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Scream: i registi ci spiegano le loro regole per fare un ottimo requel

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Tra sequel, remake e reboot, sappiamo tutti ormai cosa significa requel. Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ci dicono le regole che hanno applicato per il loro ottimo Scream.

Scream: i registi ci spiegano le loro regole per fare un ottimo requel

Come l'esperienza di spettatori ci ha insegnato, non è affatto facile fare un buon film che riprenda personaggi, storie e ambientazioni di una serie di grande successo a cui siamo affezionati. Si rischia sempre la delusione o la mancanza di coerenza con l'originale. Cosa hanno fatto dunque Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett (col produttore esecutivo Chad Vilella, con cui costituiscono il collettivo Radio Silence) per realizzare il loro requel, Scream, che in quattro giorni in America ha fatto registrare un incasso di 35 milioni di dollari spodestando Spider-Man: No Way Home e in Italia è al momento secondo alle sue spalle? La cosa difficile, in questo caso, era riprendere le file di una storia terminata (non nel modo migliore) 11 anni fa con Scream 4 e rendere un degno omaggio all'ispirazione originale e al talento del compianto Wes Craven. Ecco le regole che gli autori hanno seguito per riuscirci.

  • Far sentire il pubblico come se si trovasse in balìa di un folle. Il suggerimento è arrivato ai registi mentre si preparavano all'impresa, direttamente da Patrick Lussier, che ha montato i primi 4 film della serie. Lussier ha raccontato che all'inizio del montaggio della prima sequenza del primo Scream, quella in cui Drew Barrymore risponde alla telefonata dell'assassino, fu proprio Wes Craven a dirgli questo. Elabora il concetto Gillett:
Nello specifico, posso dire a livello del montaggio, questo si traduce in parte su quanto a lungo prolungare un'inquadratura raccapricciante. C'è un momento in cui sembra giusto tagliare perché si è visto abbastanza. Per noi, quello è il momento in cui dire: "bene, continuiamo per un altro paio di secondi. Facciamo provare al pubblico un'esperienza che lo mette a disagio e gliela facciamo sopportare un po' di più". Credo sia un buon esempio pratico di questa idea, significa scegliere quanto a lungo manipolare il pubblico, quanto prolungare la tensione prima di lasciar andare, di fare paura, quanto restare su un'inquadratura sanguinosa e sgradevole. (...) È questo per noi che è memorabile nella visione del primo film, la nostra prima esperienza con Scream. Questa sensazione di trovarsi in una maledetta caduta libera mentre guardi qualcosa, di fare un'esperienza pericolosa. Questo è in gran parte ciò che rende questi film efficaci e memorabili e gli dà quel tono specifico.
  • Tutti sono sospetti. A partlare, stavolta, è Bettinelli-Olpin.
Fin dalla scelta degli attori ci siamo assicurati che di tutti, guardandoli da un certo punto di vista, si potesse dire: "Mi sa che l'assassino è questa persona" e guardandoli da un altro punto di vista si pensasse "no, non è possibile che sia l'assassino". Vuol dire dare l'impressione che tutti siano colpevoli e poi innocenti e non farti comprendere la verità. Anche quando giravamo, quando c'era tempo facevamo un'altra ripresa che desse queste informazioni contrastanti. Lo abbiamo imparato da Wes Craven e da quello che ha fatto negli originali: facciamo un'altra scena in cui sembri colpevole, a prescindere dal fatto che sia o meno l'assassino.
  • Affrontare l'ambientazione attuale del cinema horror. Vilella spiega:
Negli ultimi venticinque anni le cose sono cambiate moltissimo. Wes è sempre stato un po' profetico. In ogni film esplicitava il trend del momento e la sua direzione e in modo molto preciso ne prevedeva il corso. Ne abbiamo parlato molto durante il processo creativo. Del fatto di provare a fare luce su questo esporando il paesaggio contemporaneo non solo dell'horror ma di tutta la società e dell'essere adolescenti, cercando di proiettarci in avanti.
  • Infrangere le regole: la regola più importante. Nel primo Scream Randy Meeks, interpretato da Jamie Kennedy, era il personaggio che elencava le regole fondamentali per sopravvivere a uno slasher, ma la serie ha sovvertito queste regole spesso e volentieri. Una trasgressione necessaria, come spiega Bettinelli-Olpin:
Questa idea delle regole è molto divertente perché in tutti questi film ne vengono elencate parecchie. Sono regole per sopravvivere a un film horror e per quanto questi film siano stati chiari in proposito, pensiamo che uno degli aspetti più interessanti dei film stessi e di Wes e Kevin Williamson come autori è che fossero anche interessati a infrangere ogni possibile regola. A lasciare che il film ti dica esattamente come fare le cose e poi farlein modo completamente diverso. Questo ci piace molto nella progettazione di questi film: il fatto che ci sia anche, intenzionalmente, il bisogno che sovvertano le aspettative e facciano quello che meno ti aspetti da loro e cioè infrangano tutte le regole. Gli altri quattro film ci hanno concesso ampiamente di farlo. Stabilire delle regole e trovare un nuovo modo di enunciarle per poi sovvertirle.

Il nuovo Scream è al cinema e Wes Craven, probabilmente, approverebbe.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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