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20 anni di The O.C., il teen drama che ci ha insegnato che la California è uno stato d'animo

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Il 5 agosto 2003 andava in onda negli Stati Uniti il primo episodio della serie ideata da Josh Schwartz: battute iconiche, personaggi indimenticabili e una colonna sonora che ci fa sentire eterni adolescenti, ecco perché 20 anni dopo è ancora cult.

20 anni di The O.C., il teen drama che ci ha insegnato che la California è uno stato d'animo

Il 2003 è stato un bell'anno, dopotutto. Se eri un adolescente avevi quasi sicuramente un cellulare Nokia (ancora non si chiamavano smartphone), ascoltavi i Black Eyed Peas e guardavi The O.C.. In Italia la serie creata dall'enfant prodige Josh Schwartz (a soli 27 anni showrunner di una serie in onda sulla FOX, mica male) sarebbe arrivata solo un anno più tardi ma oggi festeggiamo i 20 anni dall prima messa in onda americana, il 5 agosto 2003. Bei tempi: lo streaming era ancora lontano, i teen drama erano un rito di passaggio collettivo e le stagioni duravano 27 episodi. Dopo che le paturnie dei protagonisti di Dawson's Creek ci avevano già rovinato la vita e prima che "le vite scandalose dell'elite di Manhattan" di Gossip Girl ci rendessero inspiegabilmente fan dei cerchietti, è arrivato The O.C.. Un teen drama che ha lasciato il segno anche senza inventarsi nulla: due giovani appartenenti a mondi diversi si innamorano, il nerd della situazione si prende la sua rivincita, il cattivo ragazzo si redime (pronto, William Shakespeare?). Eppure le storie dei ragazzi di Orange County e dei loro genitori ci sono rimaste dentro, così come il brano dei Phantom Planet che accompagnava l'iconica sigla e che ci faceva sentire in California tutto l'anno. Due decenni dopo, vi facciamo riflettere elencando 5 motivi per cui The O.C. è diventata una serie cult.

The O.C.: I 5 punti di forza di una serie simbolo di una generazione

Perché The O.C. è una delle serie teen più amate di sempre? (A proposito, se volete fare un rewatch trovate tutti gli episodi in streaming su Prime Video e NOW, mica come la sottoscritta che ai tempi ha consumato il cofanetto DVD). La serie è diventata punto di riferimento di una generazione costruendo un equilibrio perfetto tra trame avvincenti, personaggi riconoscibili e una colonna sonora indie rock che ci toglie ancora il fiato. Ecco i suoi principali punti di forza.

Dialoghi e scene memorabili

"Chi sei?". "Chiunque tu vuoi che io sia". Potremmo riassumere anche con solo queste due righe di dialogo che si scambiano Ryan e Marissa nell'episodio pilota l'iconicità della sceneggiatura di The O.C.. La serie ci ha regalato citazioni e momenti indimenticabili: dal famoso bacio in stile Spider-Man di Seth e Summer alla drammatica scena dell'overdose di Marissa durante il viaggio a Tijuana. E come dimenticare la festa del Chrismukkah (che unisce Natale e Hanukkah), creata nella serie e poi diventanta un caposaldo della cultura pop?

The O.C.

Il cast perfetto

Come accade spesso in tv, il cast perfetto è il risultato di infinite coincidenze. Il bad boy di Chino Ryan Atwood con il suo immancabile giubbotto di pelle non poteva che essere interpretato da Ben McKenzie (e pensare che all'inizio la parte era stata affidata a Garrett Hedlund). Fu il direttore dei casting, poi, a scovare Adam Brody per il ruolo di Seth, un fanatico dei fumetti che inizialmente non convinceva i vertici FOX (tanto che non avevano incluso neppure il personaggio nei primi poster ufficiali della serie). Allo stesso modo, Summer doveva essere un personaggio ricorrente ma Rachel Bilson ha conquistato immediatamente i fan con la sua formidabile battuta  "Che schifo!". Mischa Barton, infine, ha prestato il volto alla vulnerabile Marissa, "un ragazza che doveva essere salvata" come ha sottolineato il creatore della serie Josh Schwartz.

Spazio anche agli adulti

The O.C. ha saputo rendere interessanti anche le storie degli adulti e non solo quelle degli adolescenti protagonisti. Il rapporto tra Sandy e Kirsten, l'alcolismo di quest'ultima, la scalata sociale di Julie Cooper e il suo declino sono sono alcune delle trame che hanno fatto sì che la serie attirasse un pubblico più ampio.

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Colonna sonora da manuale

La colonna sonora di The O.C. meriterebbe un approfondimento a parte. Poche serie tv sono state in grado di creare un mood e una tendenza musicale come ha fatto questo teen drama. I gusti musicali di Seth Cohen sono diventati i nostri (quanto faceva figo, nel 2005, dire che ascoltavi i Killers e i Death Cab For Cutie invece di Shakira e i Blue?). La musica, poi, ha reso uniche alcune delle scene più famose. Due brani per tutti: Honey and the Moon di Joseph Artur quando nel finale dell'episodio pilota Ryan torna a Chino accompagnato in auto da Sandy e vede Marissa sul ciglio della strada, e Hide and Seek di Imogen Heap nella scena finale della seconda stagione, quando Marissa spara al fratello di Ryan, Trey (Logan Marshall-Green). E ricordiamolo: molto prima che Stranger Things la riportasse in classifica, Running Up That Hill (nella versione dei Placebo) aveva avuto l'indegno compito di accompagnare la scena di apertura della quarta stagione, dopo la tragica morte di Marissa.

La California come stato d'animo

Nella serie, come suggerisce il titolo, l'ambientazione è stata fin da subito un personaggio. Con i suoi tramonti mozzafiato, il molo e le sue splendide ville (fintissime visto che era tutto ricreato in studio, anche la casetta in piscina di Ryan, ma sono dettagli), Newport Beach ci ha fatto vivere il nostro sogno americano che continua anche 20 anni dopo, perché la California di The O.C. non è solo un luogo ma uno stato d'animo. Per chi non ha ancora superato la morte di Marissa (che passo falso, cerchiamo di non pensarci) e vorrebbe vivere in un eterno 2003.

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