Tommy Wiseau, la storia del peggior regista del mondo raccontata in The Disaster Artist

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Tommy Wiseau, la storia del peggior regista del mondo raccontata in The Disaster Artist

Se durante l'epoca romantica dei primi decenni del cinema era stato Ed Wood, il regista peggiore del mondo, a meritare la discutibile pernacchia alla fine del XX secolo è stato probabilmente, con meno poesia e più muscoli di serie Z, il germanico Uwe Boll, da poco ritiratosi. Il nuovo millennio, invece, è il regno incontrastato di Tommy Wiseau, con un solo film, ma è bastato. The Room, del 2003, è un oggetto così goffo, mal recitato e senza misura, da entrare nel calderone dei trash da guardare in fondo con simpatia. A distanza di più di un decennio ce ne parla alla grande James Franco, che con The Disaster Artist racconta proprio la genesi di quello scult, riproponendone delle scene assolutamente identiche, scegliendo di interpretare in prima persona il misterioso Tommy.

Già, chi è Mr Wiseau, arrivato a Los Angeles con un improbabile accento est europeo, spacciato per originario di New Orleans?

"Ho abitato per un periodo in Francia, molto tempo fa", ha dichiarato nel 2014. "Poi mi sono trasferito a New Orleans, dove ho dei famigliari, poi mi sono spostato nella zona della baia di San Francisco. Lavoro in un ospedale, per la città, ma ho sempre voluto essere un attore". Ma sarà vero? E come ha trovato i soldi per trasferirsi a Hollywood e girare il film? In un documentario realizzato nel 2006, Room Full of Spoons, Rick Harper sostiene di aver indagato a fondo e scoperto che Tommy avrebbe origini polacche, per l’esattezza di Poznan. Schiacciato dalle prove, alla fine il nostro ha confessato pochi mesi fa, durante la promozione di The Disaster Artist, la sua provenienza europea, ma ha aggiunto di essere "molto orgoglioso di essere americano", dopo essere cresciuto “molto tempo fa in Europa". Il suo collaboratore e amico intimo Greg Sestero racconta di storie contraddittorie confidate nel tempo da Wiseau, che arrivò a dire di essere stato "maltrattato dalla polizia francese in seguito a un ingiusto arresto durante un raid antidroga in un ostello della gioventù, mentre lavoravo come lavapiatti a Strasburgo. Per questo emigrai negli Stati Uniti da degli zii che vivevano nella zona di New Orleans".

Ma che sia vero o falso, in fondo cosa importa, la realtà è che Tommy Wiseau è diventato un personaggio di culto, l’appassionato totalmente privo di talento che si ostina a inseguire il suo American dream, in cui tante persone possono identificarsi senza problemi. Sicuramente molti abitanti di Los Angeles, che fanno i camerieri in attesa di “sfondare come attore”, che hanno affollato le proiezioni del suo film fin dalla première del 2003. Un appuntamento con spettacolo del pubblico dal vivo, urla, commenti e applausi a scena aperta, come non si vedeva dai tempi del Rocky Horror Picture Show.

Fatto sta che Tommy nella Bay Area ha fatto di tutto per anni, dal venditore di giocattoli al porticciolo di Fisherman’s Wharf all’operaio in ospedale. Fino a diventare molto benestante vendendo abbigliamento difettato a basso costo: non possiamo pretendere che uno come lui privo di talento possa diventare propriamente ricco.

A questo punto lo ritroviamo all'inizio del film di James Franco, sognatore giunto a Los Angeles con un gruzzoletto pronto da essere investito per fare il suo primo film. Il resto lo racconta egregiamente The Disaster Artist, in uscita il 22 febbraio, il miglior film della carriera d'autore di Franco, frenato sulla soglia degli Oscar dalle accuse di molestie fatte pubblicamente da alcune donne nei suoi confronti. Ma non pensiate di trovare, o aver bisogno, di verità accertate su Tommy Wiseau, peggior regista del nuovo millennio. Perché lui è la nostra coperta di Linus, la dimostrazione che si può avere successo, basta volerlo fortemente, anche senza avere un talento a sostenerci. Attenzione, però, questo vale solo per il cinema.



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