Sotto il sole di Riccione: la recensione del film

30 giugno 2020
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Enrico Vanzina trasporta nel presente, con la regia dei YouNuts!, la trama e lo spirito di Sapore di mare. I tempi sono cambiati, tutto è più veloce, semplice e superficiale, ma c'è un nucleo sincero e tenero che ha passato (quasi) indenne la prova del tempo. Dal 1° luglio in streaming su Netflix.

Sotto il sole di Riccione: la recensione del film

La Riccione dell'Aquafan e di Radio Deejay ha preso il posto del Forte dei Marmi della Capannina. Tommaso Paradiso quello di Gino Paoli. Le vacanze, e la storia del film, non durano più l'intera stagione estiva, ma al massimo qualche settimana agostana. Quello che non comunque non cambia (o perlomeno non troppo) tra gli anni Sessanta, gli Ottanta e i Venti del Duemila sono le storie d'amore e d'amicizia degli adolescenti in vacanza.
Se fosse meglio prima, o meglio adesso, ognuno di voi può deciderlo in autonomia. Io che oramai sono un vecchio brontolone che rimpiange i bei vecchi tempi ho una mia idea, ma si sa: la nostalgia è canaglia.

D'altronde anche Carlo e Enrico Vanzina, nel 1983, lavoravano sulla nostalgia, nel Sapore di mare che non raccontava il presente (per quello c'era Vacanze di Natale) ma il passato della loro gioventù, che mitico lo è per definizione, anche quando non è stato davvero in quel modo.
Oggi, nel 2020, non avrebbe avuto troppo senso raccontare l'estate del 2000, specie dal punto di vista di uno dell'età di Enrico Vanzina, che dall'alto dei suoi anni ha probabilmente una prospettiva un po' appiattita di questo ultimo ventennio (d'altronde, ce l'ho anche io).
E allora meglio concentrarsi sul presente, andando a pescare la meglio gioventù della recitazione italiana, da titoli di culto per i giovanissimi come Succede, Alex & Co., Skam, Baby, La compagnia del cigno e altro ancora; scegliendo per la regia i videoclippari YouNuts (non a caso i preferiti di Tommaso Paradiso); andando giusto a piazzare lì Isabella Ferrari e Andrea Roncato in rappresentanza di noialtri agée, e soprattutto a fare da collante con tanto cinema balneare del passato.

Sotto il sole di Riccione, allora, i protagonisti assoluti sono i giovani: quello che arriva dalla Sicilia con la chitarra per partecipare a un talent ma si ritrova a fare il bagnino; quello cieco con la mamma apprensiva che troverà il modo di emanciparsi dall'ingombrante genitrice e trovare l'amore; quello fattone che è scappato al mare fingendosi a Milano a studiare; la comitiva abituale, con tanto di Timido innamorato da anni della Bella che sembra non vederlo nemmeno, che li ingloberà tutti e animerà gli intrecci, in un delirio di parlate regionali vere o fasulle dove non manca un sottofondo romanesco ma il romagnolo pare misteriosamente non pervenuto.
Romagnolo è Roncato, nei panni di un ex bagnino playboy che aiuterà come può il Timido, a pensione da lui col Fattone, a conquistare la Bella. E siccome - l'ho già detto, lo so - i tempi non son più quelli di una volta, a Isabella Ferrari non viene fatto fare il ruolo dell'Adriana di Virna Lisi che seduceva i liceali, ma la si piazza con buttafuori Luca Ward, che le restituirà il sorriso.

Tutto è coloratissimo, tutto è dinamicissimo, tutto è un'alternarsi di episodi. Anche troppo, perché videoclip e cinema sono alla fine due cose diverse, e gli YouNuts col nuovo mezzo devono ancora prenderci la mano. I personaggi e le situazioni inventate da Enrico Vanzina (e da lui sceneggiate coi giovani Caterina Salvatori e Ciro Zecca) sono sufficientemente e coscientemente note e standardizzate da far filare tutto in maniera oliata, e senza che il meccanismo complessivo s'inceppi, e ammiccando al passato senza farsi troppo notare dai più giovani.
Certo, l'impressione è anche quella di una superficialità diffusa dovuta forse all'abbassamento della soglia dell'attenzione delle nuove generazioni, e magari anche alla rassegnazione di un volpone come Vanzina, che sa bene che quella di Sapore di mare, oggi apparirebbe una complessità inaccettabile. Meglio allora le storie standard, e i profili omogeneizzati dei protagonisti, la musica di Tommaso Paradiso, gli episodi e i siparietti (tanto, sulla stessa piattaforma, per vicende analoghe ma un po' più strutturate, e più alla ricerca del presente, c'è Summertime).

E allora sì, Sotto il sole di Riccione è in superficie semplice e anche un po' ingenuo, il racconto di un presente ideale, raccontato attraverso il filtro della nostalgia, ma è evidente tutto ruoti attorno a nucleo sincero e tenero: quello di un'idea precisa di racconto e di cinema che era ed è dei Vanzina e che ha passato (quasi) indenne la prova del tempo, e che mira di più al racconto di una storia, che non alla descrizione sociologica di una realtà.
Perché tutto cambia, certo, e quello che era oggi non è più: ma in fondo l'estate, la giovinezza e gli amori, alla fine, rimangono sempre gli stessi.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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