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Gli Uomini d'Oro: ecco "il crime con momenti in cui si ride" scritto e diretto da Vincenzo Alfieri

Da una storia vera, un film che regala ruoli insoliti a Giampaolo Morelli, Fabio De Luigi e Edoardo Leo. Dal 7 novembre al cinema.

Gli Uomini d'Oro: ecco "il crime con momenti in cui si ride" scritto e diretto da Vincenzo Alfieri

Alla base di Gli Uomini d'Oro, che è l'opera seconda del 33enne Vincenzo Alfieri dopo l'esordio di I Peggiori,  e che debutterà nei cinema italiani il 7 novembre con 01 Distribution, c'è un fatto di cronaca realmente avvenuto a Torino alla metà degli anni Novanta. Una rapina a un portavalori delle Poste operata dall'autista del mezzo e dallo "scambista" (quello che materialmente carica i sacchetti pieni di denaro ufficio postale dopo ufficio postale) che lavorava con lui, con l'aiuto di un complice. Due degli autori del colpo vennero trovati morti ammazzati; il terzo è stato arrestato dopo un infarto, e poi è morto in carcere. Degli due e più miliardi di vecchie lire del bottino non si è mai saputo nulla.
"Devo ringraziare Renato Sannio, che con me, Alessandro Aronadio e Giuseppe S. Stasi è autore della sceneggiatura," dice Alfieri, che aveva esordito nella regia due anni fa con I Peggiori. "È stato lui a farmi conoscere questa storia incredibile, portandomi un articolo di La Repubblica a firma di Meo Ponte che diceva 'Se ne facessero un film comincerebbe come I Soliti Ignoti di Monicelli e finirebbe come Le Iene di Tarantino'."
Non è un caso che i toni del film siano sì quelli del noir più crudo, ma anche in parte quelli della commedia. A chi gli chiede come definirebbe il suo film, Alfieri risponde senza nascondere le sue ambizioni dietro a un dito: "È un crime, con momenti in cui si ride. Però non mi piacciono le etichette. Se mi chiedono che genere sia Quei bravi ragazzi - altro crime che ha momenti che mi fanno molto ridere - io rispondo che è un film di Scorsese. Mi piacerebbe che, tra qualche anno, il pubblico potesse dire 'andiamo a vedere un film di Alfieri'. Questo è un film che parla col cuore e con sincerità, che guarda alla vita, e la vita, nella sua complessità, non puoi ridurla a una singola etichetta."

Che al giovane regista non piacciano le etichette è evidente anche per la scelta degli attori protagonisti del film, che sono Giampaolo Morelli, Fabio De Luigi e Edoardo Leo, in questo film molto lontani - soprattutto gli ultimi due - dall'immagine leggera e da commedia che il grande pubblico ha abitualmente di loro: "In America è normale che uno Steve Carell passi da commedie demenziali a film come Foxcatcher, o che Jim Carrey giri The Majestic o Numero 23: mi piacerebbe fosse lo stesso anche in Italia," spiega. "Fabio, Edoardo e Giampaolo li ho fortemente voluti, penso siano tre attori non solo in grado, ma anche pieni di voglia di interpretare ruoli nuovi. A loro, come alla produzione, sono molto grato perché mi hanno dato una cosa rarissima che è la fiducia, specie considerando che sono così giovane. C'è stato grande amore attorno a questo film."

Il fatto di cronaca da cui Alfieri è partito aveva in precedenza già ispirato un altro film, Qui non è il paradiso di Gianluca Tavarelli. "Lo abbiamo visto, certo," racconta il regista, "ma sono due film con grandi differenze, che seguono due strade diverse. Lì si tratta quasi di un film inchiesta, molto legato alle indagini della polizia. Il nostro non è un film su una rapina, ma sulle persone dietro alla rapina. Cerchiamo di interrogarci su cosa muove questi personaggi, cosa li spinge, perché fanno quello che fanno."

Anche per questo, Gli Uomini d'Oro è strutturalmente diviso in tre capitoli, ognuno dei quali racconta il prima, il durante e il dopo della rapina visti dal punto di vista dei tre personaggi principali: l'autista dandy di Morelli, lo "scambista" perennemente cupo e arrabbiato di De Luigi, e il migliore amico di quest'ultimo, il personaggio di Leo, un ex pugile che gestisce un pub per motociclisti, per il quale l'attore ha messo su una decina di chili di muscoli.
"Quando abbiamo cominciato a scrivere abbiamo avuto subito l'idea di un film a capitoli per l'amore che tutti abbiamo nei confronti di Il capitale umano di Paolo Virzì, che aveva questo tipo di struttura," racconta Alfieri, che aggiunge anche come sempre per via del film del livornese abbia affidato un ruolo anche a Matilde Gioli, affiancata sul fronte femminile del cast da Mariela Garriga e Susy Laude.
"Un film di questo tipo," aggiunge, "lo puoi riscrivere infinite volte, e noi abbiamo lavorato tantissimo con Federica Lucisano e Samanta Antonnicola come produttrici, e con Luigi Lo Nigro come distributore, per dare al pubblico un film complesso nella sua struttura, ma in grado di arrivare in maniera diretta grazie al suo parlare chiaro."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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