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Ti mangio il cuore e la vera emergenza mafiosa italiana: incontro con Pippo Mezzapesa e l’esordiente Elodie

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La quarta mafia la più violenta e la vera emergenza criminale italiana è raccontata in Ti mangio il cuore, presentato al Festival di Venezia e in uscita nelle sale. Ne parlano il regista Pippo Mezzapesa e la sorprendente Elodie, all'esordio al cinema.

Ti mangio il cuore e la vera emergenza mafiosa italiana: incontro con Pippo Mezzapesa e l’esordiente Elodie

A pochi chilometri da un mare incontaminato, in un contesto di grande bellezza si nasconde un fenomeno criminale fra i più preoccupanti del nostro Paese, quello della mafia foggiana e garganica. Ci hanno pensato Carlo Bonini e Giuliano Foschini a raccontarlo nel libro Ti mangio il cuore, un titolo che ben si intona con la brutalità del modus operandi. Arriva ora un adattamento per il cinema diretto da Pippo Mezzapesa, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia. Nel cast una sorprendente Elodie, all'esordio nella recitazione al cinema, insieme a Francesco Patanè, Francesco Di Leva, Lidia Vitale, Brenno e Michele Placido oltre a Tommaso Ragno.

In Ti mangio il cuore siamo in una Puglia arsa dal sole e dall’odio. "Il promontorio del Gargano è conteso da criminali che sembrano venire da un tempo remoto governato dalla legge del più forte. Una terra arcaica da far west, in cui il sangue si lava col sangue. A riaccendere un'antica faida tra due famiglie rivali è un amore proibito: quello tra Andrea, riluttante erede dei Malatesta, e Marilena, bellissima moglie del boss dei Camporeale. Una passione fatale che riporta i clan in guerra. Ma Marilena, esiliata dai Camporeale e prigioniera dei Malatesta, contesa e oltraggiata, si opporrà con forza di madre a un destino già scritto".

Proprio a Venezia il regista ne ha raccontato la genesi. “Me l’avevano proposto quando il libro era ancora in bozze. Una puntale analisi sul fenomeno della mafia foggiana e garganica chiamata la quarta mafia. È efferatissima, uccide togliendo la faccia e il ricordo. Leggendo fra varie storie ho individuato quella della prima pentita, che già nella cronaca mi aveva interessato. Un incontro che mi ha permesso di raccontare un mondo crudele sotto la lente d’ingrandimento di un amore impossibile, bruciante, fra due protagonisti pieni di voglia di vivere. Per me due sono stati i punti di partenza: il bianco e nero e Elodie. A pranzo con il produttore, Nicola Giuliano di Ingio, e si ragionava della possibilità di quale attrice sceglier per un personaggio così forte, contrastato e con grande grinta, capace di scelte radicali ma anche fragilità. L’ho spiazzato con la proposta di Elodie, ma lui è un istintivo come me e l’ha accolta. L’abbiamo subito accerchiata, cercando di fargli leggere la sceneggiatura. Lei è più pazza, istintiva e coraggiosa di tutti e si è tuffata in questa esperienza. Esordire con un personaggio così complesso non è da tutti”.

Elodie è stata una delle protagoniste più amate dai fan del Festival di Venezia, accolta con grande calore. Così ha commentato la sua esperienza in Ti mangio il cuore. “Da tempo pensavo che sarebbe stata bella un'esperienza come attrice. Attendevo la magia, qualcosa che mi colpisse, per fare qualcosa che non faccio nel mio lavoro di cantante. Leggendo di Marilena mi è sembrata sfaccettata e bella, vera, con un carattere complesso, innamorata. Forse era pretenzioso esordire con lei, ma è stata l’occasione per confrontarmi con qualcosa di distante e profondo. Faccio musica di intrattenimento, dovevo parlare con un’altra vibrazione. Sono orgogliosa delle scelte di questa donna, sceglie la vita non subendo certi schemi. Mi ha fatto scoprire cose di me grazie soprattutto al lavoro fatto con gli altri, insieme, scoprendo anche delle mie fragilità”.

Sulla scelta del cast, Mezzapesa ha detto di averlo “scelto con particolare impegno e attenzione. Ho voluto raccontarla, questa storia, con interpretazioni che potessero mimetizzarsi nella realtà e restituire anche personaggi forti, archetipici. Credo di esserci riuscito e in questa composizione Elodie è stata una pietra preziosa. Credo nel dialogo con il pubblico e ho anche l’ambizione di contribuire a riportarlo in sala. Persone come lei, con sua forza e potenza espressiva possono aiutare a farlo. Donne che amano di amore differente ma forte. Una Elena di Troia che si attiva con scelte forti capaci di sovvertire gli eventi. Ho evitato una visione oleografica di un territorio che conosco molto bene, di raccontare le ferite, le ombre oltre che le luci. Ho restituito tutta la sua crudezza, ma anche il suo entusiasmo e solarità. La voglia di far sì che queste ombre diventino finalmente delle luci”.

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