Un volto, due destini: Recensione della miniserie con Mark Ruffalo in onda su Sky

22 settembre 2020
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Appuntamento dal 22 settembre su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV con la miniserie valsa l'Emmy a Mark Ruffalo.

Un volto, due destini: Recensione della miniserie con Mark Ruffalo in onda su Sky

Dopo il successo di pubblico e critica, incluso l'Emmy vinto nel fine settimana dal protagonista Mark Ruffalo, ​la miniserie Un volto, due destini, adattamento in sei parti del romanzo di Wally Lamb La notte e il giorno, arriva per la prima volta in Italia, su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV, ogni martedì alle ore 21:15 con un dopio episodio dal 22 settembre. Scritto e diretto da Derek Cianfrance (Blue Valentine), il drama si inserisce con pieno merito nella miglior tradizione delle miniserie targate HBO, prodotti capaci di tratteggiare la complessità psicologica ed emozionale di persone o situazioni comuni. Un volto, due destini mette in scena senza alcun abbellimento drammatico l'esistenza a dir poco complicata del protagonista Dominic Birdsey (Ruffalo), inserendolo in un ambiente che a livello metaforico definisce con enorme lucidità la desolazione interiore del personaggio. La prigione umana in cui l'uomo finisce costretto dopo aver fronteggiato anni e anni di tragedie personali trova il suo corrispettivo estetico negli interni scuri e trasandati, nelle strade anonime, nei corridoi degli ospedali di un nord-est americano dove il dolore più profondo sembra nascondersi dietro ogni porta. Cianfrance coglie l'anima del libro di Lamb e la trasforma in un evento televisivo tanto doloroso quanto affascinante.

La trama di Un volto, due destini

Nel pomeriggio del 1° ottobre 1990, Thomas Birdsey, in possesso di un coltello da assalto, compie un gesto estremo in una biblioteca del Connecticut. La paranoia schizofrenica dell'uomo ha in qualche modo definito l'intera esistenza di suo fratello gemello Dominic, soprattutto da quando quest'ultimo ha promesso alla madre morente che si sarebbe preso cura dell'altro. Cosa che in fondo ha sempre fatto, sacrificando molto più di quello che le persone a lui vicine hanno potuto anche soltanto intuire. Man mano che le condizioni di Thomas peggiorano, anche Dominic inizia a sprofondare nel proprio dramma personale, incapace di sostenere il peso di tutti gli eventi tragici che lo hanno accompagnato negli anni. Nessuno sembra riuscire ad aiutarlo: non il patrigno Ray (John Procaccino, 1981: Indagine a New York), non la sua ex moglie Dessa (Kathryn Hahn, Mrs. Fletcher) né l'attuale compagna Joy (Imogen Poots, Roadies). Quando poi Dominic entra in possesso di un manoscritto in cui suo nonno Domenico Tempesta (immigrato dalla Sicilia agli inizi del Novecento) racconta la sua vita in America, ecco che anche le zone oscure del suo passato cominciano a tormentarlo ulteriormente.

Un volto, due destini

Dritta al tema della malattia mentale, dagli aspetti più umani al dramma familiare

Per provare a comprendere come un prodotto a suo modo "estremo" qual è Un volto, due destini sia stato realizzato bisogna probabilmente tornare indietro di qualche anno, precisamente al successo dell'altra miniserie HBO Olive Kitteridge. L'adattamento di Lisa Cholodenko del romanzo di Elizabeth Strout è infatti un'operazione "gemella" a quella diretta da Derek Cianfrance, in quanto racconta anch'essa la storia di un personaggio comune la cui esistenza viene in qualche modo rovinata dall'impossibilità di superare traumi presenti e passati. Dove però lo show che vedeva magnifica protagonista Frances McDormand giocava in sottrazione, lasciando spesso allo spettatore il compito di cogliere le sfumature drammatiche della vicenda narrata, I Know This Much Is True al contrario mostra al pubblico tutto quello che Dominic Birdsey ha dovuto e deve passare soprattutto riguardo al fratello Thomas. La prima grande qualità della miniserie di Cianfrance è però quella di non scadere mai nel pietistico, rappresentando anche i momenti più drammatici con un pudore e una verità estetica impressionanti.

Il "naturalismo" dello sguardo del regista, perfettamente assecondato dalla fotografia autunnale di Jody Lee Lipes (La fuga di Martha), consente alla miniserie di raggiungere momenti di verità difficilmente esperibili sul grande o piccolo schermo, anche perché l'arco narrativo di Dominic è molto più vicino a quello di una persona reale che alla drammatizzazione di un personaggio di fiction: non troverete ad esempio momenti catartici nelle sei puntate del drama, soltanto la lenta e progressiva accettazione di un uomo messo in ginocchio dagli eventi. La notevole capacità di tratteggiare la complessità dell'essere umano che Cianfrance aveva dimostrato in Blue Valentine e in parte anche in Come un tuono si spinge ancora più in profondità grazie a Un volto, due destini, un'opera che scandisce il flusso dell'esistenza in maniera precisa, sincera, dolorosa. Un risultato talmente capace di scuotere non sarebbe stato infine possibile senza la (doppia) prova vibrante di Mark Ruffalo, supportato da un cast di comprimari efficacissimi su cui spicca la sempre più completa Kathryn Hahn.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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