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Source Code, la spiegazione del finale del film con Jake Gyllenhaal

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Source Code con Jake Gyllenhaal è un thriller in loop, con un finale enigmatico che merita una spiegazione, ma anche una riflessione.

Source Code, la spiegazione del finale del film con Jake Gyllenhaal

Source Code (2011) di Duncan Jones è un film di fantascienza con Jake Gyllenhaal, caratterizzato da una struttura narrativa precisa: il loop temporale. In particolare parliamo di 8 minuti, rivissuti all'infinito dal soldato Colter (Gyllenhaal), tramite un software che gli permette di abitare virtualmente gli ultimi otto minuti di vita di qualcuno, qui un pendolare qualsiasi di nome Sam. Questi è uno dei passeggeri di un treno fatto saltare da un attentatore: vivendo più e più volte il loop dal punto di vista di Sam, Colter deve capire chi sia il folle tra i passeggeri del treno, per impedirgli almeno di colpire ancora nella realtà.
Source Code ha un doppio colpo di scena nel climax: specialmente il secondo ha fatto grattare la testa a molti spettatori (noi compresi), cosa peraltro voluta dagli autori e dallo sceneggiatore Ben Ripley. Proviamo a capire cosa sia successo alla fine di Source Code.


Source Code, lo strano finale del film con Jake Gyllenhaal

Il primo colpo di scena riguarda la situazione fisica effettiva di Colter, che è tenuto in vita per miracolo, ridotto a un torso collegato al sistema virtuale del Source Code, quindi fino a quel momento tutte le interazioni che ha avuto con Colleen e col dr. Rutledge sono state sue proiezioni mentali di impulsi elettrici e nervosi. Sin qui, per quanto l'idea ci sembra appesantisca il fascino semplice della premessa, la cosa è estrema ma abbastanza chiara.
La stranezza avviene dopo: Colleen manda Colter di nuovo nel Source Code anche dopo che l'attentatore è stato arrestato con successo. Colter spera, nella realtà alternativa che ha vissuto tante volte, di salvare Christina e impedire lo stesso attentato, mentre nella realtà Colleen stacca la macchina dai resti di Colter e lo lascia morire. A questo punto Colter vive SOLO nella realtà del Source Code, sventa l'attentato, salva Christine e manda a Colleen una mail in cui le spiega che insieme hanno sventato un attentato di cui lei non sa ancora nulla, poi la prega di mostrare a Colter della pietà, quando lo manderà in missione. Come prego?
La chiave per capire è al 90% questa: la Colleen alla quale Colter manda la mail non è più la Colleen della realtà in cui Colter era stato collegato al Source Code per trovare l'attentatore. Al termine del film siamo all'interno di una realtà alternativa del tutto virtuale, in cui l'attentato non si verifica, perché la simulazione del Source Code va oltre gli 8 minuti, visto che "Sam" è sopravvissuto. In questa realtà alternativa, Colter si è ormai di fatto fuso del tutto in Sam, ma Colter esiste ancora, mezzo morto però non ancora assegnato ad alcuna missione! Come Colter scrive:

Se state leggendo questa mail, il Source Code funziona anche meglio di quanto lei e il Dr. Rutledge avevate immaginato. Credevate di aver creato 8 minuti di un evento passato, ma non è così. Avete creato un intero altro mondo.

Naturalmente, la vertigine dello spettatore diventa filosofica: dal punto di vista di Colleen che legge questo messaggio, il mondo in cui si trova allora è una simulazione? Oppure è una realtà alternativa che ha lo stesso valore dell'altra? Oppure ancora: che differenza fa? C'è una differenza? Cercavate una spiegazione, avete trovato un dilemma senza soluzione. E lì è forse il fascino più profondo della storia. Il Source Code è un passo verso la vita eterna?



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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