Sex Education 3, recensione: Il ritratto onesto, sfaccettato e brutalmente divertente della Generazione Z

17 settembre 2021
4,5 di 5
37

La terza stagione della comedy di Netflix, disponibile da oggi in streaming, è forse la migliore di sempre. I suoi punti di forza? Un cast corale, personaggi che superano gli stereotipi e una molteplicità di situazioni per far sentire tutti, ma proprio tutti, finalmente rappresentati. La nostra recensione.

Sex Education 3, recensione: Il ritratto onesto, sfaccettato e brutalmente divertente della Generazione Z

Disclaimer: se avete più di 25 anni e decidete di guardare Sex Education, fatelo con la consapevolezza che proverete un misto di invidia e ammirazione per questa generazione qui, quella rappresentata da Otis, Maeve e tutti i ragazzi del liceo Moordale. I giovani della cosiddetta Generazione Z, per intenderci. Invidia perché a noi Millennials - chi scrive ha superato i trenta - è toccato crescere con Dawson's Creek e con le relative paturnie di Dawson (dobbiamo ricordare che Dawson e Joey finiscono a letto insieme soltanto dopo cinque stagioni?) mentre gli adolescenti di oggi possono rispecchiarsi e trovare ispirazione nel femminismo di Maeve, nell'intraprendenza di Eric e nel coraggio di Aimee. Ammirazione perché i protagonisti di Sex Education - aperti al cambiamento, generosi, rivoluzionari e consapevoli delle proprie capacità - il futuro non lo aspettano ma lo creano. La terza stagione di Sex Education, disponibile da oggi 17 settembre in streaming su Netflix, riparte con nuove storie, nuove avventure e alcune new entry che mettono in moto situazioni particolarmente interessanti rafforzando la convinzione che questa serie sia preziosa, sia per i ragazzi che per gli adulti. Ve lo spieghiamo meglio in questa recensione.

Sex Education 3

Sex Education 3: Un nuovo anno scolastico al liceo Moordale

La nuova stagione di Sex Education si apre con un montaggio scatenato che mostra i protagonisti alle prese con incontri sessuali frenetici in luoghi e modalità più disparati sulle note di I Think We're Alone Now (il consiglio, come sempre, è di non guardare la serie con genitori/parenti/amici particolarmente agée e/o bigotti). E già questa è una sequenza capolavoro. Poi si torna alla dura realtà e a un nuovo anno scolastico al liceo Moordale che ormai si è guadagnato la fama di "scuola del sesso" dopo la sfuriata del preside Groff (Alistair Petrie) che la scorsa stagione aveva disseminato gli appunti della terapista sessuale Jean Milburn (Gillian Anderson) lungo i corridoi gettando l'intero istituto nel caos. Otis (Asa Butterfield), ignaro del fatto che Maeve (Emma Mackey) non ha mai ascoltato il suo famoso messaggio vocale inviato nel finale della scorsa stagione, si consola con la popolare Ruby (Mimi Keene); Lily (Tanya Reynolds) e Ola (Patricia Allison) stanno insieme in modo stabile e anche Eric (Ncuti Gatwa) e Adam (Connor Swindells) sono usciti allo scoperto; Aimee (Aimee Lou Wood) si rende conto di non aver ancora superato le molestie di cui è stata vittima (e adotta una capra, ma vedrete con quali esiti). Nel frattempo arriva una nuova preside, Hope (la bravissima Jemima Kirke di Girls), che cerca di riportare il liceo ai fasti di un tempo. Viv (Chinenye Ezeudu) diventa la studentessa di fiducia di Hope, e sostituisce Jackson (Kedar Williams-Stirling) nel ruolo di rappresentante degli studenti.

Sex Education 3

Uno scontro tra generazioni

Ma tra gli allievi del Moordale ci sono anche due nuov* student* non-binary, Cal (Dua Saleh) e Layla, e proprio Cal entra in contrasto con Hope che inizialmente appare tollerante, aperta e solidale con gli allievi ma che in realtà mette in atto una precisa strategia di controllo imponendo, a un certo punto, le divise scolastiche e rigide regole di comportamento. La dinamica che si crea sfocia, ovviamente, proprio in quello scontro generazionale tra Gen Z e Millennial. Hope è l'antagonista perfetta e incarna tutto ciò contro cui i giovani di oggi si battono: le ingiustizie sociali, le etichette, il progressismo di facciata e più in generale tutte le discriminazioni.

Far sentire tutti rappresentati: Perché Sex Education lo fa bene

In questa terza stagione Sex Education porta sullo schermo personaggi sfaccettati e situazioni mai viste prima in una serie tv teen (talvolta anche spudoratamente divertenti, c'è da dire). Oltre a Cal e Layla, esempi perfetti di come non esista un solo modo di essere queer o non-binary, trova più spazio il personaggio di Isaac (George Robinson), il vicino di casa di Maeve con disabilità sulla sedia a rotelle. Lontani da qualsiasi tipo di pietismo, i nuovi episodi non solo non sviliscono Isaac ma utilizzano la sua storia per far conoscere qualcosa di più sulla disabilità agli spettatori. Vale lo stesso per Adam e per il suo disturbo dell'apprendimento: chi può dire di aver visto una tematica del genere trattata in modo così onesto in un teen drama? Altro esempio è l'ape regina Ruby, che di base è il prototipo della ragazza popolare e superficiale del liceo che vediamo in tanti teen drama ma che poi gli sceneggiatori ci mostrano vulnerabile sotto le apparenze, superando lo stereotipo. Insomma, in questa stagione - che ci spingiamo a definire la migliore finora - Sex Education finisce per veicolare non solo la sex positivity e la body positivity (temi a cui ci ha già abituati) ma anche messaggi di accettazione, speranza e fiducia. L'unico problema? Il liceo prima o poi finisce. E (decine di teen drama insegnano) a quel punto bisogna avere il coraggio di chiudere anche la serie.



  • Giornalista professionista
  • Appassionata di Serie TV e telespettatrice critica e curiosa
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