Copperman Recensione

Titolo originale: Copperman

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Copperman: la recensione del film con Luca Argentero

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Copperman: la recensione del film con Luca Argentero

Afflitto da un ritardo mentale che lo porta a vedere il mondo in modo del tutto personale, Anselmo (Luca Argentero) sin da piccolo interagisce sul serio solo con poche persone: la mamma (Galatea Ranzi), la coetanea di cui si è invaghito (Antonia Truppo da adulta), il fabbro Silvano (Tommaso Ragno). Le difficoltà della vita lo porteranno a vestire i panni dell' "uomo di rame", "Copperman", un supereroe come il babbo che non ha conosciuto, almeno stando a quel che dice la mamma.

"Non sembra un film italiano" è l'ambiguo elogio che di solito si elargisce a lungometraggi nostrani che si azzardino a pescare ispirazioni o generi al di fuori della prassi consolidata del nostro mercato interno. Nonostante questa procedura decenni fa fosse normale, portando persino alla nascita dello spaghetti western o a un nostro filone di peplum, per fare qualche esempio, oggigiorno un progetto come Copperman viene accolto come un esperimento, un rischio, una stranezza.
La sceneggiatura firmata a otto mani è stata sapientemente messa in mano al regista Eros Puglielli, dalla neonata casa di produzione Eliofilm. Lontano dal cinema per diversi anni, con il recentissimo eccentrico Nevermind ancora in attesa di distribuzione, Puglielli sembrava in attesa di un progetto di questo tipo, per mettere il suo tocco visionario e libero al servizio di un copione naturalmente fantastico e fiabesco. Con numi tutelari identificati in Jean-Pierre Jeunet e Hayao Miyazaki (involontario invece Forrest Gump, garantiscono gli autori), troupe e attori confezionano un'esperienza che immerge una fiaba bizzarra e non priva dei doverosi aspetti neri, in un'atmosfera audiovisiva che valorizza i paesaggi umbri. La stessa città di Spoleto si trasfigura in un'idea di paese suggestiva e non ancorata a tutti i costi a un contenuto chiuso, autoreferenziale, tutto italiano.

Con l'aiuto del direttore della fotografia Alfredo Betrò, Puglielli non lascia nulla al caso nella costruzione dell'inquadratura, dei movimenti di macchina, della luce e dei colori, il resto lo fanno tutti i collaboratori, e in primis gli attori principali. Argentero si dimostra simpatico e deciso a bilanciare il rispetto per l'handicap con la sospensione fiabesca che la sceneggiatura richiede, mentre Galatea Ranzi e Antonia Truppo hanno l'occasione per percorrere il binario alternativo che il film rappresenta anche nella loro carriera.
L'idea del supereroe, con un'armatura di metallo artigianale spiritosa ben progettata da Roberto Molinelli, farebbe pensare al cinecomic nostrano di Lo chiamavano Jeeg Robot: non è escludibile che il progetto di Copperman, antecedente al film di Mainetti, sia stato finanziato anche per l'esistenza di quel film, ma bastano cinque minuti di visione per rendersi conto che Copperman non ne segue affatto la scia, usando il supereroismo più che altro come metafora poetica (anche se non mancano discrete scene d'azione con un buon uso di effetti visivi, montaggio e musiche di Andrea Guerra).

L'entusiasmo degli autori e del cast è contagioso, e dispiace forse ammettere, a denti stretti, che nella seconda metà abbiamo avvertito un certo calo di ritmo, dovuto forse a una certa ripetitività di situazioni (specie quelle legate al villain) e a una digressione sugli altri malati del centro piuttosto faticosa. Copperman è uno di quei film in cui non vorresti notare difetti, anche se razionalmente non puoi fare a meno di notarli. Non è partigianeria, è la consapevolezza di una professionalità che non ha paura di confrontarsi con modelli complessi. "Non sembrare un film italiano" è una strada alternativa che vale la pena di percorrere. Anzi, di ri-percorrere.

Copperman
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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