Ritorno al Crimine: recensione dell'action comedy sequel di Non ci resta che il crimine

08 luglio 2021
3.5 di 5
19

Ritorno al Crimine regge benissimo il confronto con il suo predecessore Non ci resta che il crimine e, seguendo due linee narrative, crea situazioni ancora più rocambolesche, oltre ad arricchirsi di un eccezionale Carlo Buccirosso.

Ritorno al Crimine: recensione dell'action comedy sequel di Non ci resta che il crimine

Ritorno al Crimine è, nel titolo, un chiaro omaggio a Ritorno al futuro, uno dei cult movie di un ragazzo degli anni '80 cresciuto a pane e cinema e che ha assorbito come una spugna action comedy, commedie all'italiana e heist movie. E da Ritorno al futuro, così come aveva fatto in Non ci resta che il crimine, Massimiliano Bruno prende in prestito il tema dei viaggi nel tempo. Il regista e sceneggiatore, tuttavia, e ancora più che nel primo film di quella che ormai sappiamo essere una trilogia, moltiplica i salti fra passato e presente e mostra di conoscere anche Christopher Nolan e le più avanguardistiche serie tv. La cosa bella, però, è che, alla base della nuova avventura di Moreno, Giuseppe e Sebastiano, non c’è il desiderio del regista/attore di fare sfoggio della propria conoscenza, ma la voglia di utilizzarla per fini comici, collocando per esempio i portali temporali di turno nelle poco fashion Frosinone e Isernia o non trasformando i suoi personaggi in supereroi.

Fare un sequel non è mai facile, quando c'è un primo film straordinario e scoppiettante, e il più delle volte si rischia di sacrificare la psicologia all'azione o la situazione alla battuta di sicuro effetto. Bruno non cade in nessuna delle due trappole. Non riposa sugli allori, insomma, e invece di puntare sulle buffe conseguenze dell'arrivo nel passato di tre uomini del presente, si concentra sulle perplessità di un ragazzaccio dell'82 catapultato nel 2019. Il ragazzaccio è Renatino della Banda della Magliana, ancora una volta interpretato magistralmente e magnificamente da un Edoardo Leo che in apertura cita il suo idolo Carlo Verdone con una sua battuta storica. De Pedis attraversa anche lui il portale, per riprendersi il tesoro della banda, e si ritrova a tentare il furto di un Van Gogh insieme a un venditore di quadri finti (Carlo Buccirosso) che lo trascina una festa in stile La grande bellezza. Il temibile personaggio serve dunque a sottolineare le aberrazioni della nostra epoca, per esempio le influencer che squittendo esclamano: "Fa riderissimo", e a sventolare la bandiera della spontaneità. Contemporaneamente il farabutto cresce, si evolve, smettendo di essere il trucido e spietato delinquente di Non ci resta che il crimine, e acquistando, grazie a un'incredulità sempre maggiore, tenerezza, senso critico e perfino un codice morale. Leo e Buccirosso sono indubbiamente i buddies migliori del film e si passano benissimo la palla.

Da geniaccio delle sceneggiature com’è, Max Bruno alterna alla loro disavventura nel mondo di oggi un altro ritorno nell’82 di Moreno, Sebastiano e Giuseppe, che devono sbrigarsi a non far succedere una cosa che nel futuro avrà conseguenze terribili. Il mix dei due piani temporali, o delle due linee narrative, è una bomba, e il ritmo, senza essere forsennato, è felicemente veloce e leggermente in salsa Gomorra, perché i tre amigos (o anche lo scemo, il più scemo e l’ancora più scemo) devono andare nella Napoli più violenta e degradata ad affrontare un boss della Camorra guarda caso interpretato da Gianfranco Gallo. E la Camorra, ça va sans dire, è ben peggio della Banda della Magliana.

Questa parte di Ritorno al Crimine, è meno rutilante e comica, ma si prende la licenza di farsi beffe del politicamente corretto ad ogni costo, omaggia Fellini con una tabaccaia "buzzicona” e ci regala un Moreno (Marco Giallini) affettuoso e finalmente saggio. Dei componenti del trio dei giorni nostri (ribattezzati Einstein, Er Parrucca e Kawasaki) il più cool è Giuseppe con i suoi "gabbiani" di cocaina e il suo coraggio ritrovato (e la sua parrucca). Gianmarco Tognazzi è sempre eccellente nel ruolo e fa ridere anche con la gestualità e la mimica facciale.

C'è tanto altro in Ritorno al crimine, a cominciare da un'ironica riflessione sugli acciacchi che il tempo reca con sé (ad esempio una cuffia dell'omero devastata che non permette di guidare veicoli voluminosi). Ma soprattutto nel film c'è il tema, forte e importante, dell'amicizia, un’amicizia che attraversa le epoche e avvicina un nerd a un malavitoso, un'ex pupa di un gangster a un morto di fame. Troviamo diverse bande nei primi due capitoli della trilogia del crimine, ma la migliore è quella che raggruppa tutti i personaggi "buoni", quella che, come dice Gassmann, si riconosce nel motto "Tutti per uno, uno per tutti". Proprio per questo inno alla fratellanza e alla solidarietà il nuovo film è meno nostalgico del suo predecessore, anche se il nostro tempo è un'epoca di pazzi. E pazze saranno le peripezie dei protagonisti nel terzo capitolo, come fa presagire il finale travolgente di Ritorno al Crimine. La nostra speranza è di trovare ancora una volta Loretta Goggi nei panni della Sabrina contemporanea. L'attrice, che nella vita ha frequentato poco il cinema, è davvero in stato di grazia e dimostra di possedere verve e tempi comici perfetti.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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