dirige l'attore in un film di loop temporali, spettacolare e (ma) ripetitivo come un videogame.

Edge of Tomorrow - la recensione del film di fantascienza con Tom Cruise

Tom Cruise è un osso duro, si spezza ma non si piega. Travolto dai fallimenti dei suoi matrimoni e dalle roventi polemiche sulla sua sto(r)ica militanza in Scientology, si è buttato anima e corpo nel lavoro. A quasi 52 anni (portati benissimo) sul set dimostra di avere la stamina di un ventenne, o forse sfoga semplicemente in questo modo le energie negative che ha accumulato in questi ultimi anni. Gli va dato atto di avere mantenuto inalterato un carisma che, quando indovina il progetto giusto, rifulge e convince come non mai.

Ecco dunque che, dopo averci provato coll'ambizioso ma deludente Oblivion, Cruise sceglie un film che gli viene cucito addosso, a misura del pubblico prevalentemente giovane e maschile a cui è diretto. La storia d Edge of Tomorrow è tratta da "All You Need is Kill", un light novel giapponese - da non confondersi coi manga e i graphic novel - che consiste in un romanzo breve illustrato, genere di grande successo presso il pubblico young adult (medie/superiori): a quanto pare i ragazzi di tutto il mondo ai libri preferiscono trame brevi e forti, corredate da disegni.

A differenza dell'originale, il personaggio di Tom Cruise, William Cage, non è una recluta, ma un ufficiale che si occupa di pubbliche relazioni – elemento interessante anche se poco sfruttato – e deve "vendere" le vittorie dell'esercito umano in tragica difficoltà con i Mimic, misteriose creature aliene mostruose e micidiali, cui manca pochissimo per conquistare la Terra. Trasportato a Londra dove lo attende un burbero generale, Cage apprende di dover seguire le truppe al fronte. Quando si rifiuta, adducendo a pretesto la sua vigliaccheria e inesperienza, viene – un po' bruscamente – spedito in una missione suicida su una spiaggia, variante sci-fi dello sbarco in Normandia. E suicidio è. Non una, ma innumerevoli volte, perché dopo uno scontro con un alieno particolare, Cage resta preso in un loop in cui si ritrova a vivere la stessa scena e la sua morte all'infinito. Alleandosi con l'eroina delle Forze Speciali Rita Vrataski, che ha avuto in passato la stessa esperienza, diventa un supersoldato e riesce a scoprire il cuore – la mente - pulsante della razza aliena.

Anche se i riferimenti più immediati sembrano gli ottimi Source Code e Looper, film - quest'ultimo - che giocava con molta sapienza sull'idea stessa del loop e del paradosso temporale, con un'altrettanto tosta Emily Blunt, Edge of Tomorrow deve altrettanto al geniale Ricomincio da capo. Il tempo che viene dato da rivivere, infatti, dopo il panico e la frustrazione iniziale, è impiegato per migliorare se stessi, ai fini della conoscenza e della vittoria, e del cult di Ramis ci sono echi ben precisi -sia pure meno comici - anche nel rapporto tra Cage e Rita.

L'intelligenza di questo film, che ricorda per molteplici motivi anche un capolavoro misconosciuto come Starship Troopers, di cui ripropone anche il particolare umorismo, sta semmai nell'adattare tutte queste influenze a un'epica tecnologica moderna e spettacolare, capace di parlare soprattutto al cuore dei ragazzi e degli appassionati giocatori, visto che della logica del videogame, coi dovuti aggiustamenti, ripropone la struttura basilare. Certo, chi non è familiare con queste dinamiche rischia di annoiarsi di fronte al riproporsi di certe situazioni. Forse per questo noi abbiamo preferito il film quando il “fronte” si apre e la visuale si allarga, mentre i nostri eroi si dirigono verso Parigi, uno dei cui simboli moderni subisce un'epica distruzione.

Tra i punti forti, oltre agli attori, c'è il design globale del film, opera dello scenografo Oliver Scholl (Independence Day tra i suoi credit) e del direttore della fotografia Dion Beebe. Ben utilizzato il 3D e buoni, nonostante il massiccio uso del CGI, gli effetti supervisionati da Nick Davis, orchestrati in modo impeccabile da Doug Liman, per un film che, se non ci ha fatto gridare al miracolo, stimolerà all'inverosimile il testosterone degli spettatori.

 



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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