The Banker: recensione del primo film Apple Original con Samuel L. Jackson e Anthony Mackie

23 marzo 2020
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Una commedia amara sulla storia vera del successo imprenditoriale di due afroamericani nell'America razzista fra anni '50 e '60.

The Banker: recensione del primo film Apple Original con Samuel L. Jackson e Anthony Mackie

Un cinema di denuncia, ma con giudizio. Hollywood negli ultimi anni sta riscoprendo alcune storie vere, cause sacrosante di afroamericani alle prese con piccole o grandi, ma sempre insopportabili ingiustizie, negli anni delle Jim Crow, le leggi degli stati del sud che alimentarono la segregazione razziale fino alla metà degli anni ’60. Il tutto però in chiave comica o ironica, sempre senza esagerare nella rabbia, mantenendo la confezione e la scrittura su toni in fondo concilianti, con finali se non lieti almeno soddisfatti di ricordare come poi la storia abbia sanato quelle ingiustizie. Pensiamo a titoli come The Help, Il diritto di contare, Green Book.

Per il suo primo film, The Bankerproduzione Apple Original, l’azienda di Cupertino conferma il suo DNA liberal raccontando un’altra di queste storie vere, declinandola però nel mondo dell’imprenditoria di successo. Siamo negli anni ’50, in tutta America ancora profondamente pregni di pregiudizio razziale, persino nella progressista Los Angeles, dove Bernard Garrett (Anthony Mackie) si trasferisce, fresco di moglie e dopo i primi investimenti nell’immobiliare nella sua piccola cittadina natìa nel Texas. impossibile, però, per crescere in linea con le sue ambizioni, non andare a cercare fortuna altrove, rispetto allo stato razzista in cui è cresciuto. Nonostante il padre lo avvertisse che non avrebbe potuto “avere successo facendo i soldi con il metodo dei bianchi”, Bernard è un lucido calcolatore, ha fiuto per gli affari, anticipa l’espansione del mercato immobiliare in ogni quartiere, si veste bene, è elegante e sempre cortese. 

Dopo dei primi tentativi di successo, si mette in società con un ricco investitore afroamericano, Joe Morris (Samuel L. Jackson), già proprietario di molti immobili, di un club di successo, e con molti amici, anche fra i bianchi di potere. Se Bernard viene dalla povertà, e ha lustrato scarpe da ragazzino catturando i segreti dei suoi clienti imprenditori, Joe è nato con il silver spoon, come dicono gli americani, con la camicia, diremmo noi. Sembrano perfettamente complementari, uno espansivo e carismatico, l’altro ragionatore e geniale in maniera quasi autistica. E lo furono, visto che si tratta di una storia vera, avvertenza che accompagna sempre di più le grandi storie che Hollywood ama raccontare di questi tempi. L’alchimia fra di loro migliora sempre più e comprano decine di edifici, incassando un sacco di dollari con gli affitti, nonostante i neri non possano di fatto aspirare a prestiti. 

Per questo si affidano a un prestanome, Matt Steiner (Nicholas Hoult), che addestrano come in un training camp accelerato per finanzieri. Non solo, non potendo contare sulle banche pensano bene di farsi vendere uno dei più iconici edifici di Downton L.A., in cui molte banche hanno sede, e per farlo si preparano tutti e tre, con la complicità della moglie di Bernard, Eunice (Nia Long), con un’attenzione ai dettagli che ricorda la pianificazione della rapina del secolo, alla Ocean’s. Curiosità vuole che il sequel di quella serie sia stato scritto proprio dal regista di The Banker, George Nolfi, che ha al suo attivo anche la regia de I guardiani del destino

Ma perché The Banker, visto che per ora abbiamo parlato di investimenti immobiliari? La ragione è che le cose iniziarono ad andare per il verso sbagliato, per i nostri eroi, quando, con l’avanzare dei primi anni ’60, Bernard si fece coinvolgere da uno slancio “di attivismo sociale” fino allora nascosto. Joe si fece convincere a malincuore a comprare una banca proprio nel paese natale di Bernard. Due neri proprietari di un istituto di credito in Texas? In cui non potevano neanche entrare? Impensabile, rivoluzionario addirittura, troppo avanti con i tempi sicuramente, tanto che il loro tentativo di aiutare gli afroamericani locali concedendo credito per diventare piccoli artigiani o imprenditori venne subito contrastato da poteri locali, nazionali e dallo stesso loro socio bianco, roso dalla voglia di crescere. 

Qui si concretizza la parte di storia vera, con momenti processuali tradizionali, con lo sdegno dovuto alle ingiustizie di un’epoca in fondo neanche troppo lontana. Fecero la storia, però, questi tre curiosamente assortiti personaggi, lottando per il proprio successo personale, ma anche, forse involontariamente, sfondando porte che non sarebbero poi state più richiuse. The Banker è un prodotto di confezione, con le pieghe al punto giusto, che non osa colori troppo forti, ma racconta sobriamente una rivoluzione quasi banale, quella in cerca del rispetto e del diritto di dimostrare il proprio talento. Le interpretazioni aiutano a godersi queste due ore, da un Samuel L. Jackson sempre trascinante e non troppo gigione, a un Anthony Mackie che ci sembra davvero un gran bravo attore, come dimostra film dopo film, spesso molto diversi uno dall’altro.

The Banker
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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