Yesterday: la recensione della commedia di Danny Boyle su un mondo senza Beatles

20 settembre 2019
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Scritto da Richard Curtis a partire da un soggetto non suo, il film non sa sfruttare l'idea di partenza e diventa presto la più classica e già vista delle rom com.

Yesterday: la recensione della commedia di Danny Boyle su un mondo senza Beatles

L'ipotesi di un mondo senza Beatles, per quel che ci riguarda, è inimmaginabile e tristissima. Non solo per motivi anagrafici: considerata l'influenza che i Fab 4 hanno avuto sui musicisti contemporanei e su quelli venuti dopo, anche i più giovani avrebbero perso tantissima della musica pop e rock che oggi amano. Per non parlare della perdita nella storia del costume, del cinema, dell'impegno politico, di un'epoca irripetibile incarnata alla perfezione nel quartetto di Liverpool che non ha solo firmato 186 meravigliose canzoni, ma dettato uno stile e cambiato la moda. Eravamo dunque molto curiose di scoprire come avrebbe affrontato l'argomento Richard Curtis, guru e re Mida della commedia inglese per aver scritto - e in qualche caso diretto - film di grande successo, da Quattro matrimoni e un funerale a Love Actually, passando per Notting Hill, I love Radio Rock e Il diario di Bridget Jones. Da sempre innamorato della musica dei Beatles, Curtis ha rilevato Cover Version, un soggetto di altri due autori, Jack Barth e Mackenzie Crook, e ha trasformato in una storia di successo quello che loro avevano immaginato come un fallimento da parte dell'artista che cantava le canzoni del gruppo che nessuno, tranne lui, ricordava.

Perché è impensabile pensare che classici come Yesterday, Back in the USSR, Ticket to Ride e via elencando non avrebbero successo anche presso un pubblico contemporaneo, se interpretate con passione. Da un'idea da cui sarebbe potuto uscire un episodio di Ai confini della realtà, è nato un film di quasi due ore. Questa era la nostra maggiore perplessità: come avrebbero fatto a espanderla in un lungometraggio, specie se affidato alle mani di Danny Boyle, capace di intuizioni visive di grande suggestione ma anche di una certa ruffianeria stilistica, non certo la scelta più ovvia per una commedia “à la Curtis”.

Al centro della storia di Yesterday ad ogni modo c'è Jack Malick, un ragazzo inglese di origine indiana, che lavora in un supermercato ma sogna una carriera musicale alla quale sembra tragicamente inadatto. Della star del rock non ha il fisico né il fascino maledetto, lavora in un supermercato e la sua unica canzone di successo (ma solo con gli amici) si intitolata Summer Song. A credere in lui c'è però un'amica, Ellie, che gli fa da manager e lo stimola a non lasciar perdere i suoi sogni. Una sera, tornando a casa, durante un improvviso blackout, Jack viene investito, si risveglia senza denti in ospedale e scopre, credendo inizialmente a uno scherzo, che dal mondo è sparita ogni traccia e memoria dei Beatles (e non solo di loro, come scopriremo in seguito). Può essere la sua occasione per sfondare, anche perché trova un inatteso supporto in una popolarissima pop star come Ed Sheeran.

Inizialmente divertente, con piccoli tocchi surreali e momenti di umorismo tipicamente british, però, dopo un po' la storia inizia a girare su se stessa e a ripercorrere i classici tòpoi della commedia romantica, fino a concentrarsi a un certo punto su una lunga digressione sentimentale, trasformandosi nel tipico “ragazzo e ragazza si amano senza saperlo, si perdono, si rincorrono, sembrano aver rinunciato l'uno all'altra ma alla fine si ritrovano”, con tanto di dichiarazione in pubblico (e che pubblico!). Qui la vicenda si fa prevedibile e zuccherosa, togliendo spazio alla trovata paradossale che ha dato il via alla “truffa” in buona fede di Jack. Il protagonista, Himesh Patel (quasi omonimo del Dev Patel di The Millionaire con cui non ha però rapporti di parentela) canta davvero molto bene, ma non ha – come il suo personaggio – il carisma necessario per far credere a quanto gli accade e, quel che è peggio, non si sprigiona alcuna magica scintilla tra lui e la coprotagonista, la brava Lily James. Ed Sheeran risulta il più bravo e spontaneo (dopo tutto fa se stesso), mentre tutta la parte americana, con lo stereotipo della manager avida e cattiva, rappresentata in una performance sopra le righe da Kate McKinnon, cambia in modo eccessivamente parodistico il tono del racconto.

C'è, a esser sinceri, un momento in cui noi beatlesiani potremmo emozionarci e commuoverci, ma arriva troppo tardi (oltre ad essere, pur nella bizzarra economia della storia, abbastanza inspiegabile) per conferire a questo “what if” la necessaria potenza emotiva. Fate attenzione però: a interpretare il personaggio che non vi riveliamo è un irriconoscibile Robert Carlyle, non accreditato, che ha fatto un cammeo per il regista che l'ha diretto in Trainspotting. Sicuramente Yesterday è una commedia che piacerà a chi ad un film, per quanto strane siano le sue premesse, chiede una rassicurante riconoscibilità, ma noi crediamo che se si concepisce un mondo senza Beatles si deve anche essere in grado di immaginare conseguenze impreviste e più divertenti e originali di quelle che vediamo in questa storia, che soffre di quella incertezza che dicevamo all'inizio, restando fino alla fine in precario equilibrio tra l'omaggio di un fan al gruppo più famoso e influente del mondo, la love story tra due inconsapevoli innamorati e l'ascesa e caduta di una rock star. Per Jack si aprono perfino le porte dello stadio di Wembley, ma alla fine il bravo ragazzo sacrificherà la gloria al senso di colpa, con la consapevolezza che chi è poco dotato ma onesto non può diventare un vincente di successo col talento altrui, ma solo provare a rendere migliore la vita di coloro che ama. E forse, per dire questo, non era nemmeno necessario scomodare i Beatles.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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