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La legge del mercato, Vincent Lindon: "Devi preservare la tua bussola morale"

Vincent Lindon, interprete di un disoccupato in La legge del mercato, spiega le ragioni del suo personaggio e come vi si sia avvicinato.

La legge del mercato, Vincent Lindon: "Devi preservare la tua bussola morale"

In La legge del mercato (2015) di Stéphane Brizé, un Vincent Lindon premio a Cannes come miglior attore è Thierry, un cinquantenne con figlio disabile e moglie a carico, disoccupato ma deciso a tornare al lavoro senza perdere la dignità. In questi stralci di interviste rilasciate a Cinevue, The Knockturnal e Eyeforfilm, Lindon ci spiega chi è e come ragioni il suo Thierry, poi ci racconta qualcosa del metodo di lavoro in un film d'impronta così realistica.

La legge del mercato, il fiero disoccupato di Vincent Lindon

Thierry rimane senza lavoro, ma non sprofonda: ha dei valori e non vuole perderli. Lasciamo che Vincent Lindon inquadri il suo cinquantenne tenace.

Lui vuole lavorare. Vuole fare qualcosa, qualsiasi cosa: farsi la barba, aiutare suo figlio a vestirsi, preparare la colazione, cercare di aiutare la gente, essere presente e pronto per qualcosa. Pronto alla competizione, come un campione. Quando arriverà il momento, lui sarà lì. Ha tanta dignità. Tanto coraggio. [...] Secondo me subconsciamente la gente pensa che varrebbe la pena avere problemi come i suoi, se fossimo sicuri di poterci comportare come lui. E' un po' un eroe. [...]
Mantieni la tua dignità e il tuo orgoglio, oppure vai contro la tua bussola morale. [...] Magari ti pagano alla fine del mese ma perdi la tua etica e il tuo orgoglio. E' una scelta che devi prendere. [...] Come diceva Churchill, si tratta di scegliere tra la guerra e il disonore. Se scegli il disonore, poi avrai comunque la guerra... sul lungo termine. [...]

La legge del mercato, Vincent Lindon attore tra i non attori

Nel film Lindon è circondato da attori presi dalla strada, o come preferisce dire lui "attori che non hanno ancora recitato". Qual è il ruolo di un attore professionista in una dinamica del genere e in un film del genere, caratterizzato peraltro da lunghi piani sequenza, cioè riprese senza stacchi?

Avevo il vantaggio di conoscere la professione della recitazione molto meglio di loro, ma loro avevano un vantaggio che io non avevo, perché spesso interpretavano se stessi. Era un campo in cui erano più forti di me! [...]
Nelle riprese senza stacchi devi essere concentratissimo, non puoi abbassare la guardia, ma mi piace. [...] Quando ci sono tanti stacchi, perdi quei momenti di silenzio. I momenti in cui la gente si prende il suo tempo, come succede nella vita vera. Il realismo è anche legato a un ritmo: noi ci prendiamo il nostro tempo, se fai una domanda non rispondiamo istantaneamente.

Ma un vip può essere credibile come disoccupato sullo schermo, quando conduce una bella vita sotto gli occhi di tutti?

Se sono Thierry in La legge del mercato e poi guido una Porsche, vado al Ritz e chiedo il whisky al cameriere, la gente dirà: "Chi è quel coglione? Vuol essere Thierry ma in realtà non lo è!" Questo fa male a me, a Thierry, al regista e al film. Rassicura la gente credere che sia tutto finto. I film cambiano la mia vita. [...] Con questi film, se per un secondo penso di fare qualche stupidaggine, i film sono lì a dirmi: "Ehi Vincent, sveglia. Che cazzo fai?" "Ah scusate". E mi raddirizzano.
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