Carnival Row: La recensione della serie di Amazon Prime Video

21 gennaio 2020
3,5 di 5
9

Il fantasy ideato da Travis Beacham è un mix di crimine, romanticismo e politica. La recensione della prima stagione.

Carnival Row: La recensione della serie di Amazon Prime Video

Mentre Travis Beacham, il creatore di Carnival Row, scriveva il soggetto della serie quasi diciotto anni fa, aveva in mente un'opera che unisse la fantasia di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare e gli omicidi di Jack Lo Squartatore. La premessa aiuta a capire meglio il mondo di Carnival Row, fantasy noir di Amazon Prime Video che unisce più generi in uno. Il filo conduttore? Le storie dei due personaggi principali, Rycroft 'Philo' Philostrate interpretato da Orlando Bloom e Vignette Stonemoss interpretata da Cara Delevingne. Ma, come capirete da questa recensione, l'anello debole di un'idea pure originale sono proprio gli attori scelti per i due ruoli principali.

Carnival Row: La trama e gli attualissimi temi della serie

Carnival Row Recensione

La storia è ambientata a Burgue, immaginaria città che ricorda la Londra vittoriana e le capitali europee di inizio Novecento. Qui convivono - non senza problemi - umani e creature fatate arrivate dalle loro terre d'origine dove si è spinto il cieco imperialismo degli uomini. Le creature mitologiche (fate, fauni, trow, centauri e molte altre) occupano Carnival Row, il ghetto di Burgue, dove la tensione è alle stelle e i disordini sono dietro l'angolo. Quando iniziano ad accadere degli strani omicidi, indaga l'ispettore della gendarmeria Rycroft 'Philo' Philostrate. Intanto Vignette, una fata ribelle sopravvissuta a un viaggio in mare in fuga da Tirnanoc, la terra delle fate, arriva a Burgue. La fata, che in passato aveva avuto una relazione con Philo, crede che lui sia morto. A legare i due innamorati, però, c'è molto più di un sentimento: un segreto misterioso che, se scoperto, potrebbe minacciare la pace a Burgue per sempre. Molto più di un semplice fantasy, la serie tocca da vicino vari e interessanti temi: dall'immigrazione ai pregiudizi, dall'imperialismo all'accettazione del diverso. Lo fa, a volte, anche pretendendo troppo da se stessa, eppure dando sempre la possibilità allo spettatore di trarre le proprie conclusioni.

Carnival Row è il nuovo Trono di Spade?

Carnival Row Recensione

Se Carnival Row doveva essere, come si diceva, il fantasy (l'ennesimo) che colmasse il vuoto lasciato da Il Trono di Spade, allora è meglio cercare altrove. La serie è molte cose, ma di certo non è Il Trono di Spade. Diversi sono i personaggi, diverse le ambientazioni, diverse le vibrazioni che trasmette. Il drama noir di Amazon Prime Video mette insieme leggende più o meno conosciute, tradizioni popolari celtiche, echi shakespeariani e atmosfere steampunk per costruire una propria mitologia; non la più perfetta mai vista in un fantasy ma sicuramente la più inusuale. L'impressione è che il creatore Travis Beacham abbia costruito questo mondo attingendo a piene mani dalla propria fantasia. In un'operazione più simile alle avventure psichedeliche che hanno ispirato Lewis Carroll a scrivere Alice nel Paese delle meraviglie piuttosto che al lungo lavoro svolto da George R. R. Martin con Le cronache del ghiaccio e del fuoco.

Il punto debole: gli attori (non) protagonisti

Carnival Row Recensione

Se c'è una cosa che in Carnival Row non funziona, paradossalmente è proprio ciò su cui Amazon ha puntato per rendere la serie una hit: gli attori protagonisti. Cara Delevingne e Orlando Bloom non sembrano rendere a pieno le sfaccettature dei loro personaggi finendo talvolta per rimanere in disparte, come fossero attori non protagonisti della loro stessa storia. Il problema principale? Tra loro non c'è abbastanza chimica, anche quando vorrebbero dimostrarci il contrario (vale a dire durante le a dir poco fantasiose scene di sesso).

Nel complesso Carnival Row è una serie godibile con una trama lineare e che ha ancora tanto da dire (fortunatamente a questo penserà la seconda stagione già ordinata, o almeno così si spera). Le idee ci sono, un progetto coerente anche. Anche se qualcosa manca, ciò che invece c'è è abbastanza per poter considerare la serie una delle più interessanti degli ultimi tempi.

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