Terapia di coppia per amanti: recensione della commedia con Ambra Angiolini e Pietro Sermonti

18 ottobre 2017
3.5 di 5
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Un film libero, non giudicante e dai dialoghi fluidi che non somiglia a nessun altra commedia sui sentimenti.

Terapia di coppia per amanti: recensione della commedia con Ambra Angiolini e Pietro Sermonti

"Se pensate che gli amanti siano partigiani della felicità, gente abbastanza disillusa da aver capito che l’unico modo per resistere all’andazzo mortifero della vita matrimoniale sia farsene un'altra… allora lasciate che vi dica che non avete la minima idea di cosa state parlando". Questo incipit insolito e carico di promesse appartiene al libro "Terapia di coppia per amanti" di Diego De Silva, uno scrittore che, secondo un critico "spinge il lettore a ridere di sé" e che invece un giornalista de Il Corriere della Sera ha definito "un palombaro che si tuffa nell’affollato mare dell’amore". Incalzante racconto a due voci, il romanzo è una graduale e intelligente immersione nelle complicazioni dei sentimenti e, grazie ad Alessio Maria Federici, è diventato un film godibile e libero che, nonostante la nazionalità dell’autore, ci verrebbe voglia di definire poco italiano. Cerchiamo di spiegare perché.

Innanzitutto, a differenza di molte commedie incentrate su un lui che ama una lei e una lei che ama un lui, la battaglia fra i sessi che qui ha luogo, e che necessita dell’intervento di uno strizzacervelli, non ha nulla di stereotipato e di prevedibile, visto che Modesto e Viviana non corrispondono a nessun modello tipicamente maschile o femminile, anche se lui è un mago dell’autoassoluzione e lei ha il dono di "ingarbugliare i discorsi per arrivare a un punto in cui i pro e i contro si equivalgono". La guerra poi, si combatte con una finalità diversa - che non coincide con l’annullamento dell’altro - e su un fronte diverso, che non è un legame ufficiale e lecito. Lecito? Ma chi l’ha detto che un rapporto adultero o clandestino non sia lecito e che vada liquidato come riprovevole? Nessuno, e questa mancata condanna del "cornificatore" condita con un pizzico di compassione per il "cornificato" che di solito distingue le storie di tradimenti, è un atto di coraggio che non c’entra più con i paesi di appartenenza e che genera una forte impressione di verità, nonostante la lente deformante della commedia.

Ecco, Terapia di coppia per amanti è un film vero e schietto (non politicamente scorretto, attenzione), e semplice nella sua complessità: la complessità di rapporti sempre più ingarbugliati e nevrotici e la complessità tanto di uno stile di regia che sceglie una molteplicità di cambi di scena e inquadrature, quanto dei dialoghi, spiritosi, lunghi come lo sono nella vita reale, e fluidi come quelli dei migliori film francesi, che sembrano provare un certo gusto a osservare divertiti dove le parole possano portare ma non scadono mai in un’artificiosa prolissità. Grazie alla sceneggiatura dello stesso De Silva, che non copia se stesso, ma inventa e rielabora, i confronti verbali sono succosi, incalzanti e perfettamente aderenti al carattere dei personaggi: anticonformisti come il loro bizzarro legame, "intorcinati" quando a parlare è Viviana, colti e lievemente sarcastici nel momento in cui a intervenire è Modesto, che poi si esprime anche attraverso la lingua della musica.

E proprio la musica ha un ruolo fondamentale in Terapia di coppia per amanti, perché, come dice Federici, diventa metronomo emotivo del film accompagnando le tante emozioni attraversate e dai protagonisti e dai personaggi secondari. In più Modesto ha una band e quel jazz suonato da suo padre in un localino buio che sembra il Blue Note, oltre ad avere funzione sia diegetica che extradiegetica, è davvero anni luce avanti rispetto agli insulsi tappetini musicali di tanto nostro cinema leggero. Anche le battute di Modesto, virtuoso della comunicazione perfino su whatsApp e nemico del "virgola, ciao" a chiusura di un messaggino polemico, hanno una loro musicalità e un loro ritmo, così come la recitazione di Pietro Sermonti, che già in Smetto quando voglio e Smetto quando voglio - Masterclass si esprimeva con raffinatezza e straordinaria precisione. E' lui il personaggi più a fuoco di Terapia di coppia per amanti, forse perché De Silva ci si è sempre un po’ riconosciuto. E la Viviana di Ambra Angiolini è vitale e dolce e buffa nel suo voler andare non si sa dove, mentre Sergio Rubini perde a volte le redini del terapista in crisi sentimentale e professionalmente ineccepibile che forse lo sceneggiatore ha reso troppo una brava persona. Eppure la sua voce suona una melodia gradevole, e nuova, perché chi lascerebbe la conduzione di una trasmissione televisiva per un piccolo incidente di lavoro?

Sempre a proposito di voci, Terapia di coppia per amanti rinuncia del tutto a quella (o quelle, visto il doppio punto di vista del libro) fuori-campo, altra scelta che fa del film di Federici un outsider.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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