Uomini spaesati e fragili: Duccio Chiarini parla de L’ospite in Piazza Grande a Locarno 2018

- Google+
20
Uomini spaesati e fragili: Duccio Chiarini parla de L’ospite in Piazza Grande a Locarno 2018

In serata il cinema italiano sarà protagonista nella Piazza Grande del Locarno Festival, nonostante la pioggia minacciata. La vetrina sarà tutta per la riuscita opera seconda di Duccio Chiarini, L’ospite, che arriva a distanza di alcuni anni dal fortunato esordio, Short Skin, partito dal Biennale College di Venezia per arrivare nelle sale di mezza Europa. Motivo per cui la Svizzera e la Francia si sono subito impegnati nella coproduzione di questa nuova commedia malinconica, ancora in cerca di distributore in Italia.

Il protagonista è Daniele Parisi, lanciato da un altro piccolo gioiello uscito da Biennale College, Orecchie, che si trova a girare per i divani delle case degli amici, quando la fidanzata manifesta dei dubbi sul loro rapporto. Un viaggio in bilico fra ironia e malinconia, commedia e fragilità con uno stile che richiama quello del primo film del regista.

“Sono sempre alla ricerca di un tono in bilico fra commedia e dramma”, ha dichiarato Duccio Chiarini a Locarno, “in fase di scrittura ho immaginato la storia di personaggi alle prese con piccole idiosincrasie e insicurezze. Ho lavorato in maniera quasi ossessiva con gli interpreti alla continua ricerca della verità nel loro modo di parlare e relazionarsi, andando sempre a togliere. È solo il mio secondo film, ma spero di poter continuare in questa direzione, cioè verso il racconto della vita che vediamo intorno a noi. Non credo sia un caso che la scena che abbiamo dovuto rigirare più volte sia stata l’unica con toni più accesi, urlata. Per approfondire e lavorare bene ci vuole del tempo”.

Tono pacato, accento toscano marcato, ha spiegato come il film sia nato dieci anni fa, con una sceneggiatura scritta tra gli altri da Roan Johnson, oltre al regista, mentre la produzione di Short Skin poi, in poco tempo e pochi soldi con Biennale College, l’ha spinto a rimetterci le mani. Il punto di partenza è “la mia autobiografia, è mia caratteristica partire da emozioni che sento mie. È nato dalla rottura di un rapporto e dalle visite nei divani delle case di amici per dormire nei giorni successivi, ma a parte il protagonista qualcosa di personale è sparso, come uno specchio in frammenti, in tutti questi personaggi. È il ritratto di uomini bloccati, colpiti da una deriva del quotidiano, un senso di spaesamento. Una società maschile poco narrata, fragile a causa dei conti che non tornano più con un mondo femminile libero, disinibito, che non somiglia più a quello delle madri. Devono riadattarsi. Nel raccontarli ho cercato di prendere i luoghi comuni e capovolgerli, come in un frenetico inseguimento con una lenta auto elettrica, e l’irruzione a casa, aprendo con le chiavi, per trovare la fidanzata e sorprenderla a letto con qualcun altro, salvo trovarci, a letto, solamente un cane”.

Quello di Chiarini è stato un lavoro di grande precisione, ai limiti dell’analisi parola per parola del testo in ogni ciak, come hanno ricordato i due protagonisti, molto convincenti, Silvia D’Amico e Daniele Parisi. “Si pensa che un regista debba comandare, ma dirigere vuole dire dare una direzione, che si deve conoscere e avere ben chiara in testa”, ha aggiunto il regista toscano. “Poi il lavoro con gli attori e il tempo della lavorazione ti porta anche a scoprire cose diverse. Personalmente, devo dire, se ho bisogno di un consiglio, una chiacchierata importante, molto più probabilmente mi rivolgo a una donna, capace di andare più in profondità rispetto all’uomo, che è pigro”.

La speranza è che presto L’ospite abbia una distribuzione italiana, sarà una delle piacevoli sorprese dei prossimi mesi.



Schede di riferimento
Lascia un Commento