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Gli Invisibili: quella volta che Richard Gere diventò un homeless

Nel film di Oren Moverman del 2015 il celebre attore, da sempre impegnato nel settore, fece esperienza in prima persona di cosa significa essere un senzatetto.

Gli Invisibili: quella volta che Richard Gere diventò un homeless

Richard Gere è da almeno 15 anni impegnato nella causa degli aiuti umanitari ai senzatetto ed ha un ruolo importante nella Coalition for the Homeless di New York. In questa capacità si reca spesso nei rifugi come ispettore speciale per conto della onlus, e da queste esperienze è nato il film Gli invisibili, diretto da Oren Moverman, in cui l'attore si è impegnato con tutto se stesso, tanto da visitare nei vari paesi in cui l'ha presentato i rispettivi rifugi per senzatetto (a Roma i locali della Comunità di Sant'Egidio).

Nel film l'interprete di American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo e Pretty Woman interpreta un uomo con problemi psichici che sopravvive per strada a New York, dorme su una panchina, rovista nell'immondizia per procurarsi il cibo e chiede l'elemosina. Richard Gere si è immerso con tanta verosimiglianza nel ruolo da diventare davvero "invisibile", tanto che una turista francese all'epoca delle riprese non lo riconobbe e scambiandolo per un vero homeless gli dette un po' della sua pizza. L'attore non si scompose e ringraziò la donna, che scoprì la sua identità solo dopo aver letto un articolo sul film sul New York Times. Ma non fu l'unica: durante le riprese, Gere rimase seduto all'angolo di una strada per 45 minuti di fila e nessuno si accorse che si trattava di lui.

Spiegando questo fenomeno, l'attore commentò:

È stato bizzarro. Quando ero nel personaggio vedevo la gente che da due isolati di distanza si faceva un'idea in base al modo in cui ero vestito. Per loro ero molto visibile. La gente ha paura di essere risucchiata in un buco nero di fallimento e miseria. Ma questa è una cosa che tocca qualcosa di profondo in tutti noi. Nessuno di noi è sicuro che non potrebbe capitare anche a lui.

A dire il vero, tra le migliaia di persone che gli passarono accanto senza riconoscerlo durante le riprese, ce ne sono state due particolarmente attente che gli chiesero se fosse Richard Gere, ma si tratta di una percentuale davvero irrisoria. Incontrando dei veri homeless nel suo lavoro volontario, Gere ha conosciuto le loro storie. A colpirlo sono state le diverse provenienze delle persone finite in mezzo a una strada, nessuna delle quali, in sé, poteva far presagire un simile destino. Uno di quelli da lui avvicinati era un costumista che aveva avuto dei problemi mentali dopo l'11 settembre, un altro un collega attore, che lui non aveva riconosciuto, ma che gli ricordò che avevano condiviso un set cinematografico.

Nelle parole di Gere:

Vivo a New York da quando avevo 20 anni. Abbiamo tutti i nostri homeless nell'isolato. Poi spariscono e non sappiamo cosa gli sia successo. Ci sono molti diversi problemi dietro, non soltanto la malattia mentale, ma la gente tende a vederlo in modo monolitico. Questo è uno dei fallimenti dei servizi sociali, se la gente pensa che una soluzione vada bene per tutti. C'è un numero infinito di storie che portano le persone a vivere per strada.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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