Raya e l'Ultimo Drago: la recensione del nuovo film dei Walt Disney Animation Studios

01 marzo 2021
3.5 di 5
4

Ancora uno sdoppiamento di principesse dopo Frozen, ma con spirito guerriero e nella suggestione del folklore e della cultura asiatici.

Raya e l'Ultimo Drago: la recensione del nuovo film dei Walt Disney Animation Studios

Nuova custode di una gemma che mantiene in precario equilibrio cinque regni tra di loro nemici, contro la minaccia comune rappresentata da informi mostri Druun, l'ancora ragazzina Raya abbassa la guardia, ingannata dalla promessa amicizia di Namaari, principessa del regno di Fang che vuole possedere la pietra e accrescere così il suo peso di potenza militare sui rivali. Dopo aver perso anche suo padre a causa del disastro dovuto alla sua ingenuità, da adulta Raya è ancora in cerca del drago Sisu, originale forgiatore della gemma e unica speranza per tenere a bada il caos totale del tutti contro tutti. I Druun sono sempre più forti...

Raya e l'Ultimo Drago, la tappa di un lungo percorso

C'è un percorso autoriale collettivo chiaro nel tragitto dei Walt Disney Animation Studios, nel corso degli ultimi anni: c'è la volontà di solidificare la forza della donna già storicamente nel dna della casa, alla luce di una rinnovata emancipazione femminile. C'è anche un discorso propositivo e politico, per sognare una società che sappia ricavare la sintesi dalle sue diversità e dai suoi conflitti. È una lotta per l'inclusività, in sostanza, senza dimenticare quanto possa essere complessa. Un occhio è alle radici Disney, mentre un altro guarda all'orizzonte, verso una missione più profonda dell'intrattenere: abbattere le divisioni spesso tossiche che permeano le esistenze, nell'atmosfera degli Stati Uniti attuale e nel mondo intero (rete inclusa, ma di questo si è già occupato Ralph Spacca Internet).
È stato naturalmente Frozen a sbloccare l'interesse del pubblico per l'attualizzazione e la maggiore profondità della fiaba e del racconto fantastico in casa Disney. Se ci dovessimo attenere unicamente ai temi e a qualche suggestione, Raya e l'Ultimo Drago ha comunque echi antecedenti già in Pocahontas, nella voglia di superare il conflitto di civiltà e gli stereotipi (e persino in una specifica sequenza). Il Mushu del Mulan animato sembra rivivere inoltre nel tono (troppo?) sopra le righe, chiacchierone e un po' sbracato della "draghessa" Sisu.

Raya e l'Ultimo Drago: Raya contro Namaari

Lo sdoppiamento della principessa Disney, già visto nei Frozen con Anna ed Elsa, diventa più netto in questo lungometraggio, perché qui anche gli interessi dei due personaggi sono differenti, almeno in apparenza. In effetti, Raya e Namaari vogliono entrambe difendere il mondo in cui vivono dai Druun, ma la prima ha ricevuto un'educazione idealista verso l'apertura, inculcata in lei dal padre, rivolta verso lo sforzo collettivo che riunisce più culture. La seconda ha invece i piedi per terra e abbraccia la "realpolitik" materna, quindi la difesa dal nemico passa per forza dall'egemonia del suo regno sugli altri. Come accadde con Oceania, ci si può concentrare sull'idea che queste nuove principesse Disney non necessitino di principi azzurri, ma è forse più interessante notare come ancora una volta i tradizionali cattivi manchino. Qui Namaari sembra essere la villain della situazione, ma la sceneggiatura riesce a preservarne un certo candore a dispetto di tutto, spingendo lo spettatore a riflettere su torti, ragioni ed errori. "In un mondo diverso, saremmo state amiche", dice Namaari a Raya quando sono ragazzine, annullando la spensieratezza dell'infanzia, distrutta dal condizionamento degli adulti: Raya e l'Ultimo Drago comincia con questo delitto, peccato mortale in un contesto Disney.

La magia Disney contro le divisioni: Sisu in Raya e l'Ultimo Drago

Tra i poli opposti di Raya e Namaari, spetta ancora una volta all'immaginazione rischiarare la crudezza del reale. È la missione della poetica disneyana: Sisu è la sintesi che i poli opposti cercano, perché non perde la fede e vede il buono dove non sembra esserci. Sisu in Raya e l'Ultimo Drago ha in un certo senso il ruolo che aveva Olaf nei Frozen: il fantastico e la magia uniscono e portano l'essere umano a elevarsi al di là delle sue miserie terrene. In Frozen 2 si scopriva che la propria identità può basarsi anche su concetti sbagliati e si dev'essere aperti a ripensarla. In questo cartoon il discorso è leggermente diverso, perché Raya sta rinnegando la politica inclusiva del padre solo perché troppo in anticipo sui tempi: non è sbagliata, è solo molto, molto difficile da mettere in pratica. Ricordate la morale enunciata da Judy alla fine di Zootropolis? Come spesso accade nel cinema animato disneyano dell'ultimo periodo, l'eroismo va guadagnato sul campo con tanta fatica: "Non scambiare la determinazione per la capacità" sono le significative parole con cui il padre di Raya mette in guardia l'irruenta figlia.

Raya e l'Ultimo Drago: suggestioni antiche, contemporanee... ed eterne

I più giovani, se magari hanno dimestichezza con gli action-rpg, non avranno problemi a seguire l'impianto videoludico del plot di Raya e l'Ultimo Drago: è diviso in aree, pezzi di gemma da recuperare e "party" da arricchire con personaggi incontrati lungo il percorso. Naturalmente sono anche i videogiochi ad aver tratto le loro strategie narrative dalla tradizione mitica e popolare: non c'è nulla di meglio di un film animato Disney per sancire come il serpente dei vari media si morda la coda. L'universo dell'intrattenimento oggi è più che mai intercomunicante. 

Le qualità e il limite di Raya e l'Ultimo Drago

59° lungometraggio del canone Disney, codiretto da Don Hall (Big Hero 6) e Carlos López Estrada, al suo esordio nell'animazione, Raya e l'Ultimo Drago è un film dalla costruzione meticolosa dei suoi ingredienti, per inciso parecchio più attenta di Frozen 2 che faticava nell'incipit. Suscita un grande rispetto creativo, ideologico e professionale, ma forse manca di quell'elemento di gratuita poesia che esuli dalle strette necessità narrative legate al messaggio. Persino i comprimari che Raya raccoglie nel suo viaggio sono matematicamente divisi per garantire l'immedesimazione di ogni fascia di pubblico, per rappresentare ciascun regno in difficoltà. C'è tanto comunque di cui godere: è il trionfo del dettaglio la caratterizzazione estetica ben definita di ogni area (belli i colori saturi di Talon, mentre Tail è una wasteland degna di Mad Max). La colonna sonora di James Newton Howard esplode qui e lì di un'adrenalina speciale, insolita. Le radici estetiche e culturali poggiano nel sudest dell'Asia, consentendo agli sceneggiatori Adele Lim (Malesia) e Qui Nguyen (famiglia vietnamita) di rileggere idee e suggestioni disneyane in una stimolante diversa atmosfera. 



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento