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7 giorni a Entebbe: la storia vera che ha ispirato il film con Daniel Brühl e Rosamund Pike

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Una vicenda realmente accaduta di terrorismo internazionale avvenuta nel 1976, raccontata da questo e da molti altri film dagli anni Settanta a oggi.

7 giorni a Entebbe: la storia vera che ha ispirato il film con Daniel Brühl e Rosamund Pike

Diretto nel 2018 dal registra brasilano José Padilha, quello fattosi conoscere a livello internazionale con il poliziesco Tropa de Elite e il suo sequel, sbarcato a Hollywood con il remake di Robocop del 2014, e arrivato a dirigere numerosi episodi della serie televisiva Narcos per Netflix, 7 giorni a Entebbe è stato presentato in prima mondiale, fuori concorso, alla Berlinale di quello stesso anno.
Con protagonisti Rosamund Pike e Daniel Brühl, il film è stato sceneggiato dal drammaturgo scozzese Gregory Burke, alla sua seconda esperienza cinematografica dopo aver esordito come sceneggiatore col il '71 di Yann Demange, il film che ha lanciato la carriera di Jerry O'Connell e che raccontava la storia di un giovane soldato britannico rimasto da solo nella Belfast del 1971, in pieno conflitto nordirlandese.
Se in quel caso Burke aveva preso spunto da un contesto storico reale per raccontare una storia di fantasia, per 7 giorni a Entebbe si è invece basato interamente su eventi realmente accaduti. Ecco quali.

Il dirottamento del volo Air France 139 nel luglio del 1976



Il 27 giugno del 1976 il volo Air France 139, partito da Tel Aviv e diretto a Parigi, fece scalo ad Atene, dove imbarcò diversi passeggeri tra i quali c'erano anche quattro dirottatori: due palestinesi del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, organizzazione terroristica di ispirazione marxista, e due tedeschi delle Revolutionäre Zellen (Cellule rivoluzionarie), altra organizzazione sovversiva di estrema sinistra.
I dirottatori del volo - che a quel punto contava 248 passeggeri e 12 membri dell'equipaggio - ordinarono di fare rotta verso l'aeroporto di Bengasi, in Libia, dove stazionarono per sette ore e fecero rifornimento con il placet di Muammar Gheddafi, prima di ripartire e dirigersi verso l'ex capitale dell'Uganda, Entebbe, dove atterrarono poco dopo le tre del mattino del 28 giugno.
L'Uganda era allora sotto la dittatura di Idi Amin Dada, che - anche sotto richiesta della Francia, che temeva che i terroristi si allontanassero troppo e trovassero asilo presso un paese col il quale non aveva sufficienti relazioni diplomatiche - diede il suo assenso all'atterraggio del volo. Una volta a terra, l'aereo fu cirdondato dall'esercito ugandese, che fu schierato da Amin in buona sostanza a protezione dei terroristi. Arrivato al potere grazie all'appoggio di molti stati del blocco atlantico e di Israele, Amin rivoluzionò infatti nel corso degli anni le sue posizioni di politica estera, appoggiando esplicitamente l'Unione Sovietica e adottando una linea fortemente anti-israeliana e filo-palestinese.
Ai quattro terroristi a bordo dell'aereo se ne aggiunsero altri quattro che nel frattempo avevano raggiunto l'aeroporto di Entebbe. Il gruppo chiese un riscatto di 5 milioni di dollari e la liberazione di una cinquantina di attivisti favorevoli alla causa palestinese detenuti in Israele e, fatti sbarcare i passeggeri e i membri dell'equipaggio, separò gli ebrei e quelli di nazionalità israeliana dagli altri: gesto che attirò numerose critiche anche dagli ambienti più vicini alla sinistra radicale per via della sua cupa assonanza con le dinamiche nazi-fasciste.
Il 29 giugno 1976 i dirottatori liberarono circa 140 passeggeri del volo, trattenendo i 105 cittadini israeliani ed ebrei. Michael Bacos, capitano del volo, si rifiutò di andarsene e rimase con gli ostaggi, imitato dagli altri membri dell'equipaggio.

L'Operazione Entebbe



Dopo che per giorni il governo di Israele guidato da Yitzhak Rabin e perfino l'OLP tentarono invano di negoziare con i terroristi, fu accettato di portare avanti un'imponente operazione militare pianificata da alcuni generali israeliani e sostenuta dall'allora ministro della guerra Shimon Peres (che in 7 giorni a Entebbe è interpretato da Eddie Marsan).
Nella notte tra il 3 e il 4 di luglio quattro aerei da trasporto dell'Aeronautica israeliana, con a bordo un totale di circa 190 soldati (tra cui 29 membri delle forze speciali) e diverse automobili, atterrarono segretamente all'aeroporto di Entebbe. Spacciandosi per il corteo presidenziale di Amin, le forze speciali israeliane riuscirono ad arrivare presso il terminal nel quale erano tenuti prigionieri gli ostaggi e vi fecero irruzione, uccidendo tutti i terroristi e facendo erroneamente due vittime tra i passeggeri. Altri dieci rimasero feriti nel conflitto a fuoco. Gli ostaggi vennero scortati verso gli aerei israeliani, dove vennero accolti dal fuoco nemico dell'esercito ugandese. In un'ultima sparatoria persero la vita altri due ostaggi e il comandante del commando israeliano Yonatan Netanyahu, fratello del futuro primo ministro Benjamin Netanyahu. Fatti esplodere i caccia ugandesi presenti sulle piste, gli aerei decollarono e si diressero verso Tel Aviv, con una sosta tecnica a Nairobi. In tutto l'incursione durò poco più di 50 di minuti.
Alcuni storici vedono nell'Operazione Entebbe un punto di svolta nell'atteggiamento di Israele, da quel momento in avanti sempre più pronto ad agire con la forza che impegnato nella ricerca di negoziazioni con i suoi oppositori.
Per via del sostegno keniota a Israele, le relazioni tra Uganda e Kenya si inasprirono gravemente, fino a risolversi in un conflitto armato che segnò la fine della dittatura di Amin.

7 giorni a Entebbe: il trailer del film

Operazione Entebbe: gli altri film che la raccontano

Prima di questo 7 giorni a Entebbe, gli eventi reali che vi abbiamo raccontato avevano ispirato altri tre film, realizzati pochi mesi dopo la vicenda.
Il primo, è un film per la tv con Helmut Berger, Linda Blair, Kirk Douglas, Richard Dreyfus, Anthony Hopkins, Burt Lancaster e Elizabeth Taylor intitolato La lunga notte di Entebbe, diretto nel 1976 da Marvin J. Chomsky.
Il secondo è I leoni della guerra, diretto nel 1977 da Irvin Kershner, anche questo per la televisione, con nel cast Peter Finch, Charles Bronson, James Woods, Yaphet Kotto, Martin Balsam e Robert Loggia.
Il terzo, prodotto da Israele nello stesso anno, è La notte dei falchi di Menahem Golan, che ottenne una nomination all'Oscar come miglior film straniero e che vedeva Klaus Kinski del ruolo di uno dei dirottatori.
L'Operazione Entebbe è raccontata da lontano anche in L'ultimo re di Scozia, il film di Kevin Macdonald del 2006 che racconta la sanguinaria e folle dittatura di Idi Amin Dada, interpretato da Forest Whitaker.
E anche Delta Force, il celebre action anni Ottanta con Chuck Norris, diretto proprio da Menahem Golan, rielabora numerosi elementi della vicenda di Entebbe, mescolandoli a quelli di un altro dirottamento, quello del volo TWA 847 avvenuto nel giugno del 1985.
L'Operazione Entebbe è stata poi citata anche in un add-on del videogame Tom Clancy's Rainbow Six: Rogue Spear, nel quale c'è una ricostruzione giocabile dell'incursione.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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