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Tony Scott - Una vita al massimo

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Il nostro ricordo del regista scomparso.


La notizia del suicidio di Tony Scott ha sconvolto e scioccato la comunità dei suoi pari, a Hollywood, e i suoi moltissimi fan.
A quanto pare la sua depressione era un segreto per tutti, visto che nessuno si aspettava un gesto così estremo. Delle centinaia di messaggi di cordoglio e ricordi apparsi su Twitter, ci piace condividere quello di Joe Carnahan, che dopo aver dato la notizia, incredulo, ha scritto molti tweet densi di memorie personali (cambiando tra l'altro il suo avatar con una foto del regista), tra cui questo:

Tony mi ha REGALATO una carriera commerciale in un'epoca in cui sui cartelloni avrebbe potuto esserci scritto “film di Tony Scott, John Woo e Chicacchioèqueltizio.
Io avevo avuto la fortuna di incontrarlo quando ero una giovane giornalista appassionata, nel 1993, in occasione della presentazione di uno dei suoi film più belli, True Romance (Una vita al massimo), scritto da Quentin Tarantino.
Camicia aperta sul petto, catena al collo, stivaletti da biker con punte in acciaio (le moto erano una sua grande passione), sorriso aperto e risata cordiale, dava un'impressione di grande vitalità, simpatia, e – al contrario del fratello Ridley – assoluta incapacità di prendersi troppo sul serio. Un inglese americanizzato, che sembrava perfettamente adattato nella cultura del suo paese d'adozione. Al termine dell'intervista, che aveva molto apprezzato, mi aveva scritto su una sua foto una dedica col mio nome e la frase tormentone del film “you're so cool!”, proprio lui che era uno degli uomini più cool che avessi mai incontrato.

Nato il 21 luglio 1944 in Inghilterra, Tony Scott deve il suo debutto nel cinema proprio al fratello Ridley.
Nel 1958, a 16 anni, è protagonista del suo primo film, il corto Boy and a Bycicle. All'epoca pensa ancora di fare il pittore, ma il successo del fratello in campo pubblicitario gli fa cambiare idea e dà il via a una lunga carriera nel settore. Dopo aver diretto centinaia di premiati commercial tv nel corso di una ventina d’anni, Tony firma nel 1983 il suo primo film, la raffinata storia di vampiri The Hunger (Miriam si sveglia a mezzanotte), un film patinato ed elegante, che ha tra gli interpreti anche David Bowie e fa scalpore all'epoca per la scena saffica tra Catherine Deneuve e Susan Sarandon.
Tre anni e numerosi commercial dopo questo fallimento al box office, Scott accetta controvoglia la regia di un film che diventa il primo blockbuster della sua brillante carriera: Top Gun, oltre a portare il suo nome nella serie A dei registi di Hollywood, lancia nell'olimpo delle star il 24enne Tom Cruise. Prodotto da Jerry Bruckheimer, è un film dedito all'esaltazione della virilità, con riprese spettacolari e una colonna sonora di Giorgio Moroder, autore cult degli anni Ottanta, per mesi ai primi posti delle hit parade mondiali.



La seconda collaborazione con
Brukheimer, Un piedipiatti a Beverly Hills con Eddie Murphy, non gli porta altrettanta fortuna. Anche se gli incassi lo premiano, la critica lo massacra, e Scott ci rimette anche la moglie, che chiede il divorzio quando scopre una tresca tra il regista e l'allora signora Stallone, Brigitte Nielsen.
Dopo i fiaschi commerciali di Revenge e Giorni di tuono (che ripropone la star di Top Gun, assieme alla futura moglie, Nicole Kidman, impegnata stavolta nel mondo competitivo delle corse Nascar), arriva il successo meritato di L'ultimo boyscout: scritto da Shane Black e interpretato da Bruce Willis, è la prima delle sue pellicole cult, un thriller misogino e spettacolare, che mette in mostra la capacità del regista di girare action movies adrenalinici e violenti, conditi da un bel senso dell'umorismo.



Una vita al massimo
, scritto come dicevamo da Tarantino, resta uno dei suoi migliori film. Dentro c'è tutto: una storia ben congegnata, personaggi interessanti, attori in stato di grazia, e il palese divertimento del regista nell’affrontare questo tipo di storie. Christian Slater è un delinquentello di mezza tacca che tenta un colpo azzardato rubando cocaina alle persone sbagliate, il suo Mentore è Elvis Presley sotto le spoglie di Val Kilmer, Patricia Arquette è la sua giovane e bella compagna, e il cast è completato in ruoli da classici caratteristi da Dennis Hopper, Christopher Walken (memorabile resta la loro scena insieme), James Gandolfini, Gary Oldman, Brad Pitt, Samuel Jackson, Chris Penn e Tom Sizemore.

Con questo film Tony Scott si emancipa finalmente dallo stereotipo che lo dipinge come il fratello meno dotato e più superficiale di Ridley, anche se certa critica gli rimprovera ancora l'eccessiva violenza e il ritmo frenetico dei suoi actioner. Dopo questo film low cost, il regista torna nel 1995 a budget più consistenti con Allarme rosso, un thriller classico e con qualche cliché ambientato in un sottomarino, con alcune gustose caratterizzazioni. Il film vede anche il primo incontro del regista con quello che diventerà il suo attore feticcio, Denzel Washington.

Gli anni Novanta alternano alti e bassi nella carriera di Scott. Non piace né alla critica né al pubblico The Fan, del 1996, nonostante la presenza di Robert De Niro e Benicio del Toro. Il successo gli arride con Nemico Pubblico, mentre una parziale delusione, almeno dal punto di vista commerciale, viene nel 2001 da Spy Game, con Robert Redford e Brad Pitt. Il critico Roger Ebert, che pure lo apprezza, lo definisce “tutto stile e superficie, un elegante artefatto creato con un montaggio veloce e quel tipo di grezzo glamour che si trova nelle pubblicità di moda”.
La verità è che Tony Scott dalla pubblicità prende il meglio: la velocità del montaggio, la tessitura di immagine e sonoro e la ricerca dell'effetto capace di stimolare le terminazioni nervose dello spettatore, per applicarle a un cinema di genere che non è mai uguale a se stesso.

Man On Fire, suo secondo film con Denzel Washington nel 2004, viene di nuovo criticato per il cinismo e la violenza, ma il pubblico lo premia riempiendo le sale. Nello stesso anno Tony Scott realizza il corto Agent Orange, una love story raccontata con stile psichedelico.

Lo stesso stile che l'anno successivo perfeziona in Domino, un film per molti aspetti sorprendente: nella storia della modella e cacciatrice di taglie Domino Harvey, Scott vede infatti sia un modo per criticare la tv americana e il mito della frontiera, che l'occasione per un esperimento narrativo: la storia procede – o retrocede – grazie ai cambi di luce, colore, accelerazioni, rallentamenti e distorsioni, passaggi temporali e scene pulp da antologia. Anche se il pubblico lo ignora e la critica lo stronca, nonostante i suoi difetti è un film vivo e affascinante, che ricorda quel cinema degli anni Settanta in cui la costruzione spazio temporale delle storie non era piatta e scontata, e l'intelligenza dello spettatore non veniva mai sottovalutata.

Nel 2005 arriva Deja Vu, un film che affronta il tema dei paradossi spazio-temporali tanto cari alla fantascienza, opera di puro entertainment che diverte il pubblico.
La quarta e la quinta collaborazione tra Tony Scott e Denzel Washington avvengono poi con il remake de Il colpo della metropolitana, Pelham 1 2 3, e col thriller Unstoppable, del 2010, suo ultimo film.



Attivissimo come produttore assieme al fratello con la Scott Free, Tony Scott stava considerando un sequel di Top Gun.
Del male oscuro che l'ha divorato dentro, spingendolo a un gesto tanto estremo, niente sappiamo, ma ci associamo al dolore e allo shock dei suoi moltissimi amici, dei famigliari e dei colleghi, che vedono spegnersi in questo modo assurdo una delle stelle più brillanti del cinema mondiale.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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