The Boys, Recensione Stagione 2: Un grande ritorno per la serie meno politically correct della tv

01 settembre 2020
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La serie di successo torna su Amazon Prime Video il 4 settembre. Nell'attesa, la nostra recensione in anteprima.

The Boys, Recensione Stagione 2: Un grande ritorno per la serie meno politically correct della tv

Eccolo lì, nascosto tra le pieghe della felicità che incontenibile cresce sul volto quando la propria serie preferita torna in tv: il timore che quell'intesa travolgente provata l'ultima volta venga disattesa, che tutto diventi inspiegabilmente diverso e che un nuovo personaggio finisca col rovinare l'incanto. È terribile, quando succede, ma per quanto sia difficile lasciarsi andare dopo anni di delusioni cocenti, fate lo sforzo di cominciare la visione della stagione 2 di The Boys senza esitazione alcuna. In questi otto nuovi episodi, disponibili in streaming dal 4 settembre (tre la prima settimana e i restanti ogni venerdì), quella di Amazon Prime Video è ancora la serie muscolare, volgare, irrispettosa, violenta e fuori di senno che ricordate. La più anacronistica che si possa trovare in circolazione, non solo rispetto ai tempi che stiamo vivendo, in cui ogni parola detta rischia di offendere qualcuno, ma anche al fenomeno dei cine e telecomic con i suoi supereroi ritratti come esaltati, squilibrati, bugiardi e criminali che il rispetto non lo meritano da nessuno. Anzi, che sarebbe il caso punire. Ed è questo che si sforzano di continuare a fare i Boys, tra nuove difficoltà, in una seconda stagione che dopo l'incredibile successo del ciclo inaugurale quasi si sente legittimata a strafare, spingersi ulteriormente oltre il limite del consentito, fino a rendere questo racconto tratto dai fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson, per tutte le ragioni che spieghiamo in questa recensione, ancora più folle.


The Boys 2: Cosa ci aspetta nella nuova stagione

Lo showrunner Eric Kripke salta a piedi uniti l'errore ricorrente di adagiarsi sugli allori del successo mettendo in gioco qualsiasi cosa avesse a tiro, anche i personaggi, ai quali finisce col riservare una sorprendente crescita emotiva. Del resto, quando fissi l'asticella a livelli così alti (e ne abbiamo viste di cose assurde negli episodi precedenti), tirarsi indietro, temporeggiare, non è contemplato. La serie non cerca di riportare immediatamente l'ordine tra i Boys e i Sette dopo gli avvenimenti sconcertanti che li avevano interessati l'ultima volta. Da una parte, gli uomini di Billy Butcher (Karl Urban), che nel frattempo sembra disperso, sono in fuga, nascosti, in parte disorganizzati. Dall'altra, il vuoto di potere creato dalla morte di Madelyn dà a Patriota (Antony Starr) l'opportunità di emergere e imporsi sul suo gruppo di ca***ni. Un'iniziativa che sfortunatamente per lui non si rivela così fattibile, anche per demeriti propri. In questo rocambolesco gioco del gatto col topo, tra esplosioni e corpi (anche di animali) divelti, nessuna storia, nessuna situazione violenta è fine a se stessa. La seconda stagione scava ancora più a fondo nelle ipocrisie sistemiche già affrontate dalla prima. Temi come il nazionalismo americano, la razza, l'esclusione delle minoranze da ruoli di rilievo e la violenza sulle donne sono tutti lì, ben visibili. A riprova del fatto che, pur essendo politicamente scorretta, The Boys non è una serie superficiale o incivile.

The Boys

Ma torniamo ai nostri eroi. Nella seconda stagione il racconto riparte dai funerali di Translucent, ucciso brutalmente dai Boys e per questo ricercati con maggiore determinazione dai Sette. Mentre Hughie (Jack Quaid), Latte Materno (Laz Alonso), Frenchie (Tomer Capon) e Kimiko (Karen Fukuhara) rimangono nascosti e prendono la rincorsa in attesa del ritorno di Butcher, e non passa molto prima che questo accada, Patriota punta ad avere il controllo completo, ritrovandosi contro due avversari alquanto determinati: l'amministratore delegato della Vought, Stan Edgar (il pluripremiato Giancarlo Esposito), un tipo minaccioso che non ha paura di tirarlo per il guinzaglio e che in uno dei confronti più raggelanti della stagione gli ricorda come la sua non sia una multinazionale di supereroi ma di farmaci - i Super, insieme alle loro presunte buone azioni, sono solo marketing; e Stormfront (Aya Cash), il nuovo membro dei Sette, un concentrato di fascino e sfrontatezza (credeteci, tanta sfrontatezza) che grazie alla sua popolarità sui social network ruba immediatamente i riflettori al loro leader.

The Boys 2: L'evoluzione del rapporto tra Butcher e Hughie è la grande sorpresa della stagione

Nel frattempo, è una nuova, avvincente dinamica quella che si viene a creare tra Butcher e il suo pupillo, dopo l'inevitabile tensione iniziale. Demoralizzato per come siano andate le cose l'ultima volta e ansioso di dimostrare a se stesso e ai ragazzi che in lui c'è davvero del buono e che può contribuire in modo significativo alla battaglia, Hughie tira fuori gli attributi, portando gli altri a chiedersi se seguire ciecamente il loro leader sia la scelta migliore. Questo disordine intestino è come uno schiaffo in faccia per Butcher, per il quale la moglie Becca non può essere più un pretesto per avercela con i Sette e la Vought. Lo ritroviamo così più aperto, persino disposto ad ammettere i propri errori, anche se non altrettanto sensibile. È un Butcher che in alcune occasioni riconosce di avere bisogno di aiuto, ma che per la maggior parte del tempo fa ancora del suo meglio per turbare il pubblico dall'altra parte dello schermo. E questa resta senz'altro la parte più divertente di The Boys. Una serie incontenibile e musicata come sempre in modo eccezionale, la quale dimostra nei modi più imprevedibili di potersi superare anche quando arrivati a un certo punto riesce difficile crederlo possibile, rammentando ancora una volta che al peggio - così come al meglio - non c'è mai fine.



  • Redattore specializzato in Serie TV
  • Appassionato di animazione, videogame e fumetti
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