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Franco Battiato, un addio con le scene dei film di Nanni Moretti

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Vogliamo dire addio a Franco Battiato ripensando a tre scene di Bianca, La messa è finita e Palombella rossa.

Franco Battiato, un addio con le scene dei film di Nanni Moretti

Salutando qui su Comingsoon il maestro Franco Battiato, morto oggi a 76 anni, verrebbe spontaneo citare dal nostro punto di vista i suoi excursus cinematografici: uno dei nostri più personali cantautori di sempre si era cimentato col cinema più volte, a partire da PERDUToAMOR (2003), passando per Musikanten (2006), Niente è come sembra (2007) e qualche documentario. Mentiremmo tuttavia se vi dicessimo che stamani, alla lettura di questa notizia triste, abbiamo pensato a quelle opere: la scoperta di Battiato per chi scrive è passata sì dal cinema, ma da tre film di Nanni Moretti in cui tre suoi brani sono utilizzati in modo pressocché perfetto. Vogliamo riportare i nostri sentimenti a quei tre imprinting, immortali e non per retorica.

Franco Battiato, Scalo a grado in Bianca

In Bianca (1984), il tormentato e psicotico protagonista si trova su una spiaggia, surrealmente popolata unicamente da coppie che amoreggiano. C'è un'unica ragazza sola: dopo una riflessione, Michele decide di sdraiarsi su di lei, naturalmente suscitando l'attacco di tutti i presenti. Scena folle, accompagnata da "Scalo a grado", canzone di Franco proveniente da "L'arca di Noè" (1982, album nel quale peraltro c'è anche la trascinante "Voglio vederti danzare"). Il testo di Battiato è una riflessione su religione e spiritualità, come sempre a metà strada tra un razionale sberleffo ironico e una sincera fascinazione laica per la pace che un rituale pure garantisce a chi crede (pace che forse s'invidia?). Sensibile tanto da guardare le dinamiche dal di fuori, non abbastanza forte da proclamarsene estraneo, Michele in Bianca è proprio come la canzone.


I treni di Tozeur di Franco Battiato in La messa è finita

La spiritualità è al centro della scena nel forse più commuovente e disperato film di Moretti, La messa è finita (1985), dove però Battiato viene utilizzato in un momento di serenità e sospesione, dolcissimo. In uno dei rari momenti in cui don Giulio non vede mondo, etica e la sua stessa vocazione evaporare intorno a sé, in un bar ascoltiamo "I treni di Tozeur" (cantata con Alice nel 1984): le parole si proiettano verso luoghi, suoni e culture "altre", che la voce di Battiato abita per noi. Ed è questa evasione che per un attimo allevia la sofferenza interiore di don Giulio, che chiosa con il necessario "Vi amo, voi tutti che siete in questo bar".


Franco Battiato, E ti vengo a cercare, l'inno disperato di Palombella rossa

Dopo Palombella rossa (1989) Nanni Moretti non ha più usato una canzone di Franco Battiato, comprensibilmente. Perché non è possibile andare oltre quel climax: messo alle strette in una tribuna politica, Michele Apicella trasforma il suo discorso in "E ti vengo a cercare" (1988, da "Fisiognomica"), cantata a squarciagola sbagliando praticamente tutte le note. La canzone diventa un inno, ma soprattutto una sintesi: l'esaltante testo e il crescendo del brano intrecciano un'attrazione sentimentale e sessuale con la ricerca del senso stesso dell'esistenza, forse già sconfitta in partenza ma non per questo indegna di essere pretesa. Sempre. E il politico in crisi vi si abbandona, stanco di dover scindere i piani della sua vita affinché siano più gestibili e comprensibili. La meravigliosa canzone è un sogno di totalità, una liberazione dalla società che sminuisce e scorpora gli aspetti dell'esistenza, rendendola più veloce, più semplice, più schematica ma purtroppo molto più inutile e fredda. Non ce ne vogliano i fan della successiva "La cura", ma con "E ti vengo a cercare", dentro o fuori questa sequenza, Franco Battiato ci curerà per sempre.

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