Suburra 3, Recensione della stagione finale: I sentimenti oltre la sete di potere

26 ottobre 2020
3,5 di 5
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L'ultimo atto della guerra per la conquista di Roma è un crescendo di colpi di scena, tensione e oscurità ma ciò che colpisce è la rappresentazione dei personaggi, sempre più complessi e imprevedibili: la nostra recensione in anteprima dell'ultima stagione di Suburra: La serie, dal 30 ottobre in streaming su Netflix.

Suburra 3, Recensione della stagione finale: I sentimenti oltre la sete di potere

Arrivare in fondo al viaggio di Suburra che, partito dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo è passato attraverso il film del 2015 diretto da Stefano Sollima ed è giunto alla sua conclusione con la serie disponibile in streaming su Netflix, non deve essere stato facile per chi ha lavorato per tanti anni a un progetto ambizioso. Ma non è facile neppure per chi, attraversata questa parabola che ha voluto approfondire in tre stagioni il racconto della cosiddetta profana trinità formata da Chiesa, Stato e Crimine, si trova ora a dover tirare le somme. Suburra: La serie ha rappresentato per l'intrattenimento italiano un punto di non ritorno per diversi aspetti: è stata la prima serie italiana concepita già in partenza per un pubblico globale qual è quello di Netflix, il trampolino di lancio definitivo per Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara, il racconto di una Roma inedita, l'unica città dove si incontrano e si scontrano continuamente politica, potere ecclesiastico e criminalità organizzata. Non è facile, allora, mettere ordine e scindere gli aspetti puramente narrativi dalle sfide produttive - tutte vinte - che, per Suburra: La serie, non sono state poche (in ultimo la pandemia che, pur ritardando la fine delle riprese, non ha fatto slittare l'uscita dell'ultimo capitolo). Ma, come capirete da questa recensione, una cosa è certa: nella terza e ultima stagione, in arrivo in streaming il prossimo 30 ottobre, tutto ciò che ha reso unica questa serie arriva al suo culmine, ogni cosa viene portata alle estreme conseguenze.

Suburra 3 chiude il cerchio ma forse corre troppo

Quando Netflix, ormai tre anni fa, ha presentato la prima stagione di Suburra: La serie, la sensazione era quella di trovarsi dinanzi a un prodotto che metteva molta carne al fuoco, forse anche troppa. La battaglia tra criminalità organizzata, politici corrotti e Chiesa veniva raccontata in modo diretto, spettacolare, con trovate e colpi di scena a cui soprattutto Netflix ci ha abituati per spingerci al binge watching compulsivo. Era un formato con cui non avevamo ancora confidenza ma che è diventato in poco tempo il metodo di fruizione preferito. Già con la seconda stagione eravamo pronti a lasciarci sorprendere: il racconto, allora, aveva fatto un salto di livello narrando, dopo gli scandali in Vaticano, la competizione per il potere politico su Roma. Nella terza stagione, incentrata sul mondo criminale, la storia prende una direzione completamente diversa dal film, nonostante la serie sia stata sempre presentata come prequel di quest'ultimo. L'epilogo, a questo punto, non ha a che fare soltanto con la lotta per il potere, diventato ormai terreno di scontro tra vecchia e nuova generazione di criminali. Negli ultimi sei episodi i protagonisti capiscono chi vogliono essere, stringono alleanze che vanno oltre i semplici affari e, infine, compiono il proprio destino. Nonostante la serie sia stata sempre pensata come una storia destinata ad essere sviluppata nell'arco di tre stagioni, la sensazione che rimane è quella di un racconto incompiuto. Si arriva all'ultimo episodio col fiato corto, come se quell'epilogo non fosse stato davvero concepito come un finale di serie. Alcune storie sembrano troncate, altre poco approfondite. Forse si tratta di una scelta creativa o forse sei episodi non erano sufficienti per raccontare tutta la complessità di una storia dove il confine tra bene e male semplicemente non esiste.

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Ciò che invece colpisce in positivo è la complessità dei personaggi. Nei nuovi episodi è stato portato avanti un ammirevole lavoro di approfondimento, che già si notava nella seconda stagione. Aureliano e Spadino, i personaggi principali, non sono più i giovani sprovveduti che ambivano al potere soltanto per gioco. Il loro rapporto, una vera e propria storia d'amore sui generis con confini labili e senza etichette che in tv non si era mai vista, è il fulcro di questa stagione finale. Di loro vengono mostrate debolezze, emozioni e ambizioni personali che vanno ben oltre la semplice sete di potere. I personaggi di Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara non vogliono essere soltanto i padroni di Roma; vogliono anche essere se stessi in un mondo in cui però, apparentemente, non c'è spazio per i sentimenti. A pagare il prezzo più alto dietro a questa verità sarà l'Amedeo Cinaglia di Filippo Nigro, il personaggio che più di tutti in questa stagione fa metaforicamente un viaggio all'Inferno scendendo a compromessi con la propria moralità. Ma centrali sono anche i personaggi femminili, a partire da Angelica e Nadia interpretate rispettivamente da Carlotta Antonelli e Federica Sabatini. Il loro contributo alla complessità di questo epilogo è enorme: non rimangono mai sullo sfondo, non sono mai soltanto le "donne di Aureliano e Spadino"; i loro sogni e le loro speranze vanno ben oltre quelli dei loro compagni e il loro rapporto, inizialmente molto conflittuale, è al centro di una delle storie più emozionanti della terza stagione.

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Roma oltre Suburra

Cosa resterà di Suburra: La serie dopo questo epilogo? Come suggerisce la tagline ufficiale della stagione finale, solo Roma è eterna. Tutto il resto, cioè lotte di potere, speculazioni, corruzione e gli stessi giorni di gloria dei protagonisti è destinato a scivolare via, a passare, a lasciare il posto a nuove pedine pronte a prendersi innanzitutto ciò che la millenaria storia della città non ha scalfito: la bellezza. E i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto esponenti della criminalità organizzata e prelati non ci dicono il contrario. Questa bellezza in Suburra 3 appare silenziosa ma prepotente, in inquadrature ben costruite dal regista Arnaldo Catinari e rese ancor più poetiche grazie a una colonna sonora evocativa e puntuale, fatta di brani che in questa stagione sono stati appositamente scritti per la serie da Piotta. Poche città sono complesse come Roma, dove il "basso" e "l'alto", mondi all'apparenza agli antipodi, si incontrano e dove il classico va a braccetto con il contemporaneo. Ciò che resterà è questa bellissima complessità, destinata ad essere raccontata ancora in dieci, cento, mille altri progetti per il grande e il piccolo schermo.



  • Giornalista professionista
  • Appassionata di Serie TV e telespettatrice critica e curiosa
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