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Il papà migliore del mondo: il film dimenticato con Robin Williams, una commedia nera dove si ride a denti stretti

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Robin Williams è un padre molto confuso nella commedia nerissima Il papà migliore del mondo, in streaming su Amazon Prime Video. Ecco la recensione.

Il papà migliore del mondo: il film dimenticato con Robin Williams, una commedia nera dove si ride a denti stretti

Il professore di liceo Lance (Robin Williams), scrittore non ancora fallito ma che non demorde, si barcamena tra lezioni di poesia poco frequentate e una relazione con la fatua collega Claire (Alexie Gilmore): fonte di squilibrio è suo figlio Kyle (Daryl Sabara), sboccato, offensivo, ignorante e pornodipendente. Quando Kyle muore per un gioco autoerotico, Lance preso dal panico riposiziona il cadavere, simula un suicidio e scrive un finto biglietto d'addìo. Lo scrive fin troppo bene: Kyle diventa un mito anche per chi lo detestava e Lance non resiste alla tentazione di approfittarne...

Nel 2009, anno in cui Il papà migliore del mondo fu presentato al Sundance Film Festival, nessuno poteva immaginare che cinque anni dopo avremmo pianto il genio di Robin Williams proprio per un suicidio: rinvenire oggi questo film, arrivato in Italia solo in dvd e ora in streaming su Amazon Prime Video, ci chiede inevitabilmente un certo coraggio nell'affrontare il materiale già disturbante di un'opera tuttavia preziosa. La scrive e dirige un amico di Williams, il comico e caratterista Bobcat Goldthwait, la produce con spirito indie il Richard Kelly di Donnie Darko. Per darvi un'idea della carica politicamente scorretta ma molto franca di Goldthwait, il suo precedente lungometraggio Hotdog raccontava di una donna che, spronata dal futuro marito alla massima sincerità, gli confessava di aver fatto sesso con un cane, scoprendo poco dopo che nessuno, richiedendo la sincerità al 100%, era davvero pronto ad affrontarla in quella percentuale.

Nel Papà migliore del mondo si ride, ma sempre a denti stretti, perché non c'è elemento che sia facilmente sostenibile per le anime sensibili: Goldthwait colpisce ripetutamente sotto la cintura, ribalta gli stereotipi rassicuranti sulla famiglia, senza dimenticare mai un'empatia sincera che rende commoventi anche le situazioni più imbarazzanti. Sembra strano parlare di sottigliezza in un film che non si risparmia battutacce e situazioni vietate ai minori, però è evidente come la timidezza di Lance non lo renda affatto una vittima o un eroe, quanto un debole patetico. In effetti "Il papà migliore del mondo" (lo slogan si legge su una tazza da colazione) è un romanzo di formazione, ma non di Kyle, che sarebbe giustamente destinato a sparire senza lasciare traccia del suo squallore, quanto proprio del babbo Lance: insegna al liceo, ma - come almeno un dialogo suggerisce - sembra quasi esserci voluto rimanere perché "sospeso" in una crescita dell'autostima mai completata.

L'interpretazione di Robin Williams è nodale per la riuscita del film: col senno di poi, Il papà migliore del mondo offertogli dal suo collega (commediante estremo come lui) sembra proprio averne letto l'anima più recondita e disperata, la volontà di incarnare il grottesco del mondo, chiedendo a gran voce quella necessità di franchezza che è l'unica a creare una rete di sostegno tra gli esseri umani. Nel film c'è il Williams sopra le righe (esilarante la scena all'edicola di fronte alle riviste per adulti), ma ci sarebbe anche il Williams empatico dell'Attimo fuggente, se Lance avesse avuto sin dai primi momenti la sicurezza di John Keating.
La parabola funziona molto nella lettura della società americana (e non): l'ossessiva ricerca di modelli comportamentali, ci dice chiaro e tondo Goldthwait, si presta alla manipolazione di ciarlatani. Una debole e fugace coscienza collettiva sostituisce legami privati parecchio meno esemplari, forse non forieri del successo, ma gli unici a poterci sostenere quando facciamo schifo a noi stessi. Perché le dinamiche più profonde del privato non potranno mai essere pubbliche, e usare l'arte per nobilitarle significa barare. Robin e Bobcat (che appare in un cammeo) raccontano una strenua resistenza nel bunker degli imperfetti, dove un babbo mite subisce un figlio degenere, ma una madre tossicomane è accudita al contrario da un figlio sensibile, equilibrato ed educato: è Andrew, l'unico vero amico che incredibilmente Kyle aveva a scuola. E al quale, significativamente, la sensibilità in quel biglietto d'addio proprio non torna. Né l'aveva mai pretesa.

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  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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