Remi Recensione

Titolo originale: Remi

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Remi, la recensione del film con Daniel Auteuil, dal romanzo di Hector Malot

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Remi, la recensione del film con Daniel Auteuil, dal romanzo di Hector Malot

Abbandonato e adottato da un operaio e da una contadina, Remi (Maleaume Paquin) cresce non conoscendo le sue vere origini. Difficoltà economiche portano i suoi improvvisati genitori ad affidarlo alle cure dell'artista girovago Vitali (Daniel Auteuil), la sua prima figura paterna, che gli permette di scoprire anche le sue doti canore. In compagnia della scimmietta Joli-Couer e del cane Capi, i due girano per la Francia, finché una svolta forse permetterà a Remi di riprendere in mano il suo destino.

Remi è un nuovo adattamento di "Senza famiglia", il romanzo di Hector Malot che per 140 anni ha commosso generazioni su generazioni, passando non solo per il cinema e la tv in più di un caso, ma anche attraverso un celebre anime del 1977 della Tokyo Movie Shinsha, giunto in Italia poco dopo. Il regista designato in questo caso è Antoine Blossier, shooter nell'ambito del cinema francese commerciale da esportazione, con all'attivo un horror e una commedia giovanilistica, quindi abbastanza eclettico da saper valutare il taglio giusto di un'operazione che sembra seguire la scia del fortunato rilancio in live-action di Belle & Sebastien.
Ci è sembrato tuttavia che Remi funzioni meglio sia degli ultimi Belle & Sebastien sia di Heidi, che due anni fa cercò anche di seguire la scia di questi adattamenti accomunati da tematiche e figure simili: rapporto con la natura e gli animali, paesaggi europei urbani e periferici più folkoristici, legami famigliari negati e riconquistati, uso di attori di rilievo accanto ai giovani protagonisti (Tchéky Karyo in Belle & Sebastien, Bruno Ganz in Heidi, qui Daniel Auteuil) e, come si accennava, la scelta di un romanzo già passato per un trattamento anime di culto. E' un modo per conciliare in sala la presenza dei più piccoli, ai quali queste storie paradickensiane sono per tradizione state rivolte, con quella dei genitori sui quaranta, suggestionati dai ricordi dell'infanzia.

La buona resa di Remi si deve in parte a una produzione di ampio respiro piuttosto curata nelle location, in parte a un allestimento leggermente meno televisivo nel gusto (escludendo la forzata cornice attualizzata), in parte a un casting indovinato e ancora più ricco. Oltre ad Auteuil, che riesce ad andare oltre la bidimensionalità del suo Vitali, con una coinvolgente presenza e intonazione, ci sono diversi veterani che illuminano la scena in ruoli secondari: Jacques Perrin, Virginie Ledoyen e Ludivine Sagnier. E' la conferma di un'attenzione particolare ai volti, centrati come quello del giovane protagonista Paquin e della sua amica Lise (Albane Masson).
Semplificando i passaggi più contorti da romanzo d'appendice, riducendo ma non eliminando le morti degli animali (trauma per chi scrive nella visione dell'anime), Blossier conduce la nave in porto toccando le corde correttamente, con una scrematura simile a quella che Polanski applicò al suo Oliver Twist. I coetanei di Remi, anni 11, apprezzeranno.

Remi
Il Trailer Italiano del Film - HD
4004


Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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