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Addio al giornalista e critico José Luis De Arcangelo

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Una morte improvvisa e prematura ci ha tolto un vero amico, grande conoscitore di cinema e decano della critica, attivo a Paese Sera dal 1976 e 1994.

Addio al giornalista e critico José Luis De Arcangelo

In seguito alle conseguenze di un infarto improvviso ci ha lasciato il 5 settembre a Roma il critico cinematografico e giornalista italo-argentino José Luis De Arcangelo. Aveva compiuto 68 anni lo scorso aprile. Di famiglia italiana ma nato in Argentina, aveva lasciato i suoi e la terra di nascita - dove aveva studiato cinema alla Universidad Nacional de Litoral di Santa Fe - negli anni bui della dittatura, spaventato dal destino riservato a tanti giovani studenti e intellettuali suoi coetanei. Era arrivato in Italia con una borsa di studio a 23 anni, nel 1974, e non l'aveva più lasciata, stabilendosi a Roma, dove nel 1976 era entrato nella redazione di "Paese Sera", prima come autore dei cosiddetti "tamburini", ovvero la programmazione dei moltissimi cinema e cineclub dell'epoca, e poi iniziando a scrivere recensioni alle spalle di un gigante come Callisto Cosulich, che apprezzava la passione cinefila del giovane giornalista, disposto a seguire anche i film più sconosciuti e strampalati con la stessa attenzione che riservava ai grandi capolavori e ai classici riconosciuti (e da questo gli era rimasta una grande conoscenza del cinema di genere). Negli anni Ottanta si era esibito anche come attore sulle ancora vivaci scene teatrali romane. Nel 1994, alla chiusura dello storico quotidiano romano, De Arcangelo, giornalista professionista, già collabora con Vespina Edizioni, scrivendo centinaia di trame per gli inserti dei quotidiani.

Dopo esser rimasto vittima di alcune tristi vicissitudini lavorative, era riuscito finalmente a godersi una meritata pensione e aveva lasciato Roma per Cerveteri, ma continuava a frequentare le proiezioni e i festival, come quello amatissimo di Pesaro, e a scrivere di cinema (e non solo) a titolo gratuito per l'Associazione Culturale Clara Maffei, di cui era co-fondatore e altre testate, oltre che sul suo blog personale Josekino (dearcacinema.blogspot.com). Tutti gli uffici stampa e i colleghi lo ricordano di sicuro sempre sorridente, con la voce pacata, mai prepotente e aggressivo, con una grande e trasparente bontà d'animo.

Ci sono, per chi fa il nostro mestiere, notizie quasi impossibili da dare. Perché, più che in ambienti di ufficio, in un lavoro come quello del giornalismo e della critica cinematografica, quando nasce da autentico interesse e passione per l'argomento, si formano amicizie che durano spesso decenni. Per me José Luis De Arcangelo per oltre trent'anni è stato uno di quei rari amici sinceri e leali, la cui assenza si fa ora sentire in modo quasi intollerabile. Insieme abbiamo condiviso festival leggendari ormai spariti come il Mystfest e Riminicinema, ma anche eventi conviviali, cene tranquille con amici, chiacchiere futili e sfoghi, cambiamenti di vita, gioie e dolori. Negli anni abbiamo riso e commentato a volte anche amaramente l'evoluzione del nostro lavoro.

Adesso mi sarà più difficile andare ad una proiezione: mi aspetterò sempre di vederlo arrivare un po' trafelato, perché i maledetti mezzi romani non passano mai e arrivare da Cerveteri è un'odissea. Mi verrà sempre da tenergli il posto, da cercarlo con lo sguardo, mi mancherà non poterlo chiamare e non potergli chiedere di quel film o quell'attore di tanti anni fa, che la sua mente enciclopedica ritrovava subito al volo nei cassetti della memoria. In questi ultimi anni sono tanti i colleghi che ci hanno lasciato prematuramente e a chi ha conosciuto - solo per citarne alcuni - Luca, Giovanna e Francesco, sembra ancora di vederli di tanto in tanto, dolci fantasmi, prima che si spengano le luci, chiacchierare tra loro seduti ai loro posti preferiti sulle poltroncine dell'Anica o della Casa del Cinema. Alcuni hanno condiviso alla fine il destino di José De Arcangelo: il suo cuore grande e buono a un certo punto doveva essersi stancato di combattere, in un mondo in cui la cattiveria e l'egoismo sono diventati motivo di vanto. Addio caro, indimenticabile amico mio, spero che dovunque tu sia tu possa ritrovare gli amici che ti hanno preceduto e continuare a vedere i film che sono stati la tua vita e che sia tu, stavolta, a tenermi il posto per quando arriverà il momento di raggiungerti.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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