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Spaccaossa, la sorprendente storia di una criminalità senz’anima: incontro con Vincenzo Pirrotta e Ficarra e Picone

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Promettente esordio alla regia dell'attore Vincenzo Pirrotta, Spaccaossa, da oggi al cinema distribuito da Luce Cinecittà, colpisce per il suo ritratto di personaggi in equilibrio impossibile lungo un baratro morale. Il nostro incontro con il regista e gli sceneggiatori Ficarra e Picone.

Spaccaossa, la sorprendente storia di una criminalità senz’anima: incontro con Vincenzo Pirrotta e Ficarra e Picone

Una discesa agli inferi, sullo sfondo di una marginalità priva dell’anima, esistenziale più che sociale. Spaccaossa è duro fin dal titolo, dalla frase di lancio, fino a che punto siamo disposti a mutilarci per ottenere ciò che vogliamo? ma lo è ancora di più nel suo racconto, ispirato a un fatto di cronaca, di alcune persone disposte a simulare finti incidenti stradali per riscuotere gli indennizzi delle assicurazioni. Una truffa organizzata da un gruppo criminale da cui il regista (e protagonista) Vincenzo Pirrotta, all’opera prima ma con decine di regie teatrali e liriche alle spalle, trae spunto per “scavare nell’anima (nera) dei personaggi e raccontare un inferno popolato da esseri miserabili pronti a mutilarsi per pochi soldi, che porta alla luce una parte oscura della periferia di Palermo”.

Spaccaossa è scritto dallo stesso Pirrotta insieme a Ignazio Rosato con Salvo Ficarra e Valentino Picone, reduci dal grande successo come attori ne La stranezza, che per la prima volta si dedicano a una storia ben lontana dalla commedia. Inizialmente non avrebbe voluto recitare nella sua opera prima, ma poi Vincenzo Pirrotta è stato convinto a farlo, insieme a lui Selene Caramazza, Ninni Bruschetta, Giovanni Calcagno, Aurora Quattrocchi, Filippo Luna e con Luigi Lo Cascio e Simona Malato. Presentato alle Giornate degli autori di Venezia, prodotto da Attilio De Razza e Nicola Picone per Tramp Limited con Rai Cinema arriva nelle sale dal 24 novembre distribuito da Luce Cinecittà.

“Ho sentito la necessità di raccontare questa storia una volta sentita la notizia alla radio”, ha dichiarato Pirrotta incontrando i giornalisti. “Mi ha colpito subito il senso profondo di miseria che avvolge la vicenda, accaduta nel ventre molle della mia città, Palermo. Una doppia miseria: quella vestita di cinismo dei balordi delinquenti che reclutavano disperati della città per inscenare finti incidenti per truffare le assicurazioni e quella di chi accettava di farsi spaccare per poche migliaia di euro. Oltre al bisogno, alla sopravvivenza, a volte lo facevano per assecondare una sub cultura tipica delle periferie del sud, come organizzare una ricca festa per la comunione di una figlia, o permettere a un ludopatico di coltivare il suo vizio. Vorrei che restasse una domanda in testa allo spettatore di questo film: cosa sono disposto a concedere pur di ottenere qualcosa?”.

Sono stati subito conquistati e coinvolti con la loro società di produzione, Tramp Limited, Salvo Ficarra e Valentino Picone, come hanno raccontato. “Ci ha colpito come Vincenzo raccontando il progetto avesse saputo superare la cronaca e renderla narrazione. Ce ne siamo fatti carico volentieri produttivamente, mettendo a disposizione anche professionalità come quella del grande Daniele Ciprì alla fotografia che ha saputo rendere lo stato d’animo della città. Più che Palermo a essere livida, sono i personaggi a essere marci dentro. Non ci sono vittime o carnefici, sono tutti sul banco degli imputati insieme. Ti fa mettere in discussione fino a che punto arrivano le persone, degli aspetti della nostra società dell’apparire, dei mali moderni. Parla a tutti, e per quanto crudo e senza sconti ti tiene compagnia. Dopo che esci dalla sala continui a pensarci. I personaggi entrano nella tua vita, anche se non li giudichi, come non abbiamo fatto noi. Quasi ci si affeziona a qualcuno di loro, pur brutti, sporchi e cattivi. Ci è piaciuto spaziare verso sentimenti e sfumature che solitamente non frequentiamo. Ci siamo limitati a fare gli sceneggiatori, ad assecondare una storia particolare, mettendoci per deformazione dalla parte del pubblico. Si possono raccontare cose cosi drammatiche senza trascendere in quello che a Palermo chiamiamo il ‘tascio’. A Roma direbbero il coatto”.

Non ha mancato di citare riferimenti importanti, Vincenzo Pirrotta, omaggiando il western e delineando il suo personaggio, “un uomo senza qualità, che quando avrebbe potuto prendere una direzione diversa, addirittura passare per eroe, ma non lo fa. Ritorna nell’alveo della sua nullità. Non cerca neanche di vincere la condizione di miseria d’animo di quel sottobosco periferico. Una delle prime cose che abbiamo deciso è stata descrivere i personaggi come se camminassero sull’orlo di un baratro. Per farlo abbiamo usato anche la splendida voce di Giuni Russo, cantante troppo presto dimenticata nella mia città”.

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