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Oggi Robin Williams avrebbe 70 anni: un ricordo dell'indimenticabile attore

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Il 21 luglio 2021 Robin Williams, che ci ha lasciato l'11 agosto 2014, avrebbe compiuto 70 anni. Un ricordo della preziosa eredità che ha lasciato a tutti noi fan.

Oggi Robin Williams avrebbe 70 anni: un ricordo dell'indimenticabile attore

Oggi 21 luglio Robin Williams, uno degli attori più amati della storia del cinema e della televisione, avrebbe compiuto 70 anni. Purtroppo non lo possiamo festeggiare in vita, perché, pochi giorni dopo il suo 63esimo compleanno, l'11 agosto 2014, in seguito a gravi problemi di salute, ha deciso di lasciarci per sempre. Chi scrive l'ha sempre seguito ed amato, fin da quando, come molti, lo vide nella serie televisiva Mork & Mindy, che era una sorte di spin-off di Happy Days, in cui il personaggio dell'alieno Mork da Ork, col suo buffo modo di parlare e di muoversi e di cercare di comprendere le dinamiche umane, aveva fatto la sua prima apparizione. A doppiarlo, all'epoca, non era ancora la sua voce perfetta, con cui lo avremmo poi identificato, Carlo Valli, ma il grande Oreste Lionello. Da allora ho seguito tutta la sua carriera, vedendo al cinema i suoi primi film, a partire da quel Popeye di Robert Altman tanto vituperato ma oggi da riscoprire: in coppia con l'Olivia di Shelley Duvall il Braccio di Ferro di Robin Williams sembrava letteralmente saltato fuori dalle tavole di E. C. Segar per farsi uomo.

Robin William dal vivo

La prima volta che - grazie alla mia professione - ebbi la fortuna di vederlo dal vivo fu nel 1987, alla Mostra del Cinema di Venezia, alla memorabile conferenza stampa di Good Morning, Vietnam di Barry Levinson. Fu un vero e proprio one-man-show, con i giornalisti piegati in due e i traduttori simultanei che ridevano tanto da non riuscire a fare il loro lavoro: ma anche se uno non conosceva l'inglese e non capiva tutte le sue imitazioni e le sue risposte, era impossibile non farsi travolgere dalla sua incontenibile mimica. A un certo punto si alzò in piedi e iniziò a slacciarsi la cintura, facendo il gesto di calarsi i pantaloni... e la sala esplose letteralmente quando, al massimo della sua estensione vocale, Robin ripeté il saluto di Adrian Cronauer nel film, con uno stentoreo "Good Morning Vietnaaaaam!" che fece tremare le pareti dell'Hotel Excelsior.  Da qualche parte devo ancora avere - o almeno spero - il nastro su cui registrai quell'incredibile e inattesa performance. Tanta energia era – in un'epoca ancora ingenua e senza internet a sapere queste cose erano solo le persone più vicine ai diretti interessati – frutto dell'abuso di cocaina, che moltiplicava per mille la vivacità intellettuale e gergale di cui era già abbondantemente dotato questo straordinario interprete, cresciuto come stand-up comedian e diventato la stella più brillante che Hollywood poteva vantare nel campo della comicità. Ho potuto incontrarlo altre due volte, quando venne a Roma a presentare Mrs. Doubtfire prima e Piume di struzzo poi. All'epoca si era disintossicato e parlava apertamente di quanto era stato idiota a far parlare la cocaina al posto suo, imitando il sé stesso di allora, ma restava divertentissimo. Una battuta che ricordo, riferita alla sua nota villosità, è: “Molti dicono che sono un bambino nel corpo di un uomo, io mi considero un uomo nel corpo di un orangutan”.

I ruoli di Robin Williams

Come avviene spesso coi grandi comici, a un certo punto Williams decise di farci piangere, di cimentarsi in ruoli più seri o drammatici: nel cuore di tutti entrò il professor Keating de L'attimo fuggente, la sua interpretazione del dottor Sayer (Oliver Sacks) in Risvegli, il Jakob il bugiardo dell'omonimo film sull'Olocausto, il semi biografico Patch Addams e il dottor Maguire di Will Hunting Genio ribelle, che nel 1998 gli fece vincere l'unico Oscar della sua carriera, dopo le tre candidature ottenute per Good Morning Vietnam, L'attimo fuggente e La leggenda del re pescatore. Proprio in questo film di Terry Gilliam, anch'esso presentato in anteprima alla mostra del cinema di Venezia nel 1991, dove vinse il Leone d'Argento (ma lui non era presente in quell'occasione) Robin sfodera la sua performance a nostro avviso più bella, commovente e vera. Nel film, ricorderete (se non lo ricordate lo potete acquistare in digitale o in edizione “fisica”), Robin Williams interpreta Parry, un barbone, ispirato a un vero homeless del Central Park newyorkese, che con la sua umanità e follia riesce ad aiutare a uscire da un baratro esistenziale un presuntuoso conduttore radiofonico (interpretato da un meraviglioso Jeff Bridges), resosi responsabile di una strage e di un suicidio a causa del suo irresponsabile cinismo. Grazie all'amicizia con Parry, che è una delle sue vittime indirette, l'uomo si riscatta e ritrova il contatto con la parte migliore di sé. In questo gran bel film Robin Williams sembra esprimere la propria anima più intima e profonda: è libero, folle, bambino e saggio, tormentato da un grande dolore e da una tristezza che lo ha fatto impazzire, eppure capace di sognare ancora. Anche senza il senno di poi, la malinconia che si legge in fondo allo sguardo e al sorriso di questo grandissimo attore, sembra la sua nota più autentica, che ha sempre cercato di rivelare anche affrontando film, soprattutto dal 2000 in poi, spesso insoddisfacenti.

Se ci hanno fatto tanto ridere il genio di Aladdin, il folle cacciatore prigioniero di Jumanji, ci hanno angosciato il fotografo psicopatico di One Hour Photo e il Walter Finch del non riuscito Insomnia di Christopher Nolan. A volte siamo anche stati in imbarazzo per lui, che a un certo punto sembrava non trovare più progetti meritevoli del suo genio. Ma tutto avremmo immaginato fuorché il dramma che stava vivendo nei suoi ultimi anni di vita e che è stato poi sviscerato in libri (“Robin” di Dave Itzkoff) e documentari (Nella mente di Robin Williams e il recente Robin's Wish). Ricordo solo di essere rimasta, come milioni di persone in tutto il mondo, scioccata quell'11 aprile dalla terribile e inattesa notizia, che mi colse all'inizio di una sospirata vacanza parigina, in un momento - come quelli della morte di John Lennon e John Belushi – di cui non dimenticherò mai il come, il dove e tutte le sensazioni che mi assalirono: anche se da tempo non era più il Robin Williams che avevo tanto amato, era una delle poche certezze della vita sapere che il suo sorriso sempre più triste era ancora tra noi e che avrebbe ancora potuto sorprenderci con qualche exploit. Purtroppo così non è stato, ma oggi, nel giorno del suo settantesimo compleanno, rendiamo omaggio a quest'uomo sfortunato e meraviglioso che ha vissuto 10 delle nostre vite senza risparmio, pur di regalarci dei momenti di gioia e di allegria che ci sono sempre più indispensabili. Oggi, che ci manca più che mai, speriamo che Robin Williams, ovunque si trovi, abbia trovato il Sacro Graal che cercava nei panni di Parry, e un po' della pace di cui avrebbe tanto avuto bisogno.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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