The Flash: la recensione del cinecomic con Ezra Miller

14 giugno 2023
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Ezra Miller è l'anima persino doppia di The Flash, il cinecomic che segna uno dei passi più convincenti nell'universo della DC degli ultimi anni. La recensione di Mauro Donzelli.

The Flash: la recensione del cinecomic con Ezra Miller

È la prima volta che c’è una storia tutta per lui, per Barry Allen, alias The Flash. Tutto comincia, più o meno, in una cameretta, come fossimo nel Queens di Peter Parker, ma questo ripartire dalle origini da parte ragazzo più veloce dei mondi non è assolutamente disincantato. Non racconta la sua giornata come fosse quella di un liceale come tanti in America. Barry vuole tornare indietro nel tempo per cambiare il passato, in particolare impedire un evento luttuoso, altra constante dei fumetti di supereroi, come la morte della madre. Il suo mentore, che gli sconsiglia fortemente di avventurarsi in cotanta impresa, è Bruce Wayne. Non è uno come tanti, insomma. Ha superato la mezza età, è interpretato da un reddivivo e un po' ringiovanito Michael Keaton, e conosce bene cosa voglia dire diventare orfano. 

La linea temporale, quegli universi che si andrebbero a creare, esponenzialmente, per ogni piccolo cambiamento. Un tormento diventato pane quotidiano dei cinecomic di oggidì, e minaccia alla sanità mentale di uno spettatore che perda anche solo per un attimo la concentrazione massima richiesta da multiversi, moltiplicazione di versioni diverse degli stessi supereroi e pastrocchi vari. Proprio quelle derive che hanno provocato per molti anni la disaffezione dei lettori per dei fumetti che strombazzavano sempre la morte di qualcuno, per poi smentirsi presto con una resurrezione, più recentemente condita con variazioni di sesso, etnia, cultura o altro per andare incontro a nuovi mercati e a una società sempre più attenta all’inclusività. Il risultato è stato spesso lo smarrimento dell’epica, della gravitas da mitologia antica in versione moderna, a colpi di promesse da marinaio, di “svendo tutto per chiusura totale”.

Qui non si zompetta senza conseguenze da un punto a un altro in quella maledetta giostra inarrestabile rappresentata dal tempo. Nonostante ci troviamo di fronte ai poteri di The Flash, o meglio di due sue versioni, a costruire su basi solidi la spirale cupa eppure inevitabile di un personaggio con uno spessore visto raramente negli adattamenti dei fumetti al cinema, specie recenti. Un tormento per una volta pienamente shakespeariano, ben lontano dalla buffoneria (non certo sana leggerezza) troppe volte inseguita ultimamente, soprattutto da quelli del Marvel Cinematic Universe. Niente flautolenze o derive escatologiche sul più bello, fra un salvataggio di specie e un cambio pianeta.

I due Flash danno compiutezza all’inevitabile bipolarità di un uomo/supereroe, che sia in abiti e vita civile o trasformato poi da un costume e una missione. Una visione che destabilizza, resa dalla follia così umana di un Ezra Miller magnifico, per fortuna rimasto al suo posto anche dopo le disavventure giudiziarie nella vita reale. Riesce a dare una grande energia e anche una spaventosa solitudine a un Flash che si scontra con un destino a una sola direzione, con quegli eventi di snodo in cui non è possibile, neanche per lui, tornare indietro nel tempo, saltando universo. Ci sono momenti, per i personaggi che vediamo sullo schermo come per noi che guardiamo, in cui bisogna fare i conti con il proprio destino, con la realtà, superando le fragilità, in cerca di un senso di responsabilità che spesso sembra inafferrabile.

I Flash si ritagliano i loro momenti ironici, sono divertenti e le loro avventure hanno la giusta dose di azione, così come qualche mirata visita di altri personaggi DC della banda Justice League. Scopriamo come Krypton sia popolato da più di un supereroe in un costume con la S bene in vista, e che Batman ha un passato movimento al cinema, in quanto ad interpreti. Certo, c’è da sconfiggere un “consueto” cattivo come il Generale Zod, ma soprattutto, ed è la grandezza sorprendente di The Flash, Barry dovrà lottare con sé stesso, con quel suo lato umano che confina con l’ossessione testarda di un Dio dell’antichità. Poi si parte e si finisce in cameretta, come al solito. Ma quello che è successo nel frattempo è un viaggio interiore e spettacolare che un cinecomic non ci regalava da tempo.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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