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Nat Wolff: intervista all'attore e musicista che ama i Beatles e Taxi Driver

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Dalla East Coast, il protagonista di Dead Note e In Dubious Battle è arrivato al Filming Italy Sardegna Festival.

Nat Wolff: intervista all'attore e musicista che ama i Beatles e Taxi Driver

Ogni festival del cinema regala al suo pubblico, e a noi giornalisti, una gradevole sorpresa, un incontro con un artista di rara intelligenza con cui condividere anche opinioni sulla vita, sulla musica e sul cinema. Capita insomma che un’intervista si trasformi in un’illuminante chiacchierata, e se l’interlocutore ha dalla sua talento, cultura cinematografica e musicale e l’amore per i meravigliosi Beatles, allora il nostro mestiere si trasforma in un raro privilegio, in un non-lavoro. La folgorazione della prima edizione del Filming Italy Sardegna Festival è stata per noi Nat Wolff, enfant prodige che a 5 anni ha cominciato a comporre canzoni e che prima di approdare al cinema a metà degli anni 2000 è passato per il teatro Off-Broadway. Noi lo ricordiamo soprattutto per Palo Alto di Gia Coppola, per Colpa delle stelle, per il film diretto da James Franco In Dobiuos Battle, per Città di carta con Cara Delevingne e per il film Netflix Dead Note. Il ragazzo, che sta preparando un nuovo album insieme al fratello, ha all’attivo due nuovi lavori, di cui ci parla nel giardino del Forte Village, fra palme e pappagalli colorati. Ci racconta anche della sua formazione e dei suoi film del cuore.

Raccontaci la tua formazione artistica
Mio padre è un pianista jazz e mia madre è un’attrice e sceneggiatrice e tutti i loro amici erano o musicisti o attori o artisti di altro genere, e per me da bambino non esisteva un mondo al di fuori di quello. Ho cominciato suonando in una band con mio fratello e poi ho iniziato a recitare in spettacoli teatrali, cercando sempre di raggiungere una certa onestà. Non ho preferenze: che io stia lavorando a un album insieme a mio fratello o recitando in un film, mi dedico sempre anima e corpo al progetto.

Ti sei innamorato prima della musica o della recitazione?
L’amore per la musica è arrivato prima. Ero talmente ossessionato dai Beatles che ascoltavo a ripetizione Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Sono stati loro il mio primo amore, poi ho scoperto altra musica degli anni Sessanta e Settanta, ma nessuna mi ha mai appassionato come quella dei Fab Five, ogni volta che li ascolto è come se una scarica di dopamina mi arrivasse al cervello.

Se tu dovessi parlare a un alieno della tua musica, cosa gli diresti?
A un alieno direi che mi fratello ed io suoniamo principalmente la chitarra e il piano, che siamo stati influenzati da Simon & Garfunkel e The Replacements. La nostra è una musica da cantautori ma all’avanguardia.

Con quali film ti sei formato?
Quanto avevo dodici anni, mi intrufolavo nella camera da letto dei miei genitori e rubavo film che non mi era permesso vedere. Guardavo tutti i film degli anni Settanta, quelli della New Hollywood, Taxi Driver, Io e Annie, Kramer contro Kramer, che mi piaceva perché replicava alcune dinamiche interne alla mia famiglia, i miei non erano divorziati, ma i personaggi mi ricordavano i miei nonni e la recitazione degli attori era fantastica. Di Travis Bickle pensavo che fosse una persona con cui nella vita vera non avrei voluto passare del tempo, ma in quel film c’era qualcosa di lui che mi intrigava.

Come vedi i giovani del tuo paese?
Specialmente nel mondo di oggi penso sia importante mettere in discussione le persone che detengono il potere e i ragazzi della mia generazione stanno cominciando a far sentire la propria voce. Il nostro governo è un disastro. Per il nostro paese questo è un momento pericoloso, ma la gente se ne accorge, perfino i bambini lo sanno. Ricordo che ero su un set con una ragazzina di nove anni che a un certo punto ha detto: "Non capisco come abbiano potuto eleggere un presidente che non pensa che tutte le persone siano uguali".

E’ meglio la cultura della tua East Coast o quella della West Coast?
Adoro le storie che si svolgono a New York perché sono cresciuto là e se trascorro troppo tempo lontano dalla città, comincio a fare di tutto per tornarci, ma adoro i Beach Boys e i film hollywoodiani degli anni Quaranta. Tantissime cose belle vengono dalla West Coast e i miei nonni abitano nel nord della California e trascorro molto tempo là con loro. Devo dire che quando sono stato a Roma, in qualche modo la città mi ha ricordato New York, per la cultura e il mix di razze. Ci sono stato due settimane fa ed è uno dei posti al mondo che mi sono piaciuti di più. Ho visto il Colosseo, camminavo ogni giorno per 15 chilometri, ho anche mangiato la pasta con le acciughe.

Puoi raccontarci qualcosa dei tuoi nuovi progetti, The Kill Team e Mortal?
The Kill Team sarà un film speciale, è basato su una storia vera, quella di un plotone di soldati in Afghanistan che cominciò a uccidere afgani innocenti, puntando la pistola contro di loro e sparando per divertimento. Il mio personaggio è l’uomo che cercò di consegnarli alla giustizia e che nel film vive un profondo conflitto interiore. Somiglia un po’ a Serpico e a tanti personaggi del cinema degli anni Settanta, è decisamente un antieroe. Mortal è di André Øvredal, che ha diretto un film eccezionale intitolato Trollhunter. E’ una specie di film di supereroi molto cupo  e di ambientazione norvegese, niente a che vede con i cinecomic Marvel.

Che artista è James Franco?
Ricordo che eravamo sul set insieme e dovevamo girare una breve scena. Ha cominciato a piovere e io gli ho detto: "Perché non giriamo il tuo monologo?". Era un monologo di tre pagine e lui non l’aveva ancora memorizzato. Mi ha risposto: "Ok, giusto". Ha fissato le pagine per 15 secondi e ha detto: "Ok, l’ho imparato". Il cervello di quel ragazzo è un computer, è una delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto e passa tranquillamente dalla recitazione alla scrittura alla produzione. E poi scrive poesie, libri, ha mille lauree, insegna. Fa novanta cose alla volta.

Cosa pensi di Netfix?
La mia esperienza con Netflix è stata bellissima, mi sono accorto che quando fai un film dal budget imponente, ti rompono parecchio le scatole, protestano se indossi i pantaloni sbagliati, se parli con una voce che non va bene, se non sorridi abbastanza. Invece Netflix lascia agli attori la possibilità di essere autonomi, di autogestirsi, ed è un’esperienza liberatoria. Certo, tolglie qualche film alle sale cinematografiche, ma io adoro andare al cinema, e spero che anche le altre persone continuino a farlo.

Quali sono le tue serie tv preferite?
Su Netflix guardo i film e non le serie, di recente ho visto Casino. Seguo Evil Genius, fa paura, quando guardi una puntata resti talmente affascinato dai personaggi e dalle loro storie che cominci in qualche modo a somigliare ad alcuni loro. E’ una serie piuttosto disturbante, ma bellissima.

Quando scegli un ruolo, ami addentrarti in territori inesplorati?
Ho il terrore di fare cose che ho già fatto prima perché mi annoia e temo che dalla mia performance si veda. Mi piacciono i ruoli per cui mi chiedo: come diavolo riuscirò a farlo? Per questo penso di non essere eccezionale nei provini. Mi ci vuole tempo per afferrare un personaggio, mi piacciono e sfide impossibili e miglioro solo dopo un po’.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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